CINEMA. 1a Festa Internazionale di Roma - "Awesome: I Fuckin' Shot That" di Nathanial Hörnblowér (Extra)

È New York e tutto prende facilmente una piega epocale, tutto diventa enormemente importante, da ricordare, da registrare. 50 diversi invisibili protagonisti, che moltiplicano i punti di vista sull'emozione, fermandola, imprigionandola per sempre tra uno zoom e una panoramica. Un video musicale gigante, che si nutre di materiale vivo, da rimodellare

Il Madison Square Garden ribolle. Dall'alto tutto sembra infinitamente piccolo, formiche in movimento, accorse per lo spettacolo. Le immagini accelerate accorciano i tempi per scendere giù, sotto il palco, sotto i neon, sotto  l'adrenalina. Ci si prepara per l'esperimento popolar mediatico. Sono in distribuzione le telecamere, sguinzagliate subito dopo al seguito di volenterosi fan nascosti in mezzo al pubblico comune, quello che conosce a memoria le canzoni, che aspetta di ballare con le mani alzate, sostenute in volo dalle vibrazioni. Qualche parola sulle regole da rispettare: nessuna. Basta filmare. Ci penserà Nathanial Hörnblowér, pseudonimo di Adam Yauch, leader dei Beastie Boys, a mettere tutto insieme, a  creare connessioni logico-ritmiche tra le diverse frazioni di visione amatoriale.

È New York e tutto prende facilmente una piega epocale, tutto diventa enormemente importante, da ricordare, da registrare. 50 diversi invisibili protagonisti, che moltiplicano i punti di vista sull'emozione, fermandola, imprigionandola per sempre tra uno zoom e una panoramica. Un video musicale gigante, che si nutre di materiale vivo, da rimodellare. Farà fede l'intestazione in basso a destra: 9 ottobre 2004. E sembrerà di esserci stati, di aver atteso fino alla fine per Sabotage, di aver speso gran parte delle energie al momento di Body Movin' , di aver scritto insieme a loro An Open Letter to NYC.

All'inizio le immagini sembrano semplicemente giustapposte, ancorate alla successione temporale. Il concerto va avanti, l'atmosfera si scalda e le distorsioni aumentano, il montaggio diventa serrato, composto da velocissimi flash, alternati a pastose e più lente riflessioni visive, in bianco nero oppure rivestite di tonalità monocrome, dall'anima brillante. Al centro una lunga fase di distensione musicale, con la band a bordo di una piattaforma illuminata soltanto da grosse e rotonde lampade. Sembra di essere su una nave ferma in mezza al mare, cullata dalle onde, con la radio accesa da un po'. Sembra il secondo atto di una commedia divisa i tre parti, dove tutti interpretano sé stessi, inevitabilmente. Si esce raramente dalla folla, difficilmente le camere si scollano dai protagonisti intenti a recitare le loro litanie da strada in rima baciata. A sprazzi un altro neon, un bicchiere di birra, una puntata in bagno.

Poi il numero finale che esalta ancora una volta la partecipazione dello spettatore. Lontani dal palco, in mezzo al pubblico pagante. Impressioni a caldo, personaggi famosi che danno lustro all'evento. E si va via. Resteranno un cumulo di cartacce e le gradinate vuote. Ma stavolta si può ricominciare quando si vuole. Basta spingere play.

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