CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Le Voyage en Arménie" di Robert Guédiguian (Cinema 2006)

In Concorso il regista marsigliese apre la sezione principale della Festa di Roma. In questo viaggio per il passato, la favola è però tristemente sdoganata dalla periferia dei colori, delle linee, della luce, dei corpi e dal cinema di un cittadino militante. Gli occhi rivendicano gli spazi angusti, a volte, di una favola di quartiere

In Concorso il regista marsigliese di Marius et Jeannette, La ville est tranquille, Le passeggiate al campo di Marte, apre la sezione principale della Festa di Roma. Sorprendendosi gravemente malato, Barsam sogna di tornare nella terra natìa, l'Armenia, con il desiderio di lasciare anche qualcosa in eredità  alla figlia Anna (interpretata da Ariane Ascaride). La donna, chirurgo di professione, è piena di certezze, il padre invece vorrebbe insegnarle a saper dubitare. Al momento della fuga in Armenia il padre si preoccupa di lasciare alla figlia numerosi indizi che la permetteranno di ritrovarlo. Il viaggio sarà per Anna un vero viaggio di iniziazione, esistenziale e una nuova rinascita adolescenziale. In un piccolo villaggio del Caucaso, sotto il Monte Ararat, l'anziano uomo si farà trovare, seduto a sognare all'ombra di un albero di frutti in fiore. Anna per un attimo o per sempre sentirà di essere ancora più vicina alle sue radici. Il cinema di Guediguian è di periferia o di mezzo tra il politico e il cittadino. Proprio nel viaggio forse però, questa volta, smarrisce quella riflessione sull'appartenenza a una comunità e sui rapporti di classe (vedi anche il bellissimo A l'attaque, del 2000) che era la forza del cinema cittadino, o meglio, del cinema di un cittadino militante. In questo viaggio per il passato, la favola si fa dichiarazione eccessivamente ottimista sulla realtà e lo sguardo più triste, sdoganato dal quartiere e purtroppo anche dall'estetica di periferia, dei colori, delle linee, della luce, dei corpi. Paradossalmente, proprio quando ci si spinge nella terra delle origine, l'ispirazione surclassa la luce calda del sud del mondo o di un quartiere francese, la luce del mare che inonda e bagna i corpi, l'aria tiepida che spinge il cinema a riversarsi nelle piazze, nei cortili, all'aperto, e i nostri occhi richiederebbero quegli spazi a volte angusti, delimitati da case e cemento, dialetti e non-sense. Costretti a condividere i tragitti materiali dei personaggi di Guédiguian, questo i nostri occhi rivendicano: anche se a volte rimanevano rintanati nelle case, nei bar, con scarse possibilità di contemplazione.

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