CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "C'era una volta in Italia, 19 documentari italiani d'autore (1957-1967)"

Inaugurata nel 2006, in occasione dell'anniversario della strage delle Fosse Ardeatine, la neonata Casa della Memoria e della Storia ospita, nell'ambito della Festa del Cinema, un'appassionata rassegna di cortometraggi a carattere documentario, tutti a tematica antropologica, girati in un decennio "esplosivo" da autori noti e meno noti.

E' Giovanna Marini la "madrina" di C'era una volta in Italia. 19 documentari italiani d'autore (1957-1967), rassegna di cortometraggi interna al programma della 1° Festa Internazionale del Cinema di Roma. Una madrina certo meno glamour di Nicole Kidman, ma decisamente appropriata per introdurre, con la propria voce, chitarra e canto, un'antologia di contributi al genere documentario che si pone come obiettivo la ricerca e la comunicazione della memoria: in particolare, la memoria del come eravamo, ma anche - come riportato nei testi introduttivi alla rassegna - la memoria della memoria, da intendersi come percezione del cambiamento nelle modalità espressive, in ambito cinematografico, riguardo all'opera di testimonianza dell'attuale.

La sede della rassegna - la neonata Casa della Memoria e della Storia di Roma - ed il patrocinio del Circolo Gianni Bosio, assieme all'identità della "madrina", definiscono un sistema di coordinate che identificano molto chiaramente entro quali frontiere si muove la scelta dei cortometraggi: confini che delimitano la patria dell'Italia figlia della Resistenza, quella che ha a cuore le sorti dell'altro da sé, che non ha dimenticato il proprio passato di povertà, che crede fortemente nel ruolo della cultura popolare nell'emancipazione del singolo come dell'intera società. Tutti elementi rafforzati dalla scelta di un decennio, quello che parte dalla fine degli anni Cinquanta per arrivare alla fine degli anni Sessanta, denso quanto un secolo: un'epoca di grandissimo fermento sociale, di sobbollimento culturale, di eruzione intellettuale, in ogni ordine e grado di censo, istruzione, residenza geografica.

Ecco quindi le petroliere che scivolano oleosamente sulle acque miscelate di Mar Rosso e Mediterraneo, ne Il Canale di Bernardo Bertolucci: aliene, come navi spaziali, rispetto alle adiacenti e terrestri fatiche dei bambini di Suez e di Porto Said, alle prese con faticosi intrichi di reti da pesca. Ecco una Pantelleria ancora lontana dalle tratte turistiche, più legata ai tempi e ai ritmi precristiani in cui si chiamava Cossyra e ai voleri dei venti e delle mareggiate, nell'omonimo corto firmato da Florestano Vancini: dieci minuti in cui l'accuratezza informativa delle descrizioni verbali si associa ad immagini di silenziosa, grave eloquenza. Ancora, ecco un Giuseppe Ferrara che cerca rogne, in una Sicilia omertosa che teme di parlare della disperazione di uno dei suoi figli, in Le streghe a Pachino, ed ecco un esperimento di Citto Maselli, Bambini al cinema, che usa tutti i suoi trecento metri di pellicola per registrare le più disparate reazioni di un pubblico di bambini alla visione collettiva, nel Cinema dei Piccoli di Villa Borghese a Roma, di una delle tante comiche che segnarono indelebilmente, per decenni, la memoria dei più piccini. Per finire con un preziosissimo Abbasso il zio, di un Bellocchio più bellocchiano che mai, dove bambini leggermente più grandi dei fanciulli di Maselli adoperano un cimitero abbandonato per i loro "test di maturità", fatti di collezioni macabre, atteggiamenti da duri, vandalismi immotivati, ed in cui il carattere documentario abbandona apparentemente il campo alla narrazione ed alla fantasia più libera, finendo invece per costituire un'efficacissima forma di testimonianza antropologica ed etnografica riguardo alla condizione, mentale prima che economica, di un'intera generazione padana piattamente immersa nell'isolata calura degli anni '60.

 

A collocare opportunamente i vari contributi filmici negli assetti economico-sociali e produttivi dell'epoca, i cortometraggi sono intercalati ad interviste ad alcuni tra gli autori e, per gli aspetti critico-cinematografici e storici, rispettivamente a Roberto Silvestri e Paul Ginsborg.

La rassegna, quotidiana, si concluderà venerdì 20 ottobre dopo aver mostrato, nei suoi quattro pomeriggi, cortometraggi di Michele Gandin, Giuseppe Taffarel, Cecilia Mangini ed altri.

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