CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma: "The Hoax (L'imbroglio)" di Lasse Hällstrom (Première)
L'ultima pellicola del regista svedese è in linea con il suo sguardo macchinoso, dove i protagonisti si portano addosso i segni di un trucco esibito e in cui i movimenti appaiono sempre appesantiti. Cinema così coerente alla mediocrità di Hällstrom con un Richard Gere spaesato e fuori parte

Risulta spesso di un calligrafismo esasperante il cinema di Lasse Hällstrom. Qualunque sia la vicenda da portare sullo schermo, l'ambientazione, il periodo storico, sembra essere comunque presente quella costruzione formale, quell'uso di colori spesso neutri propri dell'illuminazione di Oliver Stapleton (direttore della fotografia che lavora con Hällstrom da Le regole della casa del sidro del 1999) in cui ogni film appare come coerentemente appiattito.
L'imbroglio è ispirato alla storia vera dello scrittore Clifford Irving che all'inizio degli anni '70, dopo una serie di insuccessi, ha un'idea che potrebbe cambiare il corso della sua vita: scrivere una falsa biografia su miliardario Howard Hughes cedendone i diritti all'editore McGraw-Hill. L'idea appare geniale anche perché da anni il miliardario si è ritirato in un albergo e non vuole vedere nessuno. Il gioco all'inizio funziona ma poi lo scrittore verrà smascherato e sarà condannato a due anni e mezzo di prigione.
Dopo The Aviator la figura di Howard Hughes viene riproposta sul grande schermo. Se però nel film di Scorsese era una presenza inizialmente titanica che poi si dissolveva gradualmente, in L'imbroglio agisce già nell'ombra. Esistono nel film dei filmati in cui appare con le sue testimonianze (dove un Richard Gere spaesato e fuori parte ne riproduce la voce), segno che questa pellicola, come gran parte del cinema del regista svedese, sembra comporsi di materiali già preesistenti (le immagini d'archivio, la scrittura del libro) che vengono trasferite sullo schermo secondo un principio di equivalenza formale dove il cinema serve soltanto per dare forma visiva a vicende biografiche e/o alle pagine della letteratura;quasi tutti i film di Lasse Hällstrom sono tratti da un romanzo.
Tranne il riuscito e dolente Il vento del perdono - anche se lì si sentiva fortemente la presenza di Robert Redford - L'imbroglio è un film in linea con uno sguardo macchinoso, dove i protagonisti si portano addosso i segni di un trucco esibito e in cui i movimenti appaiono sempre appesantiti. La pellicola sembra prendere talvolta derive visionarie (il rapporto di Irving con la compagna) che appaiono totalmente stonate con un cineasta così coerente nella sua mediocrità. Irving è come il Casanova del suo film del 2005. La falsificazione del primo e la seduzione del secondo sono però sempre in fuorigioco.
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