"L'uomo medio + medio", di Pierre-Paul Renders
Viene da chiedersi che fine abbia fatto il talento visivo messo in mostra dal regista nel suo scorso lavoro, quel Thomas in Love tutto in soggettiva che sebbene non originale almeno si dimostrava “vivo”. E lo stile con cui Renders girava il suo film precedente torna a fare capolino in un’unica sequenza, sorta di spot stile pubblicità-progresso
L’uomo medio + medio non crede nel campo medio. E’ abbastanza evidente infatti che Pierre-Paul Renders sia convinto che il modo giusto di far funzionare sullo schermo lo script che ha messo giù insieme a Denis Lapière - e che definire arrancante e grossolano ci sembra il minimo - sia quello di restringere il campo di praticamente ogni inquadratura di sequenze dialogate, ad asfissianti primi piani a cercare la sottolineatura della maniera tutta francese di recitare le commedie: sequela insostenibile di smorfie, bocche e sopracciglia sopra-le-righe, balletto di ammiccamenti, sguardi ammalianti, sorrisini di lato. Intorno all’ottantesimo PP di Caroline Dhavernas (attrice canadese fattasi notare nel telefilm Wonderfalls, al cinema già vista ne La storia di Moab, Breach e Hollywoodland), viene da chiedersi che fine abbia fatto il talento visivo messo in mostra da Renders nel suo film precedente, quel Thomas in Love tutto in soggettiva che sebbene non originale (Lady in the Lake è del 1946) almeno si dimostrava “vivo” – e lo stile con cui Renders girava il suo film precedente torna a fare capolino in un’unica sequenza, sorta di spot stile pubblicità-progresso all’interno dell’opera: attraverso gli occhi del protagonista, Jalil (il paffuto Khalid Maadour), spiato e controllato di nascosto da miriadi di microcamere e microspie sparse per la sua casa da una potente società di sondaggi in quanto “perfetto uomo medio”, in grado di incarnare in sé il volere della maggioranza dei francesi, seguiamo la rivelazione dell’attrice che la società malefica ha infiltrato nella vita del giovane (che se n’è innamorato perdutamente) per orientarne le scelte (la Dhavernas), che in un improvviso rigurgito di coscienza gli svela la verità – all’interno di un grande magazzino, zeppo di oggetti e gadgets che involontariamente Jalil ha contribuito in maniera determinante a scegliere per il lancio commerciale (il supermercato è il tempio della democrazia...). Dopo sin troppi salti mortali della sceneggiatura, giungiamo come se non bastasse ad un finale (una specie di rivolta popolare scatenata dalla notizia che Jalil non sa per chi votare alle elezioni Presidenziali...) dal messaggio fastidiosamente ambiguo. C’è una scena che funziona, comunque: per tentare di orientare il voto di Jalil, il Presidente francese e consorte si presentano a sorpresa a cena nell’appartamento del ragazzo, che era in compagnia dei suoi amici fricchettoni. La First Lady si ubriaca coi giovani elettori, e all’improvviso si fa passare uno spinello. Tutti i ragazzi presenti estraggono il videofonino, per immortalare il momento: e l’inquadratura è completamente invasa da una selva di bracci tesi che impugnano cellulari e fotocamere puntate come armi pronte a sparare – una smitragliata di primipiani, probabilmente.
Titolo originale: Comme tout le monde
Regia: Pierre-Paul Renders
Interpreti: Khalid Maadour, Gilbert Melki, Caroline Dhavernas, Thierry Lhermitte
Distribuzione: Videa CDE, Warner Bros.
Durata: 90'
Origine: Francia, 2007
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