"Quattro amici e un matrimonio", di Chris Graham
Pellicola annacquata, stanca, poco briosa, con molti riferimenti al cinema italiano generazionale e “vitellone”, ma allo stesso tempo film(etto) paradigmatico sulla sterilità drammaturgica di molta commedia contemporanea e la complessità sbilanciata che lo stile produce nei confronti del contenuto
Uno dei più grandi successi al botteghino del cinema neozelandese è una commedia giovanilistica profondamente debitrice dei nostri vitelloni felliniani e più in generale della commedia italiana tutta. Quattro amici e un matrimonio è stato in patria un vero e proprio fenomeno di culto, ma non è difficile rivedere nelle vicende che legano Michael, Albert, Stanley e Sefa la tipica parabola con protagonisti gli amici d’infanzia che non vogliono crescere perché troppo spaventati dall’età adulta e dagli impegni sentimentali che spesso questa richiede. Una strada, quella intrapresa dal regista Chris Graham, già battuta appunto – in tutte le sue varianti comico-drammatiche – dai grandi maestri del nostro cinema, nonché da quel piccolo gioiello sottovalutato che era Swingers di Doug Liman, datato 1996.
In Quattro amici e un matrimonio i quattro protagonisti si vedono improvvisamente costretti a “cambiare registro” e a trovarsi una fidanzata ciascuno nel giro di una settimana. Pena la mancata accettazione da parte di tutta la comunità samoana di Auckland – ormai esausta dall’immaturità dei quattro amici e dalle loro scorribande notturne – al matrimonio di Sione, fratello di Michael. Non mancano certo situazioni buffe e piacevoli, come quelle in cui vengono messe in ridicolo le differenze dialettali tra la comunità samoana e quella bianca dei quartieri alti: il problema è che questa pellicola sia nella nostalgia accarezzata che nel suo umorismo maschile arriva in ritardo di un decennio, per non dire di più, rispetto ad altre cinematografie e ad altri film sul genere, aggiungendo molto poco sul tema e anzi ripercorrendo con verve annacquata situazioni troppo lontane da un’originalità che ci aspettavamo ben più tangibile da un cinema ancora giovane e misconosciuto, e quindi presumibilmente libero, come quello neozelandese.
Ecco che allora se c’è un elemento capace di destare un certo interesse in un prodotto come questo è proprio quella assuefazione estetica, molto occidentale e di marca post-televisiva, per non dire smaccatamente pubblicitaria, con cui il regista mette insieme le sequenze “discotecare” e quelle dedicate alle donne. Queste ultime in Quattro amici e un matrimonio sono sempre viste attraverso gli occhi e la mente dei protagonisti maschili con i filtri cromatici e le cadenze rallentate tipiche dell’immagine-merce, figlie di una sensualità patinata che è sempre più orpello muscolare e sempre meno passione incantata. Da questo punto di vista quello di Chris Graham diventa film(etto) quasi paradigmatico sulla sterilità drammaturgica di molta commedia contemporanea e allo stesso tempo sulla complessità sbilanciata che lo stile produce nei confronti del contenuto.
Titolo originale: Sione's Wedding
Regia: Chris Graham
Interpreti: Oscar Kightley, Iaheto Ah Hi, Robbie Magasiva, Shimpal Lelisi
Distribuzione: Medusa
Durata: 97'
Origine: Nuova Zelanda, 2006
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