CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Freud per me è troppo difficile: ho provato solo ad approfondire i miei incubi adolescenziali". Incontro con Shinya Tsukamoto
Tsukamoto ha sempre esplorato temi che coinvolgono lo spazio urbano e la "carne", fino ad arrivare a scavare nei microcosmi dell'intimo del corpo. Nel suo "Nightmare Detective" giunge alla sua nuova sfida: gli incubi. In Concorso alla Festa di Roma, l'autore, ormai cult, penetra nei sogni altrui

Decima opera del regista giapponese. Tsukamoto ha sempre esplorato temi che coinvolgono lo spazio urbano e la "carne", fino ad arrivare a scavare nei microcosmi dell'intimo del corpo. Nel suo Nightmare Detective giunge alla sua nuova sfida: gli incubi. In Concorso alla Festa di Roma, l'autore ormai cult di Tetsuo: il ragazzo del palo elettrico, Snake of June, Vital, lascia le immagini indagare, insieme al suo protagonista, detective, i sogni delle persone, attraverso l'aridità della vita di tutti i giorni, la disperata solitudine e le ansie liberate dal corpo che gli abitanti della città relegano nell'oscurità delle loro menti. Il film, in anteprima mondiale, è stato acquistato dalla Minerva Pictures e per il mercato Home Video dalla 01 Distribution.
Perché ha deciso di indagare gli incubi?
Devo ammettere che è la prima volta, in modo esplicito, che provo ad indagare questo mondo e oggi è la prima volta che vedo il film insieme al pubblico: gli stessi incubi mi hanno spaventato. Da tempo avevo in mente questo tema: ho aspettato il momento giusto per realizzarlo. Riguarda la mia infanzia e la mia adolescenza, quando avevo paura di addormentarmi per non essere assalito dagli incubi. In quei momenti avevo paura ma sentivo anche gioia, come quando fai un giro sulle montagne russe.
Nel film lei interpreta il personaggio del vampiro. Ha a che fare con il mestiere di regista?
Non saprei dire. Volevo sempre fare il ruolo di chi perseguita le persone e non il contrario.
Crede che il cinema giapponese contemporaneo in particolare sia stato monopolizzato nell'immaginario dai manga e i cartoni animati?
Non credo che il cinema in generale, e quello giapponese, stia diventando un Manga. Anche esteticamente non credo. Io sono cresciuto, come tutta la mia generazione, insieme ai cartoni animati ed è normale che veda la realtà come nei cartoni animati e per me spesso la linea di confine salta. Il cinema in Giappone oggi è assai versatile e quindi non credo proprio in questa monopolizzazione dell'immaginario.

Ancora una volta sembra che il suo film voglia indagare, al di là di tutto, la modernità...
È proprio vero. In Giappone sono nati negli ultimi anni diversi siti dove si incontrano persone disposte a suicidarsi o che incitano al suicidio. Nel film ho voluto trattare il tema della vita e della morte e provare ad andare a fondo, provare a mostrare cosa significa veramente morire.
Come si collega questo film con gli altri suoi titoli del passato?
Ho sempre cercato nei miei film il rapporto tra la metropoli e gli esseri umani. Con Vital pensavo di aver concluso con questa tematica, dove i protagonisti si sentivano stretti negli spazi urbani. Pensavo di andare oltre questo tema. Ma grazie al video è sempre il momento giusto per poter tornare indietro nel tempo.
Quanto di studiato c'è nella sua filmografia?
Ho provato a leggere Freud ma subito ho realizzato che i suoi libri fossero troppo difficili per me. In seguito ho provato solo ad approfondire i miei sogni e incubi di gioventù.
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