"Il destino di un guerriero", di Agustín Díaz Yanes
Un kolossal spagnolo senza troppe carte da giocare. Un soldato sprezzante dei compromessi alle prese con la Spagna sfarzosa, potentissima e corrotta del 600. Poca azione; il melodramma si affaccia timidamente ma la lentezza e l'approssimazione affogano tutto
Diego Alatriste y Tenorio (Viggo Mortensen) è un valoroso combattente nella Spagna invincibile e conquistatrice del '600. Abile di spada e puro di cuore, ma refrattario ai mille giochi di palazzo e alle astuzie necessarie a stare a galla in un mondo così caotico, si dibatte con difficoltà tra una guerra e l'altra, tra l'educazione di Inigo, figlio di un commilitone caduto sul campo, e il grande amore, corrisposto ma eternamente ostacolato, per una celebre attrice.
Poteva essere un affresco su un periodo storico di fascino inesauribile, ma il film di Agustín Díaz Yanes si ferma piuttosto alla cronaca. Manca quasi del tutto la capacità di estrarre dai tasselli del romanzo di Arturo Perez Reverte qualcosa di più di una flebile illustrazione: la lentezza non diventa mai (o quasi) incanto contemplativo, e il potere è un ombra sullo sfondo senza che mai ci si avventuri nelle sue spire. Non basta riprodurre le luci di Velazquez in qualche interno, manca piuttosto un punto di vista, un'angolazione tagliente che fenda davvero una materia così pulsante: così com'è “Il destino di un guerriero” si divide tra Alatriste e il ragazzo che adotta, oscillando timidamente la sua focalizzazione, o peggio, indulgendo in un clamoroso riempitivo come l'amore folle, quanto impossibile, tra Inigo e la figlia di un nobile, scoppiato da bambini e mai sopito per lunghi e numerosi anni (ma risolto nel nulla). Per non parlare di personaggi come quello di Enrico Lo Verso, o di situazioni come la suicida battaglia conclusiva, presenti appunto per mero dovere di cronaca ma completamente slegati dal disegno complessivo.
Eppure Díaz Yanes non è poi così malvagio. Le (rarissime) scene d'azione hanno un'impronta cupa, disillusa, opaca, che qualche interesse lo strappa. E, paradossalmente, uno spaesatissimo Viggo Mortensen, visibilmente a mezzo servizio per non dire totalmente disinteressato, fa involontariamente vestire al suo Alatriste una maschera “vegetale” di indolente autismo. Ma non è che una curiosità: troppo poco per salvare un personaggio condannato alla prevedibilità, ancora meno per salvare un film.
Titolo originale: Alatriste
Regia: Agustín Díaz Yanes
Interpreti: Viggo Mortensen, Ariadna Gil. Eduardo Noriega, Javier Cámara, Enrico lo Verso, Eduardo Noriega
Distribuzione: Medusa
Durata: 140’
Origine: Spagna/Francia/Usa, 2006
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