VENEZIA 63 - "Ruoli intelligenti e feroci al cinema: così la società vede la donna matura". Incontro con Meryl Streep
Applausi scroscianti per Meryl Streep e Anne Hathaway, che insieme al regista David Frankel raccontano il making of di "Il diavolo veste Prada", film Fuori Concorso che si è rivelato la sorpresa della Mostra.

Signora Streep, siamo abituati a vederla in ruoli più drammatici e seri. Com'è nato l'interesse per il personaggio di Miranda Priestly?
Meryl Streep: In realtà sono questi i ruoli disponibili per le attrici della mia età! (risate) Scherzi a parte, probabilmente è la società che tende a vedere la donna matura in questo modo, e questo si riflette nel cinema attraverso ruoli particolarmente intelligenti e feroci. Comunque, anche se il genere e il ruolo sono brillanti, qui le intenzioni erano serie e io ho preso questo ruolo seriamente, come faccio sempre, per ogni film.
E' vero che la giornalista a cui il personaggio di Miranda si ispira ha remato contro il film? Che voleva 'eliminarlo'?
Meryl Streep: Non è vero. Lei è venuta alla prima, è stata gentilissima. Non ha criticato il film né tanto meno cercato di eliminarlo. Del resto, il personaggio non le somiglia.
Non le sembra che questa favola abbia un finale troppo buonista?
Meryl Streep: E' vero che è una favola, ma persone come Miranda esistono nella realtà. Anche se di solito si tratta di uomini...In questo senso il film è una riscrittura al femminile di un certo tipo di figura presente nel mondo professionale.
Come sceglie i copioni e perché ha accettato di fare questo film?
Meryl Streep: Io scelgo sulla base della buona scrittura. E qui la sceneggiatura è eccellente, davvero bella, e descrive l'ambizione presente nell'universo moda in un modo che si avvicina molto alla realtà.
A un certo punto per Miranda vengono fuori le difficoltà legate al rapporto tra un lavoro così impegnativo e la sua vita privata. Si è sentita vicina al personaggio in questo?
Meryl Streep: Devo dire che le mie scelte sono influenzate dalla famiglia, nel senso che tengo in considerazione anche i tempi, o la distanza del set rispetto al luogo in cui vivo...Sono stata sempre fortunata in questo, il punto è che se si è pronti ad affrontare le incertezze tipiche di questo lavoro - sai quello che farai da qui a quattro mesi - se si è pronti a vivere nell'incertezza, allora si ha più tempo per la famiglia.

Lei ha girato 'Sex and the city'. Qualcosa di questa esperienza professionale e personale è trapassata nel film?
David Frankel: Sicuramente molto di questa esperienza televisiva si ritrova nel personaggio di Andy e nella sua esperienza, nelle sue sensazioni. Lei arriva a New York per lavorare, senza un soldo, vive in un buco di stanza e si innamora della città.
Lei non è gay. Come si è calato nei panni del personaggio di Nigel?
Stanley Tucci: Devo confessare che mi stavano stretti, ho dovuto parlarne con mia moglie! (risate) Non ho avuto troppo tempo per preparare questo ruolo, per fare ricerche, dato che sono stato incluso nel cast solo pochi giorni prima che iniziassero le riprese. Devo dire che la sceneggiatura è davvero ottima e il personaggio è delineato molto bene, questo è stato fondamentale. Poi ho cercato di 'copiare' da persone che avevo incontrato nella mia vita, di rubare i loro comportamenti, e a questo ho aggiunto dei 'pezzi' di me stesso. Sono uno che tiene molto ai costumi quando lavora, quindi ho anche attualizzato questa mia passione per la moda.
Quanto tenete alla moda?
Meryl Streep: Il modo in cui le persone si presentano è sempre stato interessante per me. Ho una laurea in design del costume, e credo che gli abiti rivelino molto del carattere di un individuo.
Anne Hathaway: Per me la moda è una sorta di hobby, leggo le riviste e studio design. Ha un grande fascino su di me, diciamo che rispetto alla moda mi considero un'osservatrice. A livello personale, devo dire che spesso in situazioni pubbliche come questa mi sento ancora a disagio...Allora la moda diventa una sorta di armatura, quasi un involucro per nascondersi e proteggersi.
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