CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - E' qui la festa...?
Un meraviglioso disegno politico/culturale sta nascendo dietro le quinte di una Festa/Festival: coniugare il cinema di qualità autoriale con il grande pubblico di massa. Con dentro anche un po' di star e di glamour. Insomma un perfetto mix di cultura alta e spettacolo. Resta solo da attendere, a questa prova impossibile, di vedere i film: ce la faranno?

Si respirava una curiosa atmosfera alla presentazione ufficiale della 1a Festa Internazionale di Roma. Come da primo giorno di scuola, con tutti i presenti emozionati e l'ambiente in fibrillazione da nuovo, grande, grandioso evento. Poi Goffredo Bettini, il politico/manager che gestisce per Walter Veltroni l'apparato organizzativo, ha preso la parola in questo spazio perfetto per la musica e ancora tutto da vedere per il cinema che è l'Auditorium di Roma. Una festa per il pubblico. Un festival per il pubblico. Due elementi colpiscono l'attenzione: il nome della manifestazione e la ripetuta, quasi ossessiva, indicazione che ci si rivolge al "pubblico".
Il nome. Festa del cinema? Festa internazionale di Roma? Il sito ufficiale è romacinemafest.org.
Ma il nome ufficiale dovrebbe essere "Cinema. 1a Festa internazionale di Roma."
E' importante il nome. Anche per una manifestazione. Qui si è voluto dare risalto innanzitutto al fatto che si tratta di Cinema. Poi che è una festa. Quindi che è internazionale. Infine che è a Roma.
Resta il fatto che nessuno sa bene come chiamare questo festival. O Festa? Anche su questa definizione si alterna in continuazione l'accento, anche se a Bettini una volta è scappato il termine "Mostra"... Il fatto che il nome di questa manifestazione così ricca e prestigiosa e importante sia ancora piuttosto (volutamente?) confuso appare come paradigma di una possibile, forse inebriante, incertezza. Si vuole fare una Festa del cinema. Questo è il primo "dogma". La si vuole fare per il pubblico. Secondo "dogma". Fino ad arrivare alle parole di Bettini che arriva a dire che bisogna "creare un nuovo pubblico". E' questo uno dei tre punti chiavi della proposta, insieme allo scoprire 2/3 nuovi talenti e portare ricchezza alla città.
Poi arrivano coloro che i film, di fatto, li hanno scelti (Gosetti, Sesti, Cavina, Detassis), e la matassa si ingarbuglia, se possibile, ancor di più. Festa per il pubblico dunque. Bene. Vi aspettate i grandi film hollywoodiani spettacolari, allora? No. Perché qui vogliamo il cinema di qualità, anzi, per dirla con le parole esatte di Giorgio Gosetti (neanche ai tempi delle "convergenze parallele" si osava tanto), "qualità d'autore e dialogo con il pubblico". Il diavolo e l'acquasanta.... Per semplificare?
E Piera Detassis aggiunge "qualità d'autore, volti glamour e autorialità". Siamo alla critica dorotea!

Ecco, quello che traspare da queste prime, balbettanti parole emesse da questa Festa internazionale di Roma, è il suo essere - in maniera talmente manifesta che persino gli organizzatori sono apparsi in tal senso preoccupati - del tutto in bilico. Come un equilibrista sulla palude, questa festa/festival (ma il festival non è poi anch'esso una festa? Dove sta la differenza? Tra l'essere per gli addetti ai lavori e l'essere per il pubblico. Venezia per chi è? E Torino?) cerca di coniugare tutto e il contrario di tutto. Vuole essere una Festa della città, meravigliosamente sparsa nella metropoli con tanti schermi, ma non sceglie di immergersi esclusivamente nei tanti cinema di Roma, perché comunque vuole mantenere un suo "cuore", un centro di interesse/attenzione che ruota intorno all'auditorium. Dove oltre alle tre sale ci saranno punti ristoro, cinema shop, sala stampa, baby village by Ikea, ecc... Questo ovviamente porterà una maggiore concentrazione da parte del pubblico proprio sugli eventi che si svilupperanno nel "villaggio del cinema", ed ecco che timorosi per l'arrivo delle masse dalle periferie gli organizzatori hanno ben pensato di allestire una nuova, provvisoria sala/tendone da circa 2000 posti, in via Norvegia. 2000+4000 fanno circa 6000 posti. Basteranno?
Ma il resto è nei 36 schermi sparsi per la città.
E in questo fantastico tentativo di coniugare la cultura con le masse, proponendogli un cinema d'autore ma abbastanza spettacolare, che cosa chiedevano i giornalisti alla conferenza stampa?
Ci date le proiezioni riservate alla stampa? Mica ci farete fare le file? Dove diavolo si trova parcheggio qui vicino? E Bettini: abbiamo le navette ogni tre minuti...
Un vero e proprio delirio, quasi da avanspettacolo. Ma è stato proprio Veltroni, il padre di questa operazione che forse rilancerà Roma come Capitale del Cinema Europeo (oppure se sarà un caos non la rilancerà... ma siamo fiduciosi!), a ribadire gli intenti di questa festa: "Una festa della città, diffusa in tutta la città, occasioni d'incontro tra il cinema e i suoi protagonisti con il pubblico, soprattutto i ragazzi". E poi la frase più ad effetto, degna da grande comunicatore: " il cinema non è un panda da salvare, ma una grande risorsa. E ci sarà sempre bisogno di contenuti".
Insomma se sulla carta, almeno, questo Festival/Festa, ha un merito, è proprio quelli di voler rendere popolare un qualcosa, il cinema, che a Roma e in Italia soprattutto negli ultimi decenni è diventato ormai patrimonio di una piccola grande "casta", tra addetti a i lavori, politici, funzionari e stampa, e volerlo invece restituire al pubblico pagante. Del resto il cinema è sempre stata arte popolare, ed è curioso il suo attuale destino di risorsa "d'elite". Ma cos'è il pubblico nessuno lo sa.
Cosa piace al pubblico non lo prevede nessuno, altrimenti tutti saprebbero facilmente costruire film di successo al box office. Ci sono regole, che vengono smentite sempre al primo insuccesso.
Ancora più complicato è capire cosa sia il cinema di qualità. Il rischio è nella "museizzazione" del cinema, con i Capolavori indiscutibili, i Grandi Autori, le Grandi Star.
Ma la Festa del Cinema vuole anche correre il rischio di sperimentare e, dopo le anteprime, il concorso (senza film made in USA), le retrospettive, ecco la sezione "Extra", che esplora i "territori sommersi " dell'audiovisivo. E come ogni festa che si rispetti ognuno ha la possibilità di avere il suo piccolo momento di visibilità o celebrità. Insomma c'è davvero spazio per tutti.
Che la festa cominci!
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