VENEZIA 63 - "Azul Oscuro Casi Negro", di Daniel Sànchez Arévalo (Giornate degli Autori)

Pare esserci una nuova tendenza anche nel cosiddetto "giovane" cinema spagnolo. Sembra che anche loro abbiano queste commedie di formazione adolescenziale scaltre, disinibite e simpatiche

Pare esserci una nuova tendenza anche nel cosiddetto "giovane" cinema spagnolo. Sembra che anche loro abbiano queste commedie di formazione adolescenziale scaltre, disinibite e simpatiche (tante risate assicurate dall'immancabile personaggio 'libertino' - fratello maggiore vero o 'spirituale', comunque più 'anziano', qui addirittura galeotto bonaccione). Che però mostrano anche i denti, vogliono e si sforzano di dimostrarsi 'cattive' - improvvisi scatti di violenza, ira, frustrazione, il giovane protagonista neolaureato in economia Jorge, portiere d'albergo per badare al padre disabile e demente (causa ictus sopravvenuto alla notizia che il figlio voleva abbandonare l'impiego condominiale) che lancia un bidone dell'immondizia contro la vetrata di un negozio d'abbigliamento che espone il completo azzurro scuro quasi nero che lui non può economicamente permettersi ma che vorrebbe tanto indossare per andare ai colloqui di lavoro. Commedie adolescenziali sulle distanze sociali e politiche, si vorrebbe insomma - ce l'hanno pure in Spagna: Natalia la ragazza del 'povero' Jorge è un tipico prodotto borghese, studi all'estero, apparecchio tardivo ai denti, grandi feste a casa, idee aperte - lo scontro è inevitabilmente inevitabile. Seppure in un contesto rilassato e sostanzialmente politically correct (figuriamoci, siamo in casa Zapatero): l'amico con cui Jorge passa le giornate stravaccati su di un divano sotto il sole sulla terrazza di casa, Israel, come fossero Linus e Charlie Brown appoggiati col gomito sul muricciolo (manco a dirlo, discorsi e dialoghi allegramente esistenziali, profondi con brio), scopre di essere gay spiando con lo zoom di una macchina fotografica dal tetto le sedute non propriamente di fisioterapia di un massaggiatore per soli uomini che riceve i 'clienti' in un appartamento del palazzo di fronte - e ovviamente il suo improvviso outing non è un problema per nessuno. Tanto anche in questo preconfezionatissimoelegantepulito "cinema medio" (cfr. L'età Neobaricca, Vincenzo Buccheri su Brancaleone n.1 - scovato finalmente in uno stand) per teenager iberici le famiglie sono istericheschizofreniche, cene silenziose col tintinnio delle posate, segreti di pulcinella (il padre di Israel è un aficionado del massaggiatore porno, la moglie lo sa ma fa finta di niente), odi e dissapori - il padre rincretinito di Jorge ficca una forbice nella coscia del figliol prodigo, Antonio il carcerato (grasse risate in sala perchè si pensava si trattasse dell'ennesima sequenza fintosurrealetrasgressivaalternativa...). Certo parrebbe che in Spagna perlomeno non si dialoghi solo a schiamazzi e sussurri, ma è comunque vero che "il cinema medio d'autore è intrinsecamente consolatorio" (sempre Buccheri): Jorge mette in cinta Paula, la fidanzata in carcere del fratello Antonio che vuole una gravidanza per essere trasferita nell'agognatissimo extralusso 'reparto maternità' della prigione, ma non può averla da Antonio perchè egli è sterile, e 'delega' il fratello minore della fecondazione - poi il nostro eroe decide di prendersi la responsabilità del bambino, abbandona padre e fratellone a sé stessi, si trova un posto da portiere in un altro condominio, perchè almeno questo "lo ha scelto lui", continua a grattarsi la pancia sul divano in terrazza con l'amico gay...dio, ma non si può fare proprio niente per impedire che questo cinema la smetta di dilagare e di riprodursi?

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