"Giovani aquile - Flyboys" di Tony Bill

Classico, poderoso e magnificamente sospeso “tra cielo e terra”, il film di Tony Bill esplode letteralmente nelle scene d’azione, dove i vuoti/pieni pittorici in CGI riescono a dare dimensione spettacolare ed estatica al breve scarto che esiste tra la vita e la morte, il desiderio e il buio, la luce e l’abisso

E’ stato un vero pilota Tony Bill. E si vede. In questa sua prima costosa fatica il regista americano (già attore-spalla ai tempi di Sinatra) pare aver messo tutto se stesso nella cura dei particolari e nella spettacolarità delle scene aeree. Riscoprendo un respiro epico e un classicismo d’altri tempi il suo Giovani aquile narra le vicende di cinque piloti americani che agli inizi della Prima guerra mondiale decidono di arruolarsi nell’aviazione francese per combattere nei cieli d’Europa contro la Germania.

Oltre al Pearl Harbour di Michael Bay – di cui per certi versi ripropone la prima sezione narrativa – è chiaro il riferimento all’ormai lontanissimo Angeli dell’inferno (Hell’s Angels, 1930) di Howard Hughes, ma anche e soprattutto al più recente The Aviator scorsesiano, di cui Bill attinge a piene mani per musicalità e cromatismi. Non è un caso che dopo i titoli di testa, sia proprio nel buio di una sala cinematografica che il protagonista Rowlings (James Franco) decide di arruolarsi. Quasi a stabilire – come già faceva il film con Di Caprio – lo strettissimo legame erotico-percettivo tra l’aviazione e il cinema. In questo accostamento iniziale e nell’intelligente contrasto stilistico con cui vengono filmati gli scontri terrestri (nel grigio semidocumentaristico alla Band of Brothers) e quelli in volo (con tonalità ocra che abbracciano il crepuscolo) il film di Bill si rivela tutt’altro che superficiale, nonostante i quasi-limiti di una sceneggiatura solida e convenzionale che in più di un’occasione rischia di ingolfare i propri motori. La vera forza del film è semmai soprattutto nella sua ricerca dell’emozione tattile, elemento che non fatichiamo ad attribuire al coinvolgimento diretto del regista nella costruzione coreografica e alla sua conoscenza nel campo.

Come i primi aviatori di cui vengono narrate le gesta, il regista americano cerca di ripescare nelle viscere – di sé e del cinema – quello sguardo primigenio di chi toccò l’aria per primo, la morte nobile dei figli di Icaro, le esplosioni adrenaliniche di un inferno sognato solo dagli eroi. Così facendo riscopre la verticalità impossibile del grande schermo e, neanche troppo paradossalmente, la meravigliosa staticità “fisica” dello spettatore davanti al film. Poderoso e magnificamente sospeso “tra cielo e terra”, il film di Tony Bill rielabora con la semplicità del narratore incantato emozioni primordiali ed esplode letteralmente nelle scene d’azione, dove i vuoti/pieni pittorici in CGI riescono a dare dimensione spettacolare ed estatica al breve scarto che esiste tra la vita e la morte, il desiderio e il buio, la luce e l’abisso.

 

 

Titolo originale: Flyboys

Regia di Tony Bill

Interpreti: James Franco, Jean Reno, Christien Anholt, Philip Winchester, Abdul Salis
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 139'

Origine: Usa/Francia, 2006

 

 

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