VENEZIA 63 - "Nuovomondo", di Emanuele Crialese (Concorso)
Inattesa conferma del regista di "Respiro" che realizza un film claustrofobico e aereo, con qualche caduta visionaria, ma anche eccessivo, coraggioso, esempio di un cinema che ha il coraggio di rischiare, che ha dentro quella sporcizia, quel sudore fisico simile all'opera di Claire Denis.

Viaggio senza fine. Nuovomondo, terzo lungometraggio di Emanuele Crialese è insieme un film claustrofobico e aereo, brutale e visionario, una specie di Exodus circoscritto che guarda all'epopea di Kazan di America America - Il ribelle dell'Anatolia. In Nuovomondo - curiosamente titolo coincidente con quell'itinerario di 'scoperta' del Malick di The New World - Crialese fa una difficile operazione soprattutto se inquadrata nel cinema italiano realizzando un film dal respiro narrativo quasi kolossal ma filmando spazi definiti, chiusi dove, come in Respiro, si entra progressivamente all'interno di una dimensione familiare e intima.
Ambientato all'inizio del Novecento, Nuovomondo vede protagonista la famiglia di Salvatore, un emigrante siciliano che decide di vendere tutto (la casa, la terra) per portare i figli e la vecchia madre negli Stati Uniti, luogo in cui crede che la sua esistenza possa cambiare radicalmente. Nel corso del viaggio conosce Lucy (Charlotte Gainsbourg), una giovane donna che si aggrega al suo gruppo che gli propone un 'matrimonio di convenienza'.
Dentro Nuovomondo sono presenti ancora le tracce di Respiro soprattutto all'inizio del film in cui il vento, le rocce, ma anche i riti propiziatori (la ragazza posseduta) che creano un'anomala quanto affascinante frammento horror. Ma poi l'opera prende altre strade, attraverso l'utilizzo di un set, l'imbarcazione, che diventa quasi impermeabile verso l'esterno. In questo senso Crialese utilizza al meglio lo spazio come nella scena in cui la nave è in preda all'oceano in tempesta, ma che è anche una specie di "terra di frontiera", 'linea di confine' sospesa tra Europa e America, passato e futuro. C'è la materia grezza ma anche il sogno dentro Nuovomondo, film dalle ambizioni elevate che ha anche delle inevitabili cadute (per esempio, le visioni con l carote giganti) ma dove emerge in pieno il coraggio di osare, di rischiare. Il cinema di Crialese mette in gioco tutto se stesso, alimenta seduzioni attraverso 'incroci di sguardi' (quelli tra Lucy e Salvatore) che poi diventano potenziali 'corpi desideranti', mai prepotentemente imponente come La leggenda del pianista sull'oceano di Tornatore, altro percorso unidirezionale (dall'Italia agli Stati Uniti), ma neanche freddo trattato imploso come lo Scimeca di Gli indesiderabili.
Nuovomondo, come Respiro, è un altro film liquido. L'acqua del mare è quasi pressocché negata, ma c'è lo squarcio sognante di Salvatore e Lucy che nuotano nel latte, situazione ripresa anche nel finale in cui l'inquadratura si allarga. Il latte sembra trasformarsi nel cielo. Le figure che nuotano, con i loro movimenti, in una specie di volatili. Sono questi i segni di un film anche eccessivo ma che è anche l'esempio di un cinema puro, che trattiene dentro l'inquadratura quella sporcizia e quel sudore di quello di Claire Denis; non è un caso, forse che Crialese si serve anche della fotografia 'fisica di Agnès Godard che ha più volte lavorato con la cineasta francese (per esempio in Nenette et Boni, Beau travail e L'intrus), che supera quel sospetto di accademismo che caratterizza spesso il recente cinema in costume italiano e lascia intravedere pulsioni, sessualità represse nel volto di una sempre sorprendente Charlotte Gainsbourg o quelle tracce arcaiche (l personaggio della madre di Salvatore) che sono evidenti prima nel corpo e negli occhi e poi nel dialogo.
In un concorso di invidiabile livello, in cui è difficile scegliere il Leone d'Oro preferito, l'opera di Crialese si aggiunge a questa lista. E dopo l'inattesa sorpresa di Respiro, c'è l'inattesa conferma di Nuovomondo. E non era facile.
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