I FILM IN TV - Film della settimana: CACCIATORE BIANCO, CUORE NERO di Clint Eastwood

Da un libro di memorie scritto da Paul Viertel, Clint Eastwood fa rivivere John Huston e le vicende accadute sul set de "La regina d'Africa" nel lontano 1952, mostrando le stravaganze del grande regista capace di spostare set e tempi di lavorazione per poter soddisfare la sua passione per la caccia. Venerdì sera su La 7.

"Io / che ogni giorno mi scavo sotto la pelle / non ho sete / né di verità né di felicità né di gloria / ma della sorgente di questa sete" (Bernard Noel)

 

Il naufragio dell'esistenza. A volte ci si sente persi, esiliati, senza dimora, esposti alla vita, mancanti al mondo, agli altri e a se stessi, inquieti per la troppa assenza alla propria intimità, erranti e all'incessante ricerca di qualcosa: un gesto che possa essere partecipe del nostro esser(ci), uno sguardo in cui ci si possa riconoscere/riflettere; o una traccia che possa ancora farci sentire la presenza di qualcosa/qualcuno (per sempre) assente. Così le nostre emozioni hanno un continuo movimento verso l'esterno, un andare e un tornare della nostra anima, del nostro corpo, un tentativo di offrirsi all'esistente nello sforzo mai compiuto/compreso di dare continuità, completezza al percorso vita. Siamo presenti singolarità accoglienti ossessioni, passioni, desideri, paure e fragilità; e per quanto l'occhio si sforzi di trovare nuovi domini nella regione deserta del cuore, tutto torna a sfuggire e l'essere ad apparir(ci) come frantumazione, proibizione di ogni dimora, disseminazione, di ciò che si vuole fissare, una volta per tutte, privandolo dell'inquietudine del tempo, affascinante i corpi col suo passare, e del nostro consapevole e (in)significante peccare. Cacciatore bianco, cuore nero è il tentativo riuscito, da parte di Clint Eastwood, di una condensazione dello sguardo, di uno sguardo che sappia riacquistare il valore del vedere (non è un caso che qui Eastwood metta in scena se stesso come regista), del vedere il (proprio) mondo, in cui smarrirsi, perdendo certezze e sicurezze, per potersi ritrovare, uno sguardo capace di confessare la propria fallibilità come possibilità altra o un'altra possibilità di essere ancora con/per la vita, uno sguardo che sappia incidersi, farsi corpo, carattere, (an)negante nella/la finitudine dell'esistere, il nostro non poter non essere tra un inizio e una fine, perché non c'è vita senza morte; ogni felicità è congiunta al dolore, ogni realizzazione al rischio e alla perdita. Così Eastwood è capace di filmare l'amore per la vita e per i corpi, il naufragio dell'esistenza che in sé e da sé non si lascia contenere, tutto in una scrittura filmica in cui ci si ritrova, ci si riconosce, ci si raccoglie, lasciando che le immagini si facciano da sole, davanti agli occhi, in vista della riappropriazione, nella paraousia, nella presenza a sé dei corpi vis(su)ti.

 

CACCIATORE BIANCO, CUORE NERO di Clint Eastwood
con: Clint Eastwood, Jeff Fahey, George Dzundza, Marisa Berenson
USA 1990, (110')
Venerdì 18 marzo, ore 21:30 La 7

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