VENEZIA 63 - "Mientras Tanto", di Diego Lerman (Giornate degli Autori)

Eva, Violeta e i loro uomini, le loro 'famiglie', le loro 'amicizie' - un collage di storie. Manca una dose minima di spontaneità in un film che si affanna a rincorrere strutture cercando di mostrare di non averne alcuna, per poi sublimare tutto nell'unico finale possibile nell'Argentina post-(diariodel)saccheggio: andarsene via partire da Buenos Aires

La previsione: "adesso tornerà dal cieco" - disattesa da Lerman. Poco prima, il regista aveva messo a segno una scena davvero politically uncorrect: una delle donne del film, Violeta, compie la buona azione di accompagnare un non-vedente, che distribuiva le solite cartoline sull'autobus, a piedi dalla fermata sino all'abitazione dell'uomo. Questi ha problemi ad aprire il portone della casa - la donna lo aiuta ad entrare nell'abitazione - all'improvviso, il cieco si chiude la porta dietro di sé e molesta sessualmente Violeta, che in qualche modo comunque riesce a fuggire via. Qualche giorno dopo, la serata che Violeta aveva in programma di passare con il suo nuovo spasimante salta perchè il suo ex-marito (un altro personaggio di cui guardiamo le disavventure, Lerman si ostina a dichiarare che Mientras Tanto è un film 'di frammenti', 'senza trama', ma le storie che racconta si seguono in realtà molto facilmente), uomo irascibile e manesco, ha spaventato a morte il nuovo pretendente della donna - Violeta è molto nervosa, cammina spedita per le vie di questa Buenos Aires popolatissima che fa da sfondo al film di Lerman, ed è lì che il pensiero attraversa la mente di chi guarda il film: "adesso tornerà dal cieco". E invece no: per una volta, la fastidiosissima prevedibilità, circolarità meccanica e costruita, di questa pellicola ci inganna -  per un nostro errore di valutazione, perchè ovviamente Violeta in quell'istante si stava dirigendo proprio tra le braccia dell'ex-marito. La cattiveria mostrata nella sequenza del disabile molestatore era allora forse un'eccezione - anche quella probabilmente calcolata e predisposta al millimetro: come quasi sicuramente lo è l'altro momento di crudeltà, l'omicidio a coltellate del cagnaccio nero che sporcava con i suoi escrementi il pavimento splendente della cucina ogni volta che Eva, donna delle pulizie che è l'altra protagonista di Mientras Tanto, l'aveva appena finito di lucidare: esausta, Eva eliminerà questo suo problema definitivamente. Eva, Violeta, e i loro uomini, le loro 'famiglie', le loro 'amicizie' - intorno a questo fulcro il regista di Mientras Tanto costruisce un collage di storie di allergie, infezioni, repulsioni, buchi per gli orecchini che si arrossano, bambine con strane bollicine rosse sullo stomaco che possono fare sparire soltanto le guaritrici esoteriche, tatuaggi di ornitorinchi portafortuna - manca una dose minima di spontaneità in un film che si affanna a rincorrere strutture cercando di mostrare di non averne alcuna, per poi sublimare tutto nell'unico finale possibile nell'Argentina post-(diariodel)saccheggio: andarsene via, partire da Buenos Aires - è un atto politico: come accoltellare a morte il cane della famiglia borghese nella cui casa lavori da colf, i cui membri non fanno altro che trattarti in maniera sprezzante e presuntuosa - oppure (altro 'episodio connesso' al/del film) come desiderare nonostante tutto ancora oggi di avere un figlio, e provarle tutte pur di rimanere incinta.

 

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