GERMANIA 2006 - Segnando Beckham... Sognando Crouch
Quanti gialli, troppi rossi, poche carezze alla sfera, solo schiaffi al "quadrato". Respirando epica e aria da favola, come in "Big Fish" di Tim Burton, sogni un gigante buono, fenomeno da baraccone inglese, il "freak" Peter Crouch. Non un campione, spesso deriso, ma dirompente catalizzatore del tempo nell'istante che si piega e non si spezza.

Come nella più scontate delle previsioni, il mondiale quando si fa duro, i duri cominciano a picchiare. Superata la stagione degli abbracci è giunta quella dei placcaggi, degli arbitri sventolatori senza ritegno, dei pugili prestati alla pelota, di uomini stanchi e annebbiati, lottatori nel fango della discordia. Quanti gialli, troppi rossi, poche carezze alla sfera, solo schiaffi al "quadrato". Per non parlare delle trame: il commentatore ex calciatore Beppe Dossena, durante la telecronaca di Argentina-Olanda, più volte ha sottolineato quanto la partita in questione fosse per "palati fini", per addetti ai lavori che godono degli zero a zero e della diagonale difensiva, degli scali a centrocampo, del raddoppio sulle fasce, del movimento senza palla. L'aria si fa più pesante, gli ospiti a casa per la partita cominciano a essere selezionati in base al grado di competenza. I veri appassionati e intenditori seguono generalmente la partita in silenzio ed è semplice riconoscere l'inesperto, l'intruso, proprio dal tipo di commento e attenzione che presta al gioco; se si sofferma, per esempio, sui dettagli macroscopici, trascurando la sottile linea rossa dei movimenti, delle intenzioni, delle idee. C'è afa e umidità che si tagliano con il coltello e di calcio parlano gli intellettuali per sentirsi meno soli e per mostrare un'anima popolare e umili origini, parlano le donne con sindrome premestruale quadriennale, parlano i detrattori di sempre sicuri di tenere testa ai discorsi da bar con i corsi accelerati e serali pre-campionato. Si parla, si parla, si parla. Si parla del gioco, ma anche di tante altre cose. Mentre si parla, Ronaldo, sornione e panzone, continua a segnare, le squadre africane non finalizzano e difendono male e l'Italia ha riscoperto il suo gioco: il dormiveglia tra l'immobilità e l'attesa. Come in un "Eyes Wide Shut", in cui l'immobilità non è quella di un corpo statico, ma quella di un peso all'apice del suo pendolarismo, le cui oscillazioni si sono appena fermate e che ancora impercettibilmente vibra. L'Italia, ma anche il Brasile, l'Inghilterra, (ri)velano, insomma, l'essenza/assenza del gioco, non dichiarandola(e). Respirando epica e aria da favola, come in Big Fish di Tim Burton, viene in mente il gigante buono, fenomeno da baraccone inglese, Peter Crouch.

Appena vedi i suoi due metri e suoi miseri 69 chili, sogni l'Africa e non il Paese di David Beckham. Contro l'Ecuador stava per entrare ma il goal su punizione del bello e ricco centrocampista del Real Madrid, ha bloccato il suo ingresso. Bisognava arretrare e difendere l'esiguo vantaggio e di un attaccante come Crouch se ne poteva fare a meno. Ecco perché chi tratta il calcio dal punto di vista scientifico e probabilmente con "esagerata" assennatezza, non avrà spazio nella memoria, assai selettiva. Ecco perché, al contrario, è fantastico partire e arrivare sempre all'eterne resistenze, al corpo reale di Peter Crouch, non un campione, spesso deriso, ma dirompente catalizzatore del tempo nell'istante che si piega e non si spezza. La sua immagine è l'attestazione presente del movimento senza mai farlo vedere, del calcio raccontato e non giocato. È di questa immobilità che le cose sognano, è di questa immobilità che sogniamo. È di questo freak del calcio che ti appassioni, come del fenomeno tedesco Miroslav Klose, non bello da vedere, assolutamente sgraziato, attaccante schiacciasassi, polacco "costretto" a piegarsi a rincorrere una palla per essere accettato. È di questi "sgorbi" dalla giocata umile e scomposta che ti appassioni ancora una volta e quando la luce cala, nelle piazze affollate del dopo partita, bellissimi e veritieri versi di Antonio Porta affiorano:" Nel principio della notte, autunno / il cuore del pallone luccica / i ragazzi lo calciano tra gli alberi / con occhi di gatto lo ritrovano / così continuano a giocare / tracce luminose".
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