"The Guardian" di Andrew Davis
Davis stravince la sfida che conta davvero, quella con "La tempesta perfetta" di Petersen, ma nella traversata perde la rotta tra i flutti di una stanca enfasi didascalica.

Tra le uscite cinematografiche degli ultimi giorni tira un'aria di rispolvero, insospettabilmente salubre, di certi anni '80. Quelli in cui il sogno eroico americano, ormai definitivamente sognato dopo i catastrofici Settanta, riscopriva la perduta innocenza infantile e l'incorruttibile libertà di chiudersi tra quattro mura. Eppure, i Goonies insegnano, l'obiettivo della conquista (non più territoriale) che fatichiamo così dolorosamente a individuare si focalizza quando sbirciamo fuori, appena fuori, da casa: in ciò che vediamo ogni giorno, ma non sappiamo di vedere. Rocky Balboa, La ricerca della felicità e The Guardian vanno in questa direzione: storie in cui la necessità di darsi una direzione travalica di molto il raggiungimento della meta. Due padri naturali quelli di Stallone e Muccino, uno putativo quello di Davis: in tutti l'unica ambizione raccontarsi per l'ultima volta la propria storia, prima che sia spazzata via da quella dei figli: di essere per l'ultima volta figli loro stessi. The Guardian è la storia di un eroe dei Rescue Swimmers, corpo di salvataggio delle vittime del mare (o del fiume: negli Stati Uniti li chiamano "gli angeli di New Orleans" dopo Katrina), che come Gunny Highway è troppo avanti con l'età per lanciarsi dagli elicotteri e si dà all'insegnamento. Il giovane talentuoso e individualista da istruire è il provetto nuotatore Ashton Kutcher, la cui espressività risente della confidenza con la fauna ittica. Lo spirito di sacrificio per il bene comune, che rappresenta il lato speculare della ricerca della felicità individuale indicata come diritto supremo dalla costituzione americana, toccherà alla fine il suo cuore grazie all'exemplum dell'anziano maestro. Anemia e timidezza sono problemi che sembrano non riguardare Davis, che le pretestuose scene di approccio sessuale a Top Gun ma che stravince la sfida che conta davvero, quella con La tempesta perfetta di Wolfgang Petersen: il suo mare in tempesta è un mostro di carne liquida in confronto il virtuosismo digitale di Petersen ricorda le piscine di Edward Wood. Kevin Costner, ormai veterano nel confrontarsi con le turbe di mezza età, è perfetto ma forse colpevole di vanità nel non aver accettato qualche taglio in più nella seconda parte del film: sfoltita di una mezza dozzina di finali, la sceneggiatura di Ron Brinkerhoff non avrebbe perso la rotta, com'è avvenuto, tra i flutti di una stanca enfasi didascalica.
Titolo originale: id.
Regia: Andrew Davis
Interpreti: Kevin Costner, Ashton Kutcher, Melissa Sagemiller, Bonnie Bramlett, Clancy Brown, Sela Ward, Neal McDonough, John Heard
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 100'
Origine: Usa, 2006
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