"Uno dei temi che ho voluto evidenziare nel film è quello dell'abitudine, nel nostro tempo, di delegare tutto agli altri, anche gli affetti." Incontro con Giuseppe Tornatore ed i protagonisti.
Con "La sconosciuta" torna sul grande schermo il regista premio Oscar. Un thriller duro e violento con un cast d'eccezione.

Come nasce questo film, che cosa lo ha ispirato?
Giuseppe Tornatore: Il film nasce da un fatto di cronaca per me suggestivo letto anni fa. Riguardava una donna che, in collaborazione col marito, faceva figli a pagamento. Da questo stato emotivo si sono aperte le varie strade che mi hanno portato a realizzare questa storia. La scelta di partenza era, ad esempio, che la città dove si doveva svolgere doveva essere immaginaria, non reale, per sfuggire al rischio di una identificazione che non volevo. Non perché dovessi nascondere qualcosa. Trieste mi sembrava la città adatta per questo ed ho cercato di trasfigurarne il palcoscenico realistico. Non volevo fare un film denuncia, un genere che oggi per me non ha ragione di esistere, quindi ho seguito il filone del mistero portando nella storia solo ciò di cui avevo voglia di parlare. Uno dei temi che ho voluto evidenziare nel film è quello dell'abitudine, nel nostro tempo, di delegare tutto agli altri, anche gli affetti. Volevo anche un cast che raffigurasse schematicamente il senso della storia, che rappresentasse un coro di volti noti. Attori bravi e conosciuti che ho trovato facilmente.
Il film è duro e violento, molto diverso dai precedenti: perché questa scelta?
Giuseppe Tornatore: Già mi é stato fatto notare che questo film è molto diverso da quelli che ho già fatto. Io però non ho questa consapevolezza: anche il mio primo film, Il camorrista, era molto duro e violento. Quindi nella scelta del clima e dello stile non ho avuto la necessità di ispirarmi ad altri registi o film, non l'ho mai fatto, anche se capisco che qualcuno possa invece pensare il contrario. Mi sono, diciamo, divertito a raccontare la storia, era molto tonda e si è sviluppata da sola. Tra l'altro le scene che ho trovato più difficili per me erano quelle della bambina.

Quanto è stato faticoso e difficile portare sulla scena i personaggi?
Michele Placido: Tornatore è uno dei più grandi registi del cinema contemporaneo per cui quando mi ha chiamato per propormi un personaggio scomodo, ho pensato che dirigendolo lui non potevo comunque che accettare, anche senza aver visto la sceneggiatura. Con questo film ho imparato qualcosa di nuovo perché Tornatore è un regista che va sempre oltre.
Ksenia Rappoport: Anche io ho accettato la parte prima ancora di leggere la sceneggiatura anche perché non era stata ancora tradotta in russo e d io non conoscevo ancora l'italiano. Sapevo solo che volevo lavorare con questo grande regista. Avevo anche paura di deludere le aspettative di Tornatore: sapevo che non aveva mai visto un mio lavoro, e mi chiedevo quindi come mai pensasse con certezza che il ruolo era adatto a me. La storia è effettivamente dura e tragica, e rispecchia una realtà. Durante le riprese le comparse ucraine mi hanno raccontato tante loro storie, non tragiche come questa, ma sempre molto dure.
La protagonista sembra rappresentare l'eroina dei romanzi russi dell'800: c'è ispirazione a questo periodo letterario?
Giuseppe Tornatore: Non si è basato su questo l'approccio determinante al personaggio, ma la sua importanza era tale che ci siamo posti il problema.. Quando però avevo la sensazione di fare qualcosa che ricordava questo genere di romanzo, la cambiavo, non volevo farmi condizionare da questo quindi, quando e dove potevo, tagliavo. Posso dire di aver lasciato la suggestione del romanzo ottocentesco russo solo nel viso della protagonista, nelle sue espressioni.
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