"Io, l'altro" di Moshen Melliti
Moshen Melliti monta a bordo di un peschereccio gettato nel mezzo del Canale di Sicilia e vi stipa l'intera, ambiziosa, materia del film: se non fosse per l'ingombrante messaggione politically correct di cui il film si fa carico con splendido conformismo, questo "Io, l'altro" sarebbe in fondo una bella sorpresa per il cinema italiano.

Se non fosse per l'ingombrante messaggione politically correct di cui il film si fa carico con splendido conformismo, "Io, l'altro" sarebbe in fondo una buona sorpresa per il cinema italiano di ultima generazione. Un film che, se pure ancorato al solito intimismo italiota degli spazi angusti e delle storie minimal, fa comunque registrare uno scarto visivo originale, un coraggioso riposizionamento dello sguardo, una configurazione un tantino originale di spazio e tempo. Moshen Melliti - esordiente regista tunisino - monta a bordo di un peschereccio gettato nel bel mezzo del Canale di Sicilia e vi stipa l'intera, ambiziosa, materia del film: storia di un'amicizia tra pescatori, uno italiano e l'altro tunisino - un'eco di neorealismo - scossa in alto mare dallo spettro del terrorismo che insinua dubbi e paure, distillando una diffidenza che monta fino a trasformarsi in conflitto aperto.
A questo punto, a voler lasciar perdere i riferimenti all'attualità, alla politica internazionale ed alle sirene del multiculturalismo, ci sarebbe forse stato spazio per un buon thriller in puro stile hitchockiano, saldamente piantatato nell'unità di tempo e spazio - il viaggio, la barca - e tutto giocato sulla prossimità degli sguardi e sull'inevitabilità del contatto.
O magari l'intreccio avrebbe potuto prendere una piega da classica commedia dell'equivoco, con i due protagonisti a guardarsi in cagnesco ed a farsi i dispetti, fino all'inevitabile sciogliersi del pathos ed al goliardico happyend con tanto di pacche sulle spalle a poppa. E invece no: la sceneggiatura - fino a quel momento calibrata su di un apprezzabile ambiguità, su di una messa in quadro mai didascalica - sbraca clamorosamente nel finale.
La musica comincia farsi seria, i dialoghi diventano ingenuamente impegnativi, lunghissime inquadrature aeree vorticano attorno all'imbarcazione nel velleitario tentativo di donarci ad ogni costo un punto di vista riflessivo ed esterno. E quando ad un certo punto un generoso Raoul Bova attacca a parlare di Islam e Al Zarqawi in dialetto siciliano strettissimo è ormai evidente che la frittata è fatta.
Il finale disperato è l'inevitabile conclusione di un'occasione sprecata per eccesso di slancio civile: delle buone idee, alcune tracce di un talento acerbo, immolate sull'altare di un cinema necessariamente impegnato e garantito intelligente.
Regia: Mohsen Melliti.
Interpreti: Raoul Bova, Giovanni Martorana, Mario Pupella, Samia Zibidi
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 80'
Origine: Italia, 2006
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