GERMANIA 2006 - Allo "Steward" non batte il cuore

Fissati nel terreno, appena oltre i confini del gioco, ci sono strane creature immobili. Nelle fasi di stanca, puntando oltre le linee bianche ma restando al di qua di quelle di ferro, in mezzo, nel non-luogo, tra "poltroni numerati" e stoccatori controllati, trovi l'irritante "bastian contrario" che concepisce un io senza un noi.

Sulla linea perimetrale del sogno "sempreverde", come pali/piloni arancioni, fissati nel terreno, appena oltre i confini del gioco, trovi strane creature immobili. Sono gli "stewards", gli addetti alla sicurezza, che danno le spalle al buono, il brutto e il cattivo in pantaloncini per controllare quel che fai sulle gradinate, pronti a bloccare l'amico "huligano", così uomo e così bambino. Allo steward non batte il cuore, egli è come un punto nello spazio, un buco nero dove si perdono i suoni e i movimenti del nostro corpo di spettatore e del calciatore/attore. Per magia e per incanto, dinanzi agli occhi, gli stewards li vedi raddoppiarsi, triplicarsi, moltiplicarsi all'infinito, proprio come quando ti risvegli da uno sforzo immaginativo e ti accorgi che intorno a te ci sono uomini e donne increduli al tuo grido, al trasporto a volte insignificante e inutile. Ma come per gli stewards, anche per chi si riconosce (in)consapevolmente nei "voltagabbana" in arancione, il cervello che agisce dovrebbe essere innanzitutto un cervello che prova a comprendere. Possibile che il calcio robotizzato e meccanizzato è già tra noi, senza che nessuno se ne sia accorto? Altro che moviola in campo e rilevatori elettronici su palloni o sulla linea di porta. Degli stewards ti accorgi però in ritardo, quando hai esaurito gli argomenti più poetici, romanzati e filosofici sul calcio  e sulla vita. Quando dopo aver rovistato in ogni angolo e metro-quadro del sogno sempreverde, alzi gli occhi e punti oltre le linee bianche di demarcazione ma al di qua di quelle di ferro, in mezzo, nella terra di nessuno, nel non-luogo, tra "poltroni numerati" e stoccatori controllati.

Passano nell'aria parole roventi, accese, saettano, s'incrociano, s'accavallano. Il quotidiano discorso collettivo non sembra scalfire la barriera umana fluorescente, che si gratta e giudica indisturbata. Nella fase di stanca del mondiale, dei saluti e scambi di favore, lo steward è il protagonista del momento, contro cui s'infrangono le domande di sempre: "Cosa voglio veramente?", "Cosa cerco insistentemente?". Lo steward è un corpo immobile, un ostacolo, a volte irritante "bastian contrario" che concepisce un io senza un noi. Lo steward non ha pietà, si copre di ingiurie e pallonate, ma resiste li in mezzo, ammirando con piacere nello specchio l'immagine dell'uomo perso per niente, senza ragione, senza arte ne parte. Allo steward si risponde con i fatti della vita quotidiana, con il situazionismo della lingua presa a calci: "Cameriere, una mezz'ala di pollo! - Destra o sinistra? - (Fiutandola):  "Mi sembra un po' arretrata". "Quell'asino del barbiere ha mancato la conclusione di testa". "Polizia? Correte, i ladri stanno facendo capitolare la porta!". "Non ha fatto i compiti e il maestro l'ha costretto in angolo" (da Achille Campanile).

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