VENEZIA 63 - "Tachiguishi retsuden" di Oshii Mamoru (Orizzonti)
Nuova geniale provocazione del maestro dell'animazione nipponica. A due anni da "Ghost in the Shell 2", Oshii torna con un film "rivoluzionario" nella tecnica e nei contenuti. Una sfida all'omologazione, al conformismo e alla perdita di identità di un Paese sottoposto a modernizzazione forzata

Dopo due anni da Ghost in the Shell 2, presentato in concorso a Cannes nel 2004, torna il maestro dell'animazione nipponica Mamoru Oshii. Tachiguishi retsuden (Le straordinarie vite dei Maestri Scroccatori di Fast Food) è un film che sin dal titolo rivela la sua originalità. Già la tecnica adottata è rivoluzionaria, discostandosi dall'animazione, seppur sperimentale (per l'uso di 3D e disegno bidimensionale), dei precedenti lavori di Oshii: la "superlivemation" combina fotografie di persone e ambienti reali alla tecnologia digitale. I personaggi così fotografati si presentano come sagome bidimensionali su paletti di legno e si esprimono in movimenti meccanici, quasi marionettistici. L'impressione che si ricava è quella di un'ossessiva stilizzazione, di un'ostentata finzione funzionale alla struttura del racconto. Già, perché, l'altro aspetto originale di Tachiguishi retsuden è che vuole essere un finto documentario storico, una ricostruzione, dal dopoguerra ai giorni nostri, delle vicende dei cosiddetti Maestri del Fast Food, fantastici personaggi che hanno votato la propria vita allo scrocco nel mondo della ristorazione veloce. Dal capostipite Plenilunio Ginji, ascetico e instancabile scroccatore di "soba" (i famosi tagliolini in brodo giapponesi) al misterioso Medio Piccante Sabu, detto l'Indiano, le gesta dei Maestri del Fast Food vengono descritte con metodo "scientifico": se ne studiano le tecniche, gli intenti, si individuano le scuole, gli influssi reciproci. La scienza applicata al nulla. La pomposità e verbosità accademiche al servizio di un argomento volutamente paradossale. Ne viene fuori un film dominato dal racconto verbale, ma al tempo stesso fuorviante, in cui lo straripare della parola (tra l'altro frequente in Oshii) nasconde tra le sue pieghe un intento di critica sociale. La comicità surreale, sgangherata ricorda quella di tanto cinema e animazione giapponese. Il primo nome che torna alla mente è proprio Lamù, la serie animata cult diretta dallo stesso Oshii agli inizi degli anni '80, tratta dal manga di Rumiko Takahashi: un mix potente di richiami storici e mitici, immersi in un contesto comico ai limiti del demenziale. Oshii, parlando apparentemente di tutt'altro, riesce a rievocare oltre quarant'anni di storia nipponica, dalla fine della guerra al Trattato di Sicurezza Giappone-USA del 1960, dalle contestazioni e fermenti sociali degli anni '70 allo sviluppo tecnologico forzato degli anni più recenti. La prospettiva è laterale: il cibo e la ristorazione diventano la cartina di tornasole, il punto di vista da cui guardare agli sviluppi di un intero popolo. Ma soprattutto il mondo dei fast food diviene il simbolo di una globalizzazione inarrestabile, di un'eccessiva occidentalizzazione e accelerazione dei ritmi di vita e dei rapporti sociali. Sono l'emblema di un conformismo delle idee e dei gusti, di un appiattimento, di una perdita dell'identità. E così i Maestri Scroccatori acquistano una statura eroica. Diventano delle figure rivoluzionarie, "bombaroli" in lotta continua, che cercano di minare alle basi un mondo sempre più omologato, sempre più inumano. In fondo anche l'animazione è così. Sempre più spesso sembra asservita ai gusti del pubblico, appiattita in uno standard (vedasi il film di Goro Miyazaki), a cui anche gli occidentali sembrano essersi abituati. E Oshii, con la sua sperimentazione costante, lancia le sue bombe. Resiste...al pari dei suoi Maestri...
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