"Face Addict", di Edo Bertoglio
Un documentario sincero, disarmante e struggente. Perché più che narrare per l'ennesima volta della decadenza della New York new-wave di inizio anni '80, ci parla di com'è definitivamente decaduta. E lo fa attraverso la figura del violinista Walter Steding, "l'unico di noi che vive ancora come vivevamo allora", ma finalmente pulito dalle droghe.

Walter Steding suona il violino in un party di artisti new-wave newyorkesi in Downtown 81 di Edo Bertoglio, film underground di inizio anni Ottanta con Jean-Michel Basquiat protagonista. Walter Steding suona il violino pure all'inaugurazione della sua mostra di quadri, nel 2005, davanti alla sua figlioletta bambina, come si vede in Face Addict di Edo Bertoglio. La foto che Bertoglio, fotografo per la rivista Interview di Andy Warhol dal 1976 al 1982 prima che regista, scatta di quell'istante, è una delle più belle e commoventi che è possibile vedere per un attimo all'interno di questo suo documentario. Un documentario che tratta precisamente degli anni che sono trascorsi a New York tra Downtown 81 e Face Addict. E lo fa attraverso Walter Steding, "l'unico di noi che vive ancora come vivevamo allora", come afferma Bertoglio in una delle sue frasi fuoricampo. E' un documentario sincero, disarmante e struggente, Face Addict di Edo Bertoglio. Perché più che narrare per l'ennesima volta della decadenza di quella New York, ci parla di com'è definitivamente decaduta. Walter Steding, che si esibiva alla Factory, mostra alla camera il suo esame delle urine, negativo all'alcol e a tutte le sostanze stupefacenti - e chissà da quanto tempo una cosa del genere non succedeva. Bertoglio lo segue mentre va a trovare i suoi genitori in un paesino fuori NY, per Natale. Madre, padre e figlio, cenano insieme: "siamo contenti che tu sia qui, Walter." Qualche imbarazzo durante la serata, ma un candore e un'emozione da lacrime. Steding oggi dipinge, in un box tutto bianco all'interno di un magazzino. Suona il violino nei pub, invitato dai gruppetti di periferia, oppure in mezzo ad un marciapiede, fuori dall'Andy Warhol Museum. "Ho scoperto di riuscire di nuovo a parlare con la gente", dice. E sono tutte scene che fanno venire i tremiti all'animo, perché Steding, come lo stesso Bertoglio, potrebbe non essere più vivo, al giorno d'oggi. Morto d'AIDS, o d'overdose, come una buona parte dei protagonisti di quella generazione - come Basquiat, come un numero incredibile di volti impressi per sempre nelle fotografie di Edo. Face Addict parla dei sopravvissuti.

Steding è quasi sconfortante nella sua voglia di rappresentare, di dire tutto anche solo con uno sguardo in mdp - e le parole di Bertoglio-narratore non sono da meno, traboccanti di sincerità e commozione: "Glenn, perché fai così? Credevo che avremmo riso per ore, oppure che ce ne saremmo rimasti a fissare quelle foto in silenzio" - dopo che il fedele complice d'un tempo Glenn O'Brien, che gli scrisse Downtown 81 e diverse poesie d'introduzione ai cataloghi delle mostre, proprio non si riconosce nelle vecchie istantanee, e le rifiuta con fermezza. C'è chi preferisce dimenticare. Face Addict, al contrario, parla di chi ha trovato la forza di ricordare, di aprire gli archivi, i cassetti, gli scatoloni, e soffiare via la polvere dalle vecchie foto. Come chi invece, il sassofonista jarmuschiano John Lurie o Steding, affida alla pittura la rielaborazione di un'epoca.
Titolo originale: id
Regia: Edo Bertoglio
Interpreti: Edo Bertoglio, Maripol, Walter Steding, Glenn O'Brien, John Lurie, Deborah Harry, Victor Bokris
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 102'
Origine: Italia/Svizzera, 2005
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