RECENSIONI 2006/2007

"La ricerca della felicità", di Gabriele Muccino (di Paolo Tenca, del 01/12/2007)

Si gioca con la consistenza materiale di un Sogno Americano sempre più impalpabile e si affonda ancora il bisturi su nervi scoperti, talmente scoperti da essere allo stesso tempo universali quanto parossistici. Lo sguardo così si fonde, sino a disperdersi, nel linguaggio istituzionale

"Flicka - Uno spirito libero", di Michael Mayer (di Danilo Ausiello, del 31/07/2007)

Cinema "anziano" che – come certi canuti cowboy affacciati da secoli alle verande del Wyoming -  guarda al passato, racconta pateticamente la fine di un mondo – la fine del West – attaccandosi alla bottiglia dei ricordi ed illudendosi di poterci ancora cavare qualcosa di buono per i 16enni che vanno al cinema nel 2007.

"Crank", di Mark Neveldine e Brian Taylor (di Sergio Sozzo, del 28/07/2007)

Siamo di fronte al punto più basso toccato dalla carriera dello stuntman Jason Transporter Statham, promosso da Guy Ritchie e dalle ben più valevoli produzioni di Besson a protagonista di action-movies, girato da due registi che come tanti altri si sono già dimenticati di film ben più estremi formalmente firmati da Soderbergh, come il simile L’inglese.

 

"Specchio magico", di Manoel de Oliveira (di Michele Moccia, del 27/07/2007)

Le immagini del nuovo film di Manoel De Oliveira accarezzano la pelle, scivolando nell’intimità del cuore, dei ricordi, dei segni, dei gesti, degli attimi trascorsi, passati, riflessi come in uno specchio. Esce in sala con quasi 2 anni di ritardo essendo stato presentato in concorso al Festival di Venezia nel 2005. Dal romanzo Alma dos ricos (L’anima dei ricchi) di Augustina Bessa-Luis

"Paura primordiale", di Michael Katleman (di Emiliano Bertocchi, del 27/07/2007)

Ambientazione esotica (con un’Africa come sempre da cartolina) per un ibrido cinematografico che alterna l’horror acquatico (ma dopo Lo squalo è difficile inventarsi qualcosa di nuovo) ad una ipocrita rappresentazione di una delle tragedie più grandi degli ultimi anni, quella appunto dello sterminio dei Tutsi (che tra l’altro avvenne principlamente in Ruanda).

"Vacancy", di Nimrod Antal (di Stefano Perosino, del 25/07/2007)

E’ cosa nota che nei primi quindici minuti di qualsiasi lungometraggio, visionandolo con una certa attenzione, si può comprendere come esso andrà a proseguire, ben più raro invece avere l’intero “complesso filmico” in una sola inquadratura senza stacchi di montaggio e senza una parola di dialogo. Antal ci riesce.

"Zombies -La vendetta degli innocenti", di J. S. Cardone (di Carlo Valeri, del 25/07/2007)

Quello di J. S. Cardone è un horror che soprende per il fascino oscuro e gotico delle location montane e notturne. Senza picchi di suspense o idee originali, ma con tutta l'umiltà dell'artigiano che sa incollare immagini

"Il grande match", di Gerardo Olivares (di Annarita Guidi, del 24/07/2007)

Olivares guarda altrove: l’umanità, le facce, il gioco infinito del cinema. L’immanenza dello spazio si fa immagine sterminata e musica - le due carte vincenti di un film piccolo, semplice, leggero e godibile

"Sguardo nel vuoto", di Scott Frank (di Giacomo Calzoni, del 22/07/2007)

Distribuito alla rinfusa in mezzo ai vari blockbuster estivi, Sguardo nel vuoto sembrerebbe il solito scarto di magazzino di luglio: anche se rimane un film troppo calibrato per entrare davvero nella memoria, è un prodotto medio senza pretese, coinvolgente quanto basta per meritare la visione

"The Reef - Amici per le pinne" di Howard E. Baker e John Fox (di Aldo Spiniello, del 20/07/2007)

Nuovo film d’animazione ambientato nelle profondità dell’oceano, The Reef è una storia edificante sull’importanza dell’amicizia e sulla forza del coraggio e della tenacia. Una morale facile ed edificante, che sconta il difetto di un’animazione non sempre all’altezza

"Fast Food Nation", di Richard Linklater (di Simone Emiliani, del 20/07/2007)

 Presentanto in Concorso al Festival di Cannes del 2006, tratto dal bestseller di Eric Schlosser e prodotto da Jeremy Thomas, il film di Linklater appare intrappolato in una scrittura che lo rende immobile e statico e si disperde in più vicende parallele che allentano la tensione degli squarci più vicini alle forme del documentario e condiziona uno sguardo che mortifica anche lo spazio della frontiera

"L'uomo medio + medio", di Pierre-Paul Renders (di Sergio Sozzo, del 20/07/2007)

Viene da chiedersi che fine abbia fatto il talento visivo messo in mostra dal regista nel suo scorso lavoro, quel Thomas in Love tutto in soggettiva che sebbene non originale almeno si dimostrava “vivo”. E lo stile con cui Renders girava il suo film precedente torna a fare capolino in un’unica sequenza, sorta di spot stile pubblicità-progresso

"SoloMetro" di Marco Cucurnia (di Francesco Maggi, del 20/07/2007)

I mondi che l’occhio di Cucurnia prova a fotografare: dove i giovani sono impauriti, i trentenni deboli e smarriti, e i cinquantenni distratti e lontani, sono microcosmi che lamentano una superficialità troppo televisiva, quasi bozzettistica, mai veramente marchiati dalla cattiveria e dal cinismo di tanti personaggi della gloriosa commedia italiana

"Il mio ragazzo è un bastardo", di Betty Thomas (di Matteo Di Giulio, del 20/07/2007)

Teen comedy di chiara derivazione televisiva, senza avere però la brillantezza delle serie tv che oggi spopolano, Il mio ragazzo è un bastardo non funziona praticamente mai: niente sorrisi, poche trovate divertenti e, soprattutto, nessuna idea su come valorizzare un’idea di partenza che per quanto stereotipata avrebbe potuto incuriosire

"Smokin' Aces", di Joe Carnahan (di Matteo Di Giulio, del 20/07/2007)

Noir approssimativo o commedia smussata? Smokin’ Aces di Joe Carnahan è un guazzabuglio di situazioni e personaggi talmente grossolani e fracassoni da infastidire poco dopo le presentazioni di rito. Regia, montaggio, fotografia e colonna sonora nascondono, dietro una facciata scintillante, un prodotto decisamente mediocre.

"Fearless", di Ronny Yu (di Matteo Di Giulio, del 20/07/2007)

Il ritorno alle arti marziali cinesi del divo Jet Li, patrocinato alla regia dal veterano hongkonghese Ronny Yu, è un nostalgico déjà-vu che rielabora i canoni del gongfupian secondo un’ottica gradita al nuovo cinema «mainlander» di Pechino. Risultato finale piacevole, anche se non brilla per originalità.

"Agente matrimoniale", di Christian Bisceglia (di Sara Lanfranchini, del 19/07/2007)

 

Si adagia, purtroppo, su cliché noti ed abbondantemente sfruttati l’opera prima di Christian Bisceglia, che non fa ridere davvero perché soffocata da piattezza narrativa e formale, sentimentalismo ed ironia facile e prevedibile. Funzionale ed affiatata, invece, la coppia di protagonisti, sebbene con qualche sbavatura interpretativa di troppo, disseminata qua e là

"Quattro amici e un matrimonio", di Chris Graham (di Carlo Valeri, del 18/07/2007)

 

Pellicola annacquata, stanca, poco briosa, con molti riferimenti al cinema italiano generazionale e “vitellone”, ma allo stesso tempo film(etto) paradigmatico sulla sterilità drammaturgica di molta commedia contemporanea e la complessità sbilanciata che lo stile produce nei confronti del contenuto

Plongée: "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", di David Yates (di Michele Moccia, del 15/07/2007)

Inizia con un plongée, una vertiginosa e luminosa sequenza dall’alto, Harry Potter e l’Ordine della Fenice, per poi oscurarsi lentamente, progressivamente, fino a penetrare nei meandri oscuri dell’animo, tra incubi, ricordi intimi e gelosamente custoditi, ossessioni e rimorsi. Forse è tutto sin troppo chiaro, ma “la camera dei segreti” è quella della propria intimità, in cui si raccoglie tutto ciò che annega o ancora annaspa nel lago del cuore

"La duchessa di Langeais", di Jacques Rivette (di Massimo Causo, del 13/07/2007)

Da un romanzo di Honoré de Balzac e presentato in Concorso all’ultimo festival di Berlino, Rivette realizza un’opera sospesa tra De Oliveira e Rohmer, vagamente ironico, preso dal piacere discorsivo di una narrazione che si adatta ai personaggi col fervore letterario della matrice, ma anche con la sensibilità volutamente poco sciolta dei due interpreti: Jeanne Balibar e Guillaume Depardieu.

"Catacombs - Il mondo dei morti", di Tomm Coker e David Elliot (di Danilo Ausiello, del 12/07/2007)

Film oscuro e sotterraneo che rifiuta astutamente la facoltà di ideare e tessere una vera trama horror, saltando direttamente a raccontarne gli effetti. Ed in cui la paura diventa frutto esclusivo di ciò che non c’è, non si vede. O che, comunque, si vede male.

"I testimoni", di André Téchiné (di Guglielmo Siniscalchi, del 09/07/2007)

“Recita a quattro” che col passare dei minuti si trasforma in una tragedia in tre atti. Il regista francese realizza un dramma della metamorfosi - della malattia, della nascita, della morte e di un amour fou improvviso e sconvolgente – e della sua apparente negazione – la “ripresa” della normalità del terzo atto – che restituisce un cinema “testimone” di un’umanità in sottile disequilibrio fra voglia di ricominciare e desiderio di non dimenticare, fra passione dei corpi e bugie delle parole. Un cinema della memoria, un cinema dei sensi...

 

Underworld: "Nazareno", di Varo Venturi (di Annarita Guidi, del 09/07/2007)

Il film d’esordio di Venturi si appoggia da una parte allo stile documentaristico - di rara immediatezza, senza ammiccamenti, senza alcun trucco – dall’altra schizza all’improvviso schegge oniriche, deliranti. Come se realtà selezionata e farsi della pellicola si compenetrassero definitivamente

"Confetti" di Debbie Isitt (di Francesco Maggi, del 09/07/2007)

Una pellicola in formato ibrido per raccontare senza veli, e con molto humor, la pazza gara al matrimonio dell’anno. Un bel gruppo di attori, Martin Freeman (il ballerino Matt) già nella serie tv The Office, sorregge questo anomala pellicola, dai risvolti comici, una lente d’ingrandimento formato televisivo pronta a dissacrare le interminabili fatiche dei provetti sposi

 

"Lupin III - Il castello di Cagliostro", di Hayao Miyazaki (di Massimo Causo, del 06/07/2007)

Per la prima volta nei cinema il miglior film dedicato al celebre personaggio tv: un’opera perfettamente coerente con la poetica del regista, dove ogni avventura è un atto di transito da un livello all’altro, in una perenne comunicazione di spazi, fluidi, corpi, tra torri e sotterranei, botole e ponti aerei, corpi in volo, subacquei e sotterrati

"Stepping: dalla strada al palcoscenico" di Sylvain White (di Emiliano Bertocchi, del 06/07/2007)

Questo film è un ottimo esempio di come ad Hollywood si possa costruire una sceneggiatura assemblando semplicemente le varie tendenze giovanili per creare un prodotto consumabile dal pubblico adolescenziale. La pratica dello stepping risulta essere, tra le altre cose, una delle più demenziali degli ultimi anni.

"The Messengers" di Oxide Pang e Danny Pang (di Carlo Valeri, del 02/07/2007)

Fa impressione vedere in un film hollywoodiano la flagranza scorticata e traballante di molti (meravigliosi) horror orientali. Come se il dispositivo filmico fosse ancora un perfetto meccanismo di pars destruens con cui scardinare e omaggiare tutto l’orrore/terrore del cinema passato, al fine di crearne uno nuovo, meno scritto e più fisico

"Guido che sfidò le Brigate Rosse", di Giuseppe Ferrara (di Lorenzo Leone, del 01/07/2007)

Giuseppe Ferrara porta al cinema la storia di Guido Rossa, martire di Stato e delle Br, ma lo fa scontando un eccesso di didatticismo che blocca ogni apertura alla vita e alla morte di un eroe, troppo facilmente dimenticato come ogni grande eroe che si rispetti…Un’occasione persa, come tanto altro cinema d’impegno civile

"Porky College 2 - sempre più duri", di Marc Rothemund (di Leonardo Lardieri, del 01/07/2007)

 

Dopo l’esordio terribilmente impegnato, in cui si raccontava la drammatica vicenda di una giovane donna rivoluzionaria (Sophie Scholl), all’epoca della Germania Nazista, il regista tedesco cambia totalmente registro, imbastendo uno pseudo “teen-college movie”, sulle orme di American Pie, e del precedente Porky College – un duro per amico

"Il flauto magico", di Kenneth Branagh (di Leonardo Lardieri, del 29/06/2007)

 

Il regista inglese, sospende il martirio shakespeariano e si confronta con Mozart e con una delle sue opere più famose. Branagh mostra, ancora una volta, il suo fiato corto, la sua presuntuosa convinzione di saper giocare con i sentimenti e la sua proverbiale capacità di saper annullare il cinema

"Come le formiche - Wine and Kisses", di Ilaria Borrelli (di Giovanna Canta, del 29/06/2007)

La regista Ilaria Borrelli non perde occasione per gettare nel calderone nuovi ingredienti e continuare a mescolare, in attesa che il miracolo del “Rubro” si compia. Troppa l'indecisione alla quale sembra abbandonarsi, vagando senza meta tra personaggi e situazioni, girandovi attorno, senza mai riuscire a trovare un attimo di riposo.

"Giovani aquile - Flyboys" di Tony Bill (di Carlo Valeri, del 29/06/2007)

Classico, poderoso e magnificamente sospeso “tra cielo e terra”, il film di Tony Bill esplode letteralmente nelle scene d’azione, dove i vuoti/pieni pittorici in CGI riescono a dare dimensione spettacolare ed estatica al breve scarto che esiste tra la vita e la morte, il desiderio e il buio, la luce e l’abisso

"Desiderio", di Valeska Grisebach (di Emiliano Bertocchi, del 29/06/2007)

La regista lavora sulle emozioni e sulla loro rappresentazione. Costruisce un incastro di stati d’animo e movimenti interiori, cercando di trasformare in immagini il romanticismo che dovrebbe muovere i suoi personaggi. Purtroppo il risultato è freddo e distaccato e i sentimenti mostrati non riescono ad arrivare fino allo spettatore.

Il Quarto Stato: "Transformers", di Michael Bay (di Sergio Sozzo, del 28/06/2007)

Questi robot giganteschi si appendono ai ponti, si nascondono tra gli alberi, saltano sui tetti dei palazzi, scherzano con gli uomini e con i cani. Sono loro a creare il Cinema, la visione. Superata la pesantezza materica del suo cinema, Bay dimostra che, nonostante il virtuale e il digitale, il controcampo è ancora possibile. Ed è più umano che mai. 

 

 

"Goal! 2: Vivere un Sogno", di Jaume-Collet-Serra (di Danilo Ausiello, del 26/06/2007)

Serra riserva un’originale trattamento di esasperazione finzionale alle sequenze sul campo di gioco, con il film che perde ogni intento di verosimiglianza per farsi semplice gioco digitale: gioco di linee, colori e velocità. Un film costruito precisamente come un videogioco. Un esperimento riuscito

"TMNT - Teenage Mutant Ninja Turtles", di Kevin Munroe (di Sergio Sozzo, del 24/06/2007)

Si ripensa a John Woo e al suo videogame Stranglehold diverse volte, durante la visione di questa prima avventura al computer delle ninja turtles, basata su ‘liquidi’ inseguimenti in scenari digitali: per le scene di combattimenti, riprese con stile sincopato e virtuosistico; ma soprattutto per una splendida sequenza di scontro tra due fratelli

"Il destino di un guerriero", di Agustín Díaz Yanes (di Marco Grosoli, del 24/06/2007)

Un kolossal spagnolo senza troppe carte da giocare. Un soldato sprezzante dei compromessi alle prese con la Spagna sfarzosa, potentissima e corrotta del 600. Poca azione; il melodramma si affaccia timidamente ma la lentezza e l'approssimazione affogano tutto

"Le regole del gioco", di Curtis Hanson (di Giacomo Calzoni, del 24/06/2007)

Il cinema di Curtis Hanson spiazza e inganna, sembra seguire percorsi già noti e invece riesce a vivere di vita propria. Le regole del gioco è un’appassionante sfida lunga due ore, una contaminazione tra i canoni della commedia romantica e le regole del poker, un cinema che sembra voler tagliare fuori qualsiasi elemento esterno per concentrarsi unicamente sul gioco intorno al quale si basa.

"XXY - Uomini, donne o tutti e due?", di Lucia Puenzo (di Lorenzo Leone, del 22/06/2007)

Vincitore della Semaine de la Critique, il primo lungometraggio di Lucia Puenzo (figlia di Luis), pur nei suoi peccati evidenti soprattutto in una mancanza di controllo con escursioni narrative che appesantiscono la pellicola, ha avuto il merito di aver trattato un tema cosi’ scottante con delicatezza, rifuggendo da qualunque pietismo o facile commiserazione

"Come l'ombra", di Marina Spada (di Sergio Sozzo, del 22/06/2007)

 

Marina Spada - che ha iniziato a lavorare nel cinema come assistente alla regia di Massimo Troisi - sembra rispettare e tenere molto al desiderio di solitudine e riservatezza del suo personaggio protagonista, si muove sempre in punta di piedi in queste scene intime, attenta a non invadere lo spazio di Claudia, donna sola all’inizio e alla fine del film

"Ti va di pagare?", di Pierre Salvadori (di Annarita Guidi, del 22/06/2007)

Buona sintesi di respiro e immersione, panoramico e intimo, il film di Salvadori attualizza il senso più classico della commedia: pochi efficaci tratti per disegnare i personaggi, equivoci e rovesciamenti, crudeltà, realismo senza cadute di stile

"Hostel: Part II", di Eli Roth (di Emiliano Bertocchi, del 22/06/2007)

Colpisce duro il nuovo film di Eli Roth. Il regista, attraverso una rappresentazione estrema della violenza, riesce a cogliere molte incongruenze della nostra società, oltre a firmare una vero e proprio atto d’accusa contro il capitalismo americano.

"Tre donne morali", di Marcello Garofalo (di Carlo Valeri, del 20/06/2007)

 

E’ un film da ascoltare Tre donne morali. Quasi tutto fatto di parole, confessioni, citazioni ‘alte’ (Pasolini, Borges, Dante), dichiarazioni e provocazioni etiche rese con distacco, senza mai cadere nella facile retorica del manifesto politico. Politico è semmai il modo con cui Garofalo racconta le donne del suo film, come ne celebra lo spessore umano

"Il vento fa il suo giro", di Giorgio Diritti (di Danilo Ausiello, del 20/06/2007)

 

Ambiziosa parabola imbastita sulle idee opposte di Chiusura e Integrazione: il film cresce dentro un piccolo mondo antico contro cui finirà con lo scontrarsi un nucleo familiare estraneo, troppo “anarchico” per adattarsi e dunque, in ultima analisi, respinto

"Follia", di David Mackenzie (di Francesco Ruggeri, del 20/06/2007)

 

Dal best-sellers di Patrick McGrath, un film senza sangue, sesso, pazzia, amore.Mackenzie non sa far altro che incollarsi alla splendida dizione di Ian McKellen, agli occhi turbati di Natasha Richardson e alla compostezza obitoriale di una messa in scena completamente dissanguata

"Shan - Il cuore antico dei popoli naturali", di Stefano Milla (di Francesca Bea, del 20/06/2007)

Il viaggio musicale dei cinque componenti del LabGraal attraversa i miti e le tradizioni celtiche, si snoda lungo geografie lontane tentando di mostrare le radici comuni che legano i Nativi del pianeta, diventa, infine, uno strumento di denuncia per la difesa dei diritti, delle tradizioni e dei luoghi sacri dei Popoli naturali

"L'uomo di vetro", di Stefano Incerti (di Emiliano Bertocchi, del 19/06/2007)

La vicenda di Leonardo Vitale, pentito di Mafia, viene trasformata in una storia che si muove tra l’insistita rappresentazione della sua follia e i soliti stereotipi cinematografici sugli ambienti mafiosi. Un film dove la denuncia e i fatti devono cedere il posto alla loro inevitabile rielaborazione drammaturgica

"Il sole nero", di Krzysztof Zanussi (di Tonino De Pace, del 19/06/2007)

Il sole nero di Krzysztof Zanussi soffre degli esiti negativi di un cinema realizzato da un autore che ha acquisito una versatilità televisiva. Il film non concede mai nulla ad un possibile deragliamento della storia o dei suoi personaggi, ma in cui vince una concezione manichea del bene e del male con risultati negativamente destabilizzanti.

"Appuntamento al buio", di James Keach e Christopher Theo (di Giovanna Canta, del 19/06/2007)

Marcata risulta la scansione scenica secondo la quale procede l'intera pellicola, per sezioni, capitoli, collage di situazioni, pronte a suggerire questa o quella reazione. Resta poco, oltre alla delusione per l'ennesima occasione sprecata di un cinema d'intrattenimento che resta decisamente al buio

"I Fantastici 4 e Silver Surfer", di Tim Story (di Davide Di Giorgio, del 17/06/2007)

Un sequel migliore del precedente, ma che non dissipa le perplessità circa una serie che ha sempre il sapore di un ridimensionamento del Mito. Un film che a dispetto delle sue cifre "blockbuster" pare un progetto molto "piccolo", proprio a causa della sua mancanza di pretese

"Hikikomori", di Gianluca Olmastroni (di Francesca Bea, del 15/06/2007)

Lo stare in disparte, l'abdicazione ad ogni forma di vita sociale come impossibilità di affrontare la propria esistenza, è la difficile tematica raccontata da Gianluca Olmastroni nel suo lungometraggio d'esordio

"L'eletto", di Guillaume Nicloux (di Sergio Sozzo, del 15/06/2007)

E' il dilemma del cinema francese contemporaneo, indeciso se fare realmente e del tutto il grande salto verso una regia globalizzata alla Kassovitz, svendere la sua anima al glamour e alle commedie più o meno stupide con la Bellucci, o tenersi strette almeno in parte le atmosfere rarefatte, i dialoghi rallentati, tutte queste prerogative 'd'autore'.

"Paprika - Sognando un sogno", di Kon Satoshi (di Aldo Spiniello, del 15/06/2007)

Il film straripa ad ogni istante dalla razionalità e linearità narrativa, per presentarsi come un accumulo di sogni e incubi. Kon ci parla di libertà e dominio, scienza e limiti. Ma soprattutto ci mostra che il sogno, come il cinema, è il campo di battaglia di pulsioni, desideri, sentimenti, passioni

"Non prendere impegni stasera", di Gianluca Maria Tavarelli (di Simone Emiliani, del 15/06/2007)

La sensazione fastidiosa dell'opera di Tavarelli è quella di incompiutezza, forse perché il regista ha tentato una strada più ambiziosa. L'isolamento, la disperazione dei personaggi emergono a fatica, condizionati anche da una scrittura che fa sentire pesantemente le sue tracce. Soltanto in rari momenti riemerge la vena migliore del cineasta torinese

"La sconosciuta" di Giuseppe Tornatore (di Davide Di Giorgio, del 15/06/2007)

Un thriller al femminile, prigioniero di uno sguardo che opprime la narrazione e impedisce ai sentimenti di rivelarsi con la libertà necessaria. Resta soltanto un ibrido, sin troppo chiarificatore della situazione in cui versa il nostro cinema. Ripubblichiamo la recensione al film vincitore del David di Donatello.

"Io e Beethoven" di Agnieszka Holland (di Francesco Maggi, del 15/06/2007)

In questo sguardo affilato sulla follia, dove l'ascetica durezza del genio crea la sublime bellezza della musica, la composizione visiva della regista polacca si trasforma in un sussurro delicato e sensibile all'intera umanità che ha amato e vissuto le note immortali di Ludwing van Beethoven.

"Terapia Roosevelt", di Vittorio Muscia (di Andrea Caramanna, del 11/06/2007)

Commedia surreale e bizzarra sulla timidezza, con la voglia del gesto poetico che vuole costruire un mondo più umano. Regia ed attori in perfetta forma da clown stralunati

"Il matrimonio di Tuya" di Wang Quan An (di Carlo Valeri, del 11/06/2007)

Sintesi miracolosa tra l'apertura paesaggistica dal respiro western e il minimalismo neorealista di una storia privata, il film vincitore dell'Orso d'oro a Berlino 2007 è una dichiarazione d'amore verso una donna e una nazione, di cui traccia la disgregazione e la bellezza, celebrando la resistenza al tempo che passa, la persistenza dell'uomo alla vita

"Harsh Times - I giorni dell'odio" di David Ayer (di Marco Grosoli, del 10/06/2007)

La frustrazione di Jim, reduce di guerra spiantato, è una bomba a orologeria che esplode in modo troppo meccanico. Rimane un discreto ritratto di ambiente, l'odissea di due loser pericolosi ma teneramente immaturi

"Presa mortale", di John Bonito (di Sergio Sozzo, del 09/06/2007)

Prima di trasformarsi in un rocambolesco, pirotecnico ed abbastanza noioso inseguimento di 60 minuti, dove la superstar del wrestling John Cena ha modo di mostrarsi soprattutto come pesantissimo corpo in continua caduta libera, il film vanta una prima mezz'ora da videoclip sorprendentemente divertente. E con un Robert 'T-1000' Patrick strepitoso.

"I Robinson - Una famiglia spaziale", di Stephen J. Anderson (di Emiliano Bertocchi, del 08/06/2007)

La Disney vuole guardare avanti e costruirsi un nuovo futuro. Ci riesce tecnicamente, sperimentando e raggiungendo livelli di elaborazione grafica sempre più sbalorditivi. Ma le storie raccontate rimangono sempre uguali a se stesse, incapaci di evolversi e soprattutto di emozionare veramente

"Ocean's 13" di Steven Soderbergh (di Leonardo Lardieri, del 08/06/2007)

Su "Ocean's Eleven", film realizzato nel 1960 da Lewis Milestone, con Frank Sinatra, il regista statunitense, Steven Soderbergh, sembra non esaurire la sua vena creativa, o meglio, la sua passione per la passerella di stelle, senza carne, soltanto il simulacro degli attori in prêt à porter

"Turistas", di John Stockwell (di Stefano Perosino, del 03/06/2007)

Trama perfetta per un film alla Amando De Ossorio o alla Eddie Romero, per citarne un paio, ma almeno in quel caso, dinanzi a film deliranti e demenziali, ci si divertiva allegramente. Invece Turistas si prende maledettamente sul serio

"Cardiofitness" di Fabio Tagliavia (di Aldo Spiniello, del 03/06/2007)

Il regista, esordiente, mostra un indubbio talento, ma non riesce a deviare dai percorsi sicuri. Un film che sarebbe potuto diventare il racconto di un altro rito di passaggio, ma che si ferma ben al di qua della linea d'ombra

"Il destino nel nome - The Namesake", di Mira Nair (di Aldo Spiniello, del 01/06/2007)

"Il destino nel nome", come "Nuovomondo" di Crialese, narra di un viaggio verso la felicità e di un jet lag, di uno spaesamento. E' un film che, attraverso la collaudata struttura del dramma familiare, non si tira indietro di fronte alle convenzioni. Si rifugia nel già visto, per preservare la sua identità

"USA contro John Lennon", di David Leaf & John Scheinfeld (del 01/06/2007)

Il film non è biografico, se non in alcuni rapidi accenni all'infanzia di John, ma è estremamente politico, con una volontà quasi maniacale di raccontare quel periodo della Storia americana (quello della guerra del Vietnam, 1965-1975) quasi più con la voglia di parlare delle guerre di oggi che non di dare un ritratto esaustivo di quelle di allora

"Grindhouse - A prova di morte", di Quentin Tarantino (di Simone Emiliani, del 01/06/2007)

Ancora residui del cinema degli Anni'70 in una pellicola dal tormentato percorso produttivo. Un film sul voyeurismo, sullo sguardo diretto o nascosto e al tempo stesso un altro viaggio dentro i generi popolari (lo slasher-movie e il road-movie) in un'opera non omogenea, di straordinaria irregolarità, grandiosa proprio nella sua dichiarata incompiutezza

"Non son l'uno per cento - Anarchici a Carrara", di Antonio Morabito (di Sergio Sozzo, del 01/06/2007)

L'Italia vanta documentaristi formidabili, a cui la leggerezza del digitale ha donato possibilità realizzative in cui l'economia del mezzo non preclude all'efficacia del prodotto. Come questi appassionanti 75 min di Morabito, ricavati da oltre 40 ore di riprese a seguire il tipografo Alfonso Nicolazzi, figura leggendaria dell'anarchismo carrarese.

"The Darwin Awards", di Finn Taylor (di Matteo Di Giulio, del 01/06/2007)

Il regista Finn Taylor, al terzo film, esamina con intenti ironici un fenomeno tutto americano, quello dei Darwin Awards, ovverosia quegli incidenti mortali autoprovocati da imperizia e voglia di lasciare il segno. La commedia è stentorea, il lato thriller inesistente, per un ibrido di scarso impatto.

"Daratt - La stagione del perdono", di Mahamat-Saleh Haroun (di Giuseppe Gariazzo, del 29/05/2007)

Haroun appartiene alla nuova generazione di cineasti africani. E lui e il mauritano Abderrahmane Sissako (qui produttore) sono gli sguardi, le voci, il pensiero più appassionato e riflessivo che sta dando al cinema africano una forte, necessaria identità, come da tempo non accadeva

"Breakfast on Pluto", di Neil Jordan (di Giovanna Canta, del 28/05/2007)

È davvero sorprendente la delicatezza con la quale Neil Jordan racconta le sgangherate avventure di Patrick/Kitten. Ogni capitolo del suo diario, un quadro dai colori vivaci. Ne vien fuori un mix perfetto tra immagini e suoni che si intrecciano sullo schermo, per provare a realizzare il più assurdo dei propri sogni

"The History Boys", di Nicholas Hytner (di Sergio Sozzo, del 28/05/2007)

Il nero; il ciccione; il musulmano; l'ebreo gay; il cattolico ultrapraticante; l'alternativo; lo sportivo; e il donnaiolo - collegiali alla Sheffield Grammar School, si preparano con i loro professori ai test di ammissione a Oxford e a Cambridge. Alan Bennett adatta per il cinema il suo dramma teatrale: ogni professore ha allora la sua scena madre.

"Il punto rosso", di Marco Carlucci (di Emiliano Bertocchi, del 25/05/2007)

Un film indipendente che vorrebbe affrontare temi importanti della società italiana. Una "favola sociale" che tra la scarsezza tecnica della forma e il qualunquismo dei contenuti diventa indice della condizione di un certo tipo di cinema italiano

"La città proibita", di Zhang Yimou (di Francesco Maggi, del 25/05/2007)

Il cinema di Zhang Yimou attraversa la luce prismatica dell'inaccessibile Città proibita per sorprendere la purezza e la tragedia, l'umanità e la violenza dei suoi (im)mortali abitanti.

"Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo", di Gore Verbinski (di Matteo Di Giulio, del 23/05/2007)

La terza avventura del capitano Jack Sparrow vanta un substrato adulto, ma nonostante una realizzazione tecnica impressionante perde gran parte della spontaneità e della sua vitalità, allontanandosi dai clichés ironici in grado di garantire mero intrattenimento di cassetta. Alla fine è l'eccessiva lunghezza che affonda un blockbuster poco consistente.

"Prey - La caccia è aperta", di Darrel James Roodt (di Stefano Perosino, del 21/05/2007)

Il film parte come dramma familiare sull'incomunicabilità, passa poi ad una fase cartolinesca, prosegue in una concitata fase di sopravvivenza e termina quindi con l'agognato quanto incerto ricongiungimento familiare. Quattro atti dunque, dei quali il più riuscito è quello relativo ai leoni che cacciano le prede umane

"Io, l'altro" di Moshen Melliti (di Danilo Ausiello, del 21/05/2007)

Moshen Melliti monta a bordo di un peschereccio gettato nel mezzo del Canale di Sicilia e vi stipa l'intera, ambiziosa, materia del film: se non fosse per l'ingombrante messaggione politically correct di cui il film si fa carico con splendido conformismo, questo "Io, l'altro" sarebbe in fondo una bella sorpresa per il cinema italiano.

Il "cinéma concrète" di David Fincher: "Zodiac" (del 19/05/2007)

Sporco, inquietante, a tratti – come “Panic Room” – persino “teorico”, “Zodiac” resta un thriller anomalo, un’indagine poliziesca dove nessun poliziotto spara mai un colpo di pistola, un piccolo manifesto di un cinema imperfetto e delirante, che non si compiace del suo stile ma sperimenta e graffia, lasciando segni indelebili sul nostro sguardo

"Breach - L'infiltrato", di Billy Ray (di Emiliano Bertocchi, del 19/05/2007)

La storia dell'incriminazione di Robert Hanssen, agente dell'FBI, che per oltre venti anni ha venduto notizie segrete ai Sovietici. E di Eric O'Neill, il giovane agente che ha contribuito alla sua cattura. Un film che non riesce ad elevarsi dalla semplice rappresentazione narrativa dei suoi personaggi e che lascia dubbi sull'ideologia che lo sostiene

"Le verità negate" di Ann Turner (di Francesco Ruggeri, del 16/05/2007)

I corpi de "Le verità negate" (e gli sguardi, certo...) non si toccano mai, non si annusano, non si cercano. E non si amano, che è poi la stessa cosa...

"Face Addict", di Edo Bertoglio (di Sergio Sozzo, del 15/05/2007)

Un documentario sincero, disarmante e struggente. Perché più che narrare per l'ennesima volta della decadenza della New York new-wave di inizio anni '80, ci parla di com'è definitivamente decaduta. E lo fa attraverso la figura del violinista Walter Steding, "l'unico di noi che vive ancora come vivevamo allora", ma finalmente pulito dalle droghe.

"Hotel 5 stelle", di Christian Vincent (di Emiliano Bertocchi, del 11/05/2007)

Quello del regista francese è un cinema antropocentrico che fa delle problematiche tra uomo e donna la sua fonte di ispirazione, trattandole però con garbo, ironia e senza nessuna volgarità gratuita

"Le colline hanno gli occhi 2", di Martin Weisz (di Umberto Martino, del 11/05/2007)

Craven solo sceneggiatore e produttore, con i sottotesti che diventano testi e i fuoricampo che colonizzano le inquadrature. Siamo nel 2007, e il pubblico post-adolescenziale a cui il film è diretto pare abbia bisogno di tante didascalie: alla fine ci si trova di fronte un horror che non spaventa, ma che sfrutta con cinismo l'attualità statunitense

"Notturno Bus", di Davide Marengo (di Sergio Sozzo, del 11/05/2007)

Il genere è quello "EinaudiStileLibero". Romanzi 'grottesco-noir' di successo tradotti in film: come NotturnoBus di Rigosi. Al solito, i personaggi spregevoli sono i più interessanti, affidati ad attori che la 'rivalutazione del genere' ha salvato dalle sabbie (im)mobili della fictionTv a cui l'autorialità malata del cinema italiano li aveva relegati.

"L'uomo dell'anno", di Barry Levinson (di Annarita Guidi, del 10/05/2007)

Camuffando il fool, il buffone, il critico del potere per eccellenza da presidente, spingendolo dentro il sistema, snaturandolo senza graffiare, Levinson punta a svegliare gli sguardi con una strategia sottile. Un rischio molto alto

"L'estate di mio fratello", di Pietro Reggiani (di Simone Emiliani, del 07/05/2007)

Lasciato un sospetto iniziale di minimalismo, l'opera cresce progressivamente e riesce a spostarsi verso un universo fantastico parallelo a quello reale creato, più che descritto, con una mano leggera e felicemente fragile. Prima prova di Reggiani nel lungometraggio, piena di insidie ma pienamente superata

"7 km da Gerusalemme", di Claudio Malaponti (di Sara Lanfranchini, del 06/05/2007)

Moralismo, episodi eccessivamente didascalici e sceneggiatura interessata alla trasmissione di messaggi espliciti piuttosto che alla libera lettura del testo filmico da parte dello spettatore. Questi i demeriti (pesanti) che sciupano un'opera in sé figurativamente riuscita, permeata di sottile ironia.

"Quattro minuti", di Chris Kraus (di Sergio Sozzo, del 06/05/2007)

Sesso perverso, violenza dietro le sbarre, torture nazisti, evasioni dal carcere femminile: come in un filmaccio della serie 'Femmine in gabbia', ma con un'attenzione particolare per i sentimenti e le emozioni che ne fanno un'opera soporifera, affidata all'ennesima vicenda del tipo 'vecchia-gloria-insegna-a-giovane-genio-problematico-come-farsi-valere'

"La vie en rose" di Olivier Dahan (di Carlo Valeri, del 05/05/2007)

Potrebbe anche sorprendere per accuratezza formale e pastosità funerea questo biopic sulla Piaf, ma manca l'autorialità ispirata da un dolore che non sia solo maestria accademica

"Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977", di Israel Adrián Caetano (di Leonardo Lardieri, del 04/05/2007)

Per l'Argentina i ''desaparecidos'', da tempo, non sono piu' un tabu'. Il cinema a volte abusa nel ritornarci, come succede a Caetano. Resta a meta' del guado: non scava, non accarezza, ma gratta con le unghie lasciandosi irretire e compiacere da un acume osservativo che accumula e disperde.

"Ghost Son", di Lamberto Bava (di Matteo Di Giulio, del 04/05/2007)

"Ghost Son" è un dramma horror che perde presto spontaneità nel soprannaturale. Lamberto Bava dimostra per l'ennesima volta come il cinebrivido italiano sia legato a stereotipi che anche nell'imitazione di modelli americani di successo si dimostrano già in partenza obsoleti. Una buona realizzazione tecnica non evita la noia.

"Le ferie di Licu", di Vittorio Moroni (di Giovanna Canta, del 03/05/2007)

Un dramma inespresso e per questo ancora più potente, assopito, ma sempre presente. Dramma dell'incomunicabilità, identità negata. Emerge senza troppi giri di parole, la difficoltà di amare. Una finestra che Moroni spalanca sul coraggio di non giudicare e l'entusiasmo di continuare a lottare. Per un cinema puro, ostinatamente autoprodotto

"Doppia ipotesi per un delitto" di Wayne Beach (di Francesco Maggi, del 03/05/2007)

Un labirinto di tradimenti e colpi di scena per una pellicola saldamente immersa nel magma camaleontico del grande cinema di genere americano

Le scelte, la felicità e il perdono: l'esistenzialismo di "Spider-Man 3" (del 30/04/2007)

Tutto Spider-Man3 è fatto di continue irrefrenabili mutazioni, dei corpi e dei generi (da avventura pop a mèlo passando per gotico e commedia). Ma in questo meraviglioso saggio sull'essere (e il nulla) del nuovo millennio lo sguardo di Raimi, come sempre, è pieno d'amore. È questo che fa di ogni suo film un trattato magnifico sull'esperienza del vivere

"Salvador - 26 anni contro", di Manuel Huerga (di Andrea Caramanna, del 29/04/2007)

Parabola commovente sulla figura del combattente Salvador Puig Antich, lacrime a comando, riflessione, impegno, per qualsiasi dibattito da prima serata tv a tema. Ma dov'è la politica, Huerga è un regista militante?!

"Voce del verbo amore", di Andrea Manni (di Sara Lanfranchini, del 29/04/2007)

Buonismo, leggerezza e regia televisiva per il secondo lavoro di Andrea Manni, che si addentra nei territori retorici della commedia sentimentale. Se il film non delude del tutto, forte di una recitazione effervescente e di una scrittura brillante, tuttavia neppure soddisfa. E ci fa rimpiangere la commedia all'italiana di un tempo

"Epic Movie", di Jason Friedberg e Aaron Seltzer (di Tonino De Pace, del 29/04/2007)

Senza vigore e privo di qualsiasi invenzione, Epic movie rigurgita trame di altri film, per lo più blockbuster hollywoodiani e inventa la sua epica cavalcata di noia profonda. Stupisce l'assoluta povertà di idee e la grossolana rimasticatura di tanto cinema sulle cui tracce il film si vorrebbe porre.

"Shooting Silvio", di Berardo Carboni (di Sergio Sozzo, del 28/04/2007)

Per realizzare il suo film su di un immaginario attentato a Berlusconi, il regista ha organizzato una serie di eventi col cui ricavato ha sovvenzionato il suo lavoro. Alla fine Shooting S. viene fuori: un film da difendere, per questo modo 'trasversale' di fare cinema in Italia, ma anche perché è un bel film, al di là della sua urgenza di 'denuncia'.

"The Bridge", di Eric Steel (di Aldo Spiniello, del 27/04/2007)

Steel per un anno riprende il Golden Bridge di San Francisco ed assiste a ben 23 suicidi. L'intento è quello di capire e raccontare il disagio e la sofferenza che portano a scelte estreme. Ma il dubbio d'immoralità è più che legittimo

"Cuando la verdad despierta - La sottile linea della verità", di Angelo Rizzo (di Annarita Guidi, del 27/04/2007)

Bisogna fare un salto, e guardare oltre la camera, la banalità del girato, la semplicità che avvolge il film rendendolo né documentario né spettacolo. Forse una verità tanto palese, quanto sospesa chissà dove, non arriverebbe troppo lontano sotto la lente esasperante del Cinema
 

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