VENEZIA 63 - "Ma io ho molta speranza in un'evoluzione del genere umano". Incontro con Alfonso Cuarón

Nel mondo del 2027 non nascono più bambini e gli immigrati clandestini vengono deportati in massa. Alfonso Cuarón presenta in Concorso Children of men (dal romanzo di P.D. James) tra realismo, documento e fantascienza.

Nel mondo del 2027 non nascono più bambini e gli immigrati clandestini vengono deportati in massa. Alfonso Cuarón presenta in Concorso Children of men (dal romanzo di P.D. James)  tra realismo, documento e fantascienza. Alla conferenza presenti anche i protagonisti, Clive Owen e Claire-Hope Ashitey, e lo sceneggiatore Timothy J. Sexton

 

Children of men è un film molto pessimista. Problemi con i finanziamenti?

Alfonso Cuarón: Secondo me non è pessimista rispetto al futuro. Si tratta invece di una visione realistica del presente. La Universal mi ha appoggiato, hanno capito subito che non era fantascienza "enormale" e vorrei ringraziarli per la fiducia, hanno rischiato anche quando non erano sicuri di quello che volevo fare.

 

Qual è stata la maggiore sfida per gli attori?

Clive Owen: Il fatto che il protagonista sia così inusuale. E' distaccato, l'fopposto dell'eroe convenzionale non ha speranza, non ha voglia di agire, non ha voglia di essere lì. E' difficile proprio perché è così riluttante.

Claire-Hope Ashitey: Io non conosco bene l'findustria cinematografica, molte persone mi hanno aiutato a "capire" questo film. L'aspetto fisico era la sfida, io non ho bambini ed era difficile capire cosa prova una donna incinta. Ho avuto l'aiuto di molte donne, poi il personaggio ha un carattere estremamente chiaro già nella sceneggiatura.

 

La scelta della colonna sonora è molto curata e non convenzionale...

Alfonso Cuarón: Grazie a Battiato per esempio! Già la sceneggiatura suggeriva certe scelte, ad esempio quella di Taverner è stata automatica, e lo stesso vale per Battiato. Non volevamo che la colonna sonora fosse semplicemente una partitura.

 

Nel film la fantasia ricorda molto la realtà. Come ha elaborato il rapporto tra i due piani? E cosa voleva comunicare raccontando la violenza?

Alfonso Cuarón: Il film è popolato di icone che iniziano ormai a far parte dellfimmaginario collettivo. Non volevamo mostrare il futuro, che qui è un elemento convenzionale; quello che ci interessava era esplorare il presente. Niente macchine volanti insomma, non volevamo creare un universo, ma rifarci al mondo attuale. Per quanto riguarda la violenza, ad esempio le scene della battaglia finale, volevamo mostrare una situazione in cui la guerra non fosse giustificata. Siamo stati attenti a non esaltarla. Clive Owen non ha mai unfarma in mano, lfunica volta in cui uccide lo fa per sopravvivere, e con i sandali ai piedic

 

Com'è nata l'idea della corsa di macchine?

Timothy J. Sexton: In un appartamento a Londra, dove in pieno inverno è facile immaginare la fine del mondo! Abbiamo cercato di mantenere una prospettiva umana, di concepire ogni movimento su scala umana. Sembra sempre che i personaggi non siano in grado di fare ciò che stanno facendo, con le loro capacità limitate, i sandali, la fuga in macchina a spinta, abbiamo cercato di mantenere la prospettiva di una persona, vedendo il mondo attraverso i suoi occhi.

Alfonso Cuarón: Ad esempio il personaggio di Clive non è affatto proattivo, reagisce perché le cose gli cadono addosso, fa solo piccole scelte per superare gli ostacoli al momento... E non abbiamo dato molto materiale a Clive, quindi lui doveva prendere un personaggio così passivo e dargli dinamicità interiore, far vedere che qualcosa cambia dentro di lui.

Clive Owen: In effetti questo film rompe con la tradizione che vuole il regista a dirigere l'attore... Alfonso è un regista di ambienti, ha una scala più ampia, non è manipolativo.

In una scena la camera si sporca di sangue. Come mai questa scelta?

Alfonso Cuarón: Non era previsto. Dopo giorni di preparazione non eravamo ancora riusciti a girare quella scena, eravamo ridotti all'ultimo momento. Il sangue è schizzato, e se avessi interrotto avrei perso la scena.

 

I bambini sono un elemento centrale del film...

Alfonso Cuarón: Il film parla della speranza, e anche di come l'ideologia possa danneggiare o ostacolare la comunicazione. Siamo di fronte a un vuoto di speranza riempito dall'ideologia...di fronte all'ideologia che sopperisce alla mancanza di fede... Il film non fornisce una soluzione politica o ideologica, ma sinceramente io ho molta speranza in un'evoluzione del genere umano. E questa può avvenire più facilmente nella generazione più giovane, da qui i bambini.

 

La storia è terribile. Cosa farebbe se si trovasse in una situazione del genere?

Alfonso Cuarón: Chiamerei Clive Owen per salvare il mondo! (risate)

Timothy J. Sexton: E' vero che è terribile, ma i personaggi hanno il senso dellfumorismo. Secondo Alfonso, dovevamo riuscire a comunicare in modo semplice ciò che sta accadendo nel mondo. Si tratta di una visione cruda e pesante, ma il regista riesce a parlare di cose molto brutte mescolandole allo humor. Noi viviamo in una bolla di comfort, mentre la maggior parte delle persone sul pianeta vive una realtà non così lontana dal film.

 

Grande spettacolo e apparentemente basso budget. Quanto è costato il film?

Alfonso Cuarón: E' stato molto costoso. La mia idea era quella di farlo apparire come un film a basso costo, quasi un documentario, e questo si vede nel modo in cui abbiamo filmato. Ma le locations a Londra, le strade bloccate, le scene in studio, le comparse... in realtà avevamo un budget piuttosto alto.

 

Qual è il significato dell'anarchico, il personaggio interpretato da Michael Caine?

Alfonso Cuarón: Con Caine abbiamo selezionato una serie di temi che, nella prima parte del ventunesimo secolo, sono significativi in quanto influenzano gli eventi o il mondo rappresentato sullo schermo. Da qui l'mmigrazione. Con i personaggi è stato lo stesso: abbiamo creato una linea dal 2002 al 2027 per dare uno spazio temporale ai protagonisti - Clive ora avrebbe vent'anni, sarebbe uno che frequenta i centri sociali ed è là che siamo andati. E' un ex-attivista. Il personaggio di Michael Caine invece nel libro è un militare professionista, noi l'abbiamo reso un vecchio attivista che negli anni Sessanta ascoltava i Beatles, nei Settanta i Ramone...svolevamo un personaggio la cui casa fosse un piccolo paradiso nel mezzo della follia, dove potersi fermare e fruire la cultura del passato e la natura.

 

Il film approfondisce il tema delle minoranze razziali, della non-integrazione, di chi non ha un posto dove stare e si ritrova quasi in un campo di concentramento...

Alfonso Cuarón: Non si tratta solo di minoranze etniche. Scandinavi, olandesi, occidentali: è comunque gente al margine che non può soddisfare i propri bisogni primari, e proviene anche da ambienti e culture "benestanti". Questo per far sì che lfuniverso rappresentato venisse compreso anche da chi pensa che certe cose possano succedere solo agli altri.

 

Il titolo sarebbe potuto essere "Il figlio dell'uomo". A un certo punto c'è una sorta di "fuga in Egitto", la famiglia con il bambino...

Alfonso Cuarón: Certo, nel libro ci sono molti riferimenti alla religione. Nellfadattamento li abbiamo allontanati. Non è stata una fuga, ma non volevamo un film religioso. Volevamo un viaggio sociopolitico e allo stesso tempo volevamo delineare un archetipo - guerra e natura. Poi Clive diventa una sorta di Mosè, cerca la terra promessa e muore prima di raggiungerla; ma ha comunque ottenuto ciò che voleva. Anche se il suo sogno non si realizza, recupera la speranza...

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