Quale cinema...: "Ecce bombo", di Nanni Moretti

... amare e come amare il cinema, sembra chiedersi Moretti, forse quello di Buster Keaton con "il suo sguardo fatto per grandi spazi interni ed esterni", o un cinema in cui ogni sequenza sia una "ronde" del desiderio: corteggiarsi, fare l'amore e poi lasciarsi; o ancora un cinema che volge le spalle a ciò cui non si appartiene e di cui mai si farà parte

In Ecce bombo Nanni Moretti entra in scena di spalle come se lo sguardo potesse o dovesse meglio occupare lo spazio davanti a sé e il suo corpo abitare tutta la profondità dell'inquadratura, ma anche perché il suo cinema potesse mostrare, fin dall'inizio (Ecce bombo è il secondo film del regista romano, dopo Io sono un autarchico del 1976, e il suo primo film "professionale", girato in 16mm e in presa diretta nel 1978 e poi ristampato in 35mm), la transitorietà di quella linea di confine tra il mondo della vita e la sua rappresentabilità, confermando, ad un tempo, quella distanza che aspira a creare un collegamento tra la vicinanza con il cinema e la vicinanza alla vita, in fondo come scrive Franco Rella "... creare una storia significa lavorare sapientemente i confini per trasformarli in transiti e in passaggi: in soglie". Il cinema (farlo o scriverne...) come continuo sconfinare, oltrepassare un limite, attraversare una zona di confine.

Allora quale cinema amare e come amare il cinema, sembra chiedersi Moretti, forse quello di Buster Keaton con "il suo sguardo fatto per grandi spazi interni ed esterni" (il poster dell'attore americano appare appeso al muro della camera da letto di Michele, il protagonista del film), oppure un cinema in cui ogni sequenza sia una "ronde" del desiderio: corteggiarsi, prepararsi a fare l'amore per la prima volta e poi lasciarsi... E poi... "restano i ricordi e la voglia di incontrarsi per non sapere più cosa dire" confida Michele agli amici; o ancora un cinema che volge le spalle a tutto ciò cui non si appartiene e di cui mai si farà parte, così Moretti guarda davanti a sé materializzando le immagini in un concreto abitarle, mettendo costantemente in gioco ogni approdo, inseguendo la volontà di gettare uno sguardo profondo dentro ciò che può esserci di imprevedibile nella vita (nel cinema...) per filmare l'insensata voglia di equilibrio dei suoi protagonisti.

Moretti affatica lo sguardo e snerva il pensiero disegnando le emozioni attraverso l'ansietà dei gesti, l'elusività dei discorsi, l'indefinibilità delle sensazioni, le sue immagini appaiono come un vetro attraverso cui scoprire quali vite (si) giocano al e con il cinema fino a farsene ossessionare, come Michele Apicella, il regista protagonista di Sogni d'oro, che nella sequenza finale del film si trasforma in lupo mannaro. In Ecce bombo al di là delle riflessioni esistenziali e generazionali sugli anni settanta resta il cinema con il suo essere negli occhi e nel cuore: la spiaggia, la strada, la pista da ballo del finale, una partita di calcio improvvisata di notte, l'urlo dello straccivendolo sul litorale di Ostia che sembra, per un momento, risvegliare gli amici che hanno bivaccato sulla spiaggia in riva al mare per aspettare l'alba (che invece sorgerà alle loro spalle), costringendoli, come sorpresi, a fissare lo sguardo, a spingerlo oltre... ad andare avanti (bisognerebbe sempre farlo...) con occhi nuovi.

Regia: Nanni Moretti
Interpreti: Nanni Moretti, Fabio Traversa, Paolo Zaccagnini, Piero Galletti, Lina Sastri, Susanna Javicoli
Distribuzione: Sacher Film
Durata: 103'
Origine: Italia, 1978

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