CINEMA. 1a Festa Internazionale di Roma - "Tierney Gearon. The Mother Project", di Jack Youngelson e Peter Sutherland (Extra)
Il documentario non ha la sublime ambiguità segnica delle istantanee che ritrae, ma riesce a farsi documento trasversalmente ambiguo del 'dietro le quinte' creativo, dove il prima e dopo lo scatto rivendicano un ruolo primario e stabiliscono rapporti di forza nuovamente prioritari tra l'artista e i suoi soggetti

Girato in digitale da Jack Youngelson e Peter Sutherland, Tierney Gearon. The Mother Project è un documentario sulla fotografa statunitense Tierney Gearon, conosciuta nel mondo per una scandalosa mostra tenuta presso la Saatchi Gallery di Londra, a quel tempo (primavera 2001) accusata dalle autorità inglesi di istigare alla pedofilia. Le fotografie ritraevano i figli della stessa Gearon nella loro nudità, col volto coperto da maschere ferine. Il successivo progetto dell'artista fu allora quello di esplorare i problemi psicologici della madre, affetta da schizofrenia e depressione, attraverso una nuova serie di fotografie. Il film di Youngelson/Sutherland è cronaca di tale excursus artistico, e allo stesso tempo profonda analisi di quest'ultimo, personalissimo progetto.
In The Mother Project la ricerca e lo sguardo, ora poetico ora provocatoriamente clinico, su una madre malata diventa occasione per la Gearon di ricucire un complesso rapporto non solo con la figura materna, ma anche con se stessa. Con la sua natura di madre, così pesantemente messa in discussione dopo le violente accuse rivolte alla sua opera. Da questo punto di vista ci troviamo di fronte a una operazione profondamente 'americana', per come ruota intorno al concetto cardine di istituzione famigliare e indaga la dialettica psicologica: genitori/figli. E' il percorso a ritroso segnato dal senso di colpa a nascondersi dietro l'operazione della Gearon, così come il senso di responsabilità sull'identità 'madre' e la sua funzione pedagogica.
Il documentario non ha la sublime ambiguità segnica delle istantanee che ritrae, ma riesce a farsi documento trasversalmente ambiguo del 'dietro le quinte' creativo, dove il prima e dopo lo scatto rivendicano un ruolo primario e stabiliscono rapporti di forza nuovamente prioritari tra l'artista e i suoi soggetti. Anzi è la Gearon stessa che da indagatrice impietosa si fa soggetto filmato di un'indagine psicologica subita, di una sorta di (auto)analisi del proprio vissuto. The Mother Project diventa così il racconto privato di un ribaltamento tra madre e figlia, artista e vouyeur, dove ogni possibile intellettualismo si offusca nella sincerità dei rapporti umani, nella loro spontanea aderenza al documento.
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