VENEZIA 63 - Suely in the sky (Suely in cielo) di Karim Ainouz (Orizzonti)
Ainouz sfrutta con abilità il carisma e la bravura dell'interprete Hermilla Guedes e sin dai primi minuti le piazza addosso la macchina da presa, nel tentativo (riuscito peraltro) di disegnare un ritratto prevalentemente fisico del personaggio.

C'è un filo comune che lega Suely in the sky a un altro film veneziano presentato nella sezione 'Orizzonti', il sorprendente The Hottest State di Ethan Hawke. I due film si rivelano per certi versi speculari, entrambi incentrati sul tema dell'abbandono, la ricerca di una propria identità, la solitudine e l'individualismo come unica via d'uscita accessibile per le giovani generazioni. La pellicola di Karim Ainouz si apre infatti con le immagini sgranate di un film amatoriale che ritraggono la protagonista, Hermilla, abbracciata al proprio uomo, mentre la voce fuori campo della stessa sembra già consegnare al prologo i crismi del ricordo che anticipa un'assenza. Solo che qui, a differenza del film di Hawke, più che la dimensione psicologica è il contesto sociale a interessare l'autore. Suely in the sky è ambientato nei piccoli centri degradati del Brasile del Nord-est, falcidiati da povertà, fame e prostituzione. E' qui che Hermilla, abbandonata dal marito e con un figlio appena nato, deve ricostruirsi una propria vita, cercando di superare difficoltà economiche e incomprensioni, mettendo in gioco se stessa a qualsiasi prezzo.
Ainouz sfrutta con abilità il carisma e la bravura dell'interprete Hermilla Guedes (altro elemento comune a molte opere presentate al festival quest'anno è il far coincidere i nomi di interpreti e personaggi, quasi a voler ribadire ulteriormente una simbiosi perfetta tra realtà e finzione), e sin dai primi minuti le piazza addosso la macchina da presa, nel tentativo (riuscito peraltro) di disegnare un ritratto prevalentemente fisico del personaggio. Il cineasta brasiliano insiste molto su primi piani e campi medi e riesce così a regalare pulsazioni epidermiche che garantiscono una certa empatia con le vicissitudini di Hermilla. Ne viene fuori un ritratto femminile sensuale e delicato, ma non certo privo di ambiguità. Anzi sono proprio i tratti oscuri e contraddittori, come ad esempio l'improvvisa intenzione da parte di Hermilla di 'vendersi' sessualmente e di farsi all'improvviso chiamare Suely, o il modo con cui respinge gli slanci d'amore di Joao, ad arricchire il personaggio di una sofferenza sincera. Il fascino di Suely in the sky sta probabilmente proprio nel modo in cui Ainouz riesce a farci innamorare della sua musa, perseguendo con rigore e semplicità una idea di cinema lontana da estetismi compiaciuti e da fascinazioni folcloristiche.
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