"7 km da Gerusalemme", di Claudio Malaponti

Moralismo, episodi eccessivamente didascalici e sceneggiatura interessata alla trasmissione di messaggi espliciti piuttosto che alla libera lettura del testo filmico da parte dello spettatore. Questi i demeriti (pesanti) che sciupano un'opera in sé figurativamente riuscita, permeata di sottile ironia.

Durante la visione di 7 km da Gerusalemme è facile che si sollevino, nello spettatore, interrogativi sulla natura stessa del cinema, sulla sua essenza più profonda. Chi lo considera fondamentalmente una forma d'arte, capace di esistere al di là di ogni finalità puramente rappresentativa, proverà probabilmente fastidio scoprendo l'intento moralistico e la strumentalizzazione dei mezzi espressivi presenti nel film, incentrato su un incontro con Gesù in epoca contemporanea. I flash-back ricorrenti, ad esempio, assumono funzione prettamente illustrativa, senza creare alcun conturbante corto circuito temporale, ed ogni episodio del passato si rivela didascalico. Ciò nonostante, il film ha diversi meriti: riconosciuto prodotto cinematografico di interesse nazionale culturale per finalità artistiche e spettacolari, costituisce un tassello importante all'interno dei rapporti, non solo produttivi, tra il nostro paese e la Siria, dove sono state effettuate le riprese con libertà inedita, anche in zone off limits come l'aeroporto. Inoltre, si è aggiudicato ben sette premi al Busto Arsizio Film Festival e i motivi sono tanti. La fotografia, innanzitutto, rende  ottimamente il contrasto paesaggistico ed emotivo tra Terra Santa ed Occidente, esaltando i colori luminosi di Gerusalemme e delle sue rovine antiche, magari sullo sfondo incoerente di una strada rumorosa, trafficata di camion. Bellissima, ad esempio, l'immagine di Cristo a braccia aperte sulle rive del Giordano, immerso nei suoi «ricordi sporchi e deformati». La colonna sonora, poi, è originale, il cast ben affiatato e, soprattutto, l'interpretazione di Luca Ward è senza sbavature, il volto duro che si addolcisce con naturalezza sorprendente. Vincenti, inoltre, sono la scelta della voce sensuale ed evocativa del protagonista anche per la narrazione off in prima persona e la vena di ironia che permea il film. Esplicita e immediata nell'episodio di Emanuela Rossi/Ginevra, essa si fa più sottile con il personaggio di Gesù, figura di grandezza inaspettata proprio nel mostrarsi tanto umano da assecondare la vacuità pubblicitaria odierna. Nota di demerito, l'intera sequenza finale: 7 km da Gerusalemme avrebbe potuto concludersi al termine del viaggio in Israele senza perdita alcuna per il pubblico, che si sarebbe, al contrario, evitato gli ultimi patetici dieci minuti fatti di inverosimili consegne di messaggi divini.

 

Regia: Claudio Malaponti

Interpreti: Luca Ward, Alessandro Etrusco, Alessandro Haber, Rosalinda Celentano, Isa Barzizza, Eleonora Brigliadori, Emanuela Rossi, Alessandra Barzaghi

Sceneggiatura: Claudio Malaponti e Graziano Prota

Musica: Pivio & Aldo De Scalzi

Distribuzione: Mediafilm

Durata: 108'

Origine: Italia, 2006

 

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