CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "The Namesake" di Mira Nair (Première)
"The Namesake", come "Nuovomondo" di Crialese, narra di un viaggio verso la felicità e di un jet lag, di uno spaesamento. E' un film che, attraverso la collaudata struttura del dramma familiare, non si tira indietro di fronte alle convenzioni. Si rifugia nel già visto, per preservare la sua identità

Nomen omen dicevano i latini. Ogni nome un segno, un destino. E il destino gioca un ruolo fondamentale in questo The Namesake, ultimo film della regista indiana Mira Nair, presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma. Ashoke (Irrfan Khan) riesce a salvarsi grazie a Gogol e perciò sceglie per il suo primogenito il nome dello scrittore russo. I figli sono la salvezza, il perpetuarsi della specie, del sangue, la memoria dell'identità. Eppure la salvezza non può fare a mano di passare per l'inferno della crisi. Gogol (Kal Penn) cambia nome e compie un atto di rifiuto emblematico nei confronti della propria identità, della propria razza. Immigrato di seconda generazione non avverte più il legame con la terra dei padri. Si sente americano. Il suo stile di vita è diverso, i suoi ritmi sono diversi, persino il suo accento. Ma, ancora una volta, sarà il destino (o la fortuna) a ricordargli il senso forte di un'appartenenza. Mira Nair, alle prese con una produzione americana, si divide tra la terra natale e l'America terra dei sogni. Narra, come Nuovomondo di Crialese, di un viaggio verso la felicità. Un viaggio, però, sempre prossimo a deragliare, come il treno dell'incipit. Narra di un jet lag, di uno spaesamento costante. Quello che prova l'innocente Ashima (la bellissima Tabu) non appena segue il marito (sposato con matrimonio combinato) all'altro capo del mondo. L'unico modo di sopravvivere è quello di mantenere il contatto con la terra dei padri: circondarsi di gente della sua stessa razza, della stessa religione, con lo stesso colore della pelle. Alla paura del diverso si reagisce con la difesa del proprio mondo. Una dinamica ancora attuale. Non che Mira Nair predichi la superiorità della cultura indiana, si badi. Anche se un matrimonio combinato può rivelarsi più felice di uno per amore. Quel che conta per la regista è raccontare l'universale difficoltà per le nuove generazioni di costruire un sistema di valori di riferimento. E il racconto passa attraverso la struttura collaudata del dramma familiare. Nulla di nuovo, ma forse questo è il bello. The Namesake, diretto e recitato con maestria, non si tira indietro di fronte alle convenzioni di un cinema dai sentimenti forti. E' un cinema che si rifugia nel già visto, per conservare la sua identità. E per difendersi dalla sterilità, dalla perdita dell'anima.
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