GERMANIA 2006 - Italia anno zero
Mentre il pm federale Palazzi, al Processo di "calciopoli", chiede pene severissime per Juventus (in C) e Fiorentina-Milan-Lazio (in B), la "sporca dozzina" di Marcello Lippi supera ancora una volta la Germania, padrona di casa, e approda alla finale del 9 luglio. A Roma si cerca di "azzerare" il marcio del pallone mentre, verso Berlino, si sogna...

La notizia più curiosa è quella dei due palloni di cemento, dipinti come palloni normali, con su la scritta "Puoi calciarli?". Scrive Repubblica: che le due sfere, collocate "nei pressi di alcuni alberi con la scritta provocatoria, hanno tratto in inganno due individui che sono rimasti feriti al piede."... Insomma la palla è rotonda, ma anche piuttosto dura...
Non so se è una metafora del calcio italiano (e globale) attuale, certo è che sembra ben rappresentare un mondo - il pallone - che dentro è assai diverso di come appare all'esterno. A tutti consigliamo di leggere il bel libro di Oliviero Beha, Indagine sul calcio, che nel raccontare le poco eroiche gesta del calcio nazionale dal 1980 ad oggi, riesce a fornire un quadro straordinario della storia recente italiana, dove il pallone diviene qualcosa di più di una "metafora", quasi una "seconda realtà", un vero "specchio scuro" della società italiana dell'era craxiana-berlusconiana. Beha è uno dei pochi giornalisti davvero liberi del panorama nazionale, non a caso fu l'unico a raccontare le "ombre" di quell'Italia-Camerun dell'82 che certo rendeva un "pizzico" meno eroica l'impresa della nazionale campione del mondo di allora...

Ma ieri sera il clima nazional-popolare era palpabile dappertutto. Girando per le città verso le otto di sera era si respirava quest'atmosfera particolarissima, con alcuni negozi che chiudevano in fretta, gente che si muoveva velocemente, come in preda ad uno "stato panico", altri che si ritrovavano nei bar, in un clima generale di "emozione collettiva" dove la partita si trasformava non solo in un evento particolare, ma quasi in uno stato d'animo, in un processo interiore di massa, un qualcosa che per una volta ci rendeva, incredibilmente, tutti simili e vicini. Via il vicino insopportabile, o le stupide contrapposizioni destra/sinistra, o Roma/Lazio, Inter/Juve, o cose simili... E' il portentoso fenomeno, legato a quella che un tempo fu "l'amor di patria", che una volta ogni quattro anni ci fa immaginare per un attimo di poter sfuggire all'epoca delle multinazionali e della globalizzazione, per ritornare "romanticamente" ai bei tempi in cui lo "stato nazione" era ancora un'entità forte, in cui riconoscersi tutti insieme. Certo di quell'epoca passata viene rimossa (e per fortuna abbandonata) la parte peggiore, con il secolo passato dove le belle Nazioni hanno creato le guerre più cruenti che l'uomo ricordi, e mantenuta solo una sorta di "aura" mitologica, lasciando più mitemente ai 22 ragazzi dentro il campo il compito di scontrarsi con il "nemico". E' un fenomeno di resistenza, questo, o piuttosto un meraviglioso miscuglio d'immaginario clamorosamente funzionale alla macchina da profitti che sta dietro la gestione di un mondiale? Resta il fatto che il signor B, ieri sera, avrà provato tanta, tantissima invidia nel vedere Romano Prodi gioire per le gesta della nazionale, proprio mentre qualcuno richiedeva alla società rossonera di retrocedere in B per illecito sportivo... Attenzione che d'invidia si muore....!

Ma torniamo al calcio vero (sicuro?), quello giocato. Che la Germania avesse una tradizione negativa con noi (come il Brasile con la Francia, del resto) era cosa nota, come pure che il buon Klinsmann avesse già tratto il massimo da un gruppo non di altissimo livello, aiutato un po' dalla fortuna, un po' dagli arbitri e un po' dalla stoltezza degli argentini (con Messi in campo sarebbe stato lo stesso?), a superare i durissimi quarti di finale ai calci di rigore. Contro si trovavano una nazionale italiana che arrivava "cavalcando" un'onda positiva incredibile, favorita da un calendario comodissimo, cui l'unico giocatore che era riuscito a battere il portiere Buffon era stato il povero Zaccardo con quell'incredibile autogol. Lippi, che sarà pure stato aiutato dalla "triade" a vincere i suoi titoli con la Juventus, qui sembra non sbagliarne mai una. Sceglie la soluzione a "punta unica" in partenza, con Totti subito dietro (con un primo tempo di grandissima qualità), e poi man mano che il fuoriclasse calava fisicamente, fin quasi a passeggiare nei tempi supplementari, invece di mettere dentro dei corridori a sostegno, in perfetta controtendenza aumentava le punte: prima a due con Iaquinta, poi addirittura a tre con Del Piero. Risultato: a due minuti dalla fine dei supplementari va in gol un terzino! Ed è proprio in quello che in gergo si chiama "gruppo" il segreto di questa squadra, dove tranne i portieri di riserva hanno giocato tutti i venti giocatori selezionati, e dove hanno realizzato gol Grosso, Del Piero, Totti, Gilardino, Iaquinta, Inzaghi, Zambrotta, Pirlo, Materazzi e, con due gol, Toni. 10 giocatori per 11 gol! Se non è questo il segno di un gruppo forte...
Gruppo di giocatori che, se le richieste del pm saranno accolte, sarà composto di quasi tutti giocatori di squadre retrocesse... e chissà perché ci viene in mente quel gran film di Robert Aldrich, Quella sporca dozzina, dove Lee Marvin reclutava i "peggiori" criminali, i reietti da utilizzare per un ultima, disperata, missione di guerra, trasformandoli da banditi in eroi... Qui i "banditi" sono ragazzi/aziende che fatturano milioni di euro... ma la guerra di oggi, mediatico-calcistica, per fortuna si combatte sui verdi terreni dei campi di calcio.
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