"Ho ritenuto dover dare al film un approccio diverso, piuttosto che realizzare un documentario su un'icona." Incontro con AJ Schnack.
"Kurt Cobain about a son" è un ritratto inedito di un'icona del rock basato su più di 25 ore di materiale audio inedito. Ce ne parla il regista.

Il film è la biografia del leader dei Nirvana morto suicida nel 1994 ma si può dire che la vera protagonista del film è la voce di Kurt Cobain?
AJ S.: Il materiale inedito è tratto dall'intervista che Cobain ha rilasciato al giornalista Michael Azerrad per il suo libro sulla storia dei Nirvana. Quando ho saputo dell'esistenza di questi nastri audio con le interviste mi sono reso conto che mi trovavo a disporre di una rarità. Il pubblico non è abituato a sentir parlare Cobain, quindi quello che volevo trasmettere era proprio il tono e lo spessore della sua voce. Si tratta di registrazioni intime ed è come se il pubblico origliasse invece di sentire. Sono registrazioni di più di dodici anni fa ma ascoltandole sembrano attuali, ed io volevo sottolineare questa sensazione d'immediatezza. Alcune scelte del parlato sono specifiche e si riferiscono a ciò che Cobain sta raccontando, alle parti di vita che sta ricordando di sé in quel momento in cui scorrono le immagini. Courtney Love, la donna che aveva sposato due anni prima della sua morte, è stata informata sin da subito delle nostre intenzioni. Le abbiamo spiegato immediatamente che avremmo utilizzato queste interviste e in che contesto lo avremmo fatto. Questo film comunque è stato anche l'occasione per parlare dell'intervista di per sé come processo, come forma di espressione artistica. I protagonisti quindi sono due: l'intervistato e la stessa intervista.
Oltre a non mostrare mai il gruppo dei Nirvana non è previsto neanche alcun brano musicale del gruppo: perché la scelta di canzoni di altri artisti?
AJ S.: Uno degli obbiettivi era appunto quello di mostrare la vera identità di Cobain: così come vengono mostrati i luoghi in cui ha vissuto, propongo la musica che ascoltava. Un aspetto interessante come artista è che cercava di mescolare i vari stili musicali che conosceva. Quindi propongo con le musiche scelte per il film quegli influssi che molti artisti e gruppi hanno avuto sulla sua vita e carriera musicale.

Perché un film su un personaggio che viene spesso ricordato per i suoi lati caratteriali negativi?
AJ S.: Nel caso specifico di Cobain il suo stile di vita e le illazioni che hanno circondato la sua morte hanno reso la sua notorietà, tra l'altro breve, controversa al pubblico. Molti hanno detto che nel mio film ho seguito un approccio poco tradizionale, ma il personaggio era tale, così poco convenzionale, per cui ho ritenuto dover dare un approccio diverso, piuttosto che realizzare un documentario su un'icona. A volte film come questi sono celebrativi dove il personaggio viene messo su un piedistallo, ma io volevo rappresentare Cobain nei suoi aspetti umani, anche in quelli più scuri. Lo spunto è nato proprio dalla scoperta di queste interviste su nastro che forniscono una finestra particolare sul personaggio. La preoccupazione principale di Cobain, quando ha rilasciato queste interviste, era il fatto che veniva visto come un fumetto, una caricatura, uno stereotipo che a noi emerge prima degli altri aspetti che gli appartengono. Io ho voluto mostrare la parte di Cobain intelligente, come sa essere spiritoso, a tratti arrabbiato e a volte paranoico, la verità intera di un uomo con tutte le sue sfaccettature
E' arrivato al film già da fan o si è solo particolarmente preparato per ottenere un buon risultato?
AJ S.: Sono appassionato di musica in generale, ma non so molto poi della vita degli artisti. Cobain lo conoscevo perché era famoso: spesso notizie su di lui erano in rilievo sui giornali. Comunque sono un appassionato dei Nirvana. Per me e per molti altri della mia generazione l'irruzione di Cobain sul palcoscenico ci permetteva di identificarci. Era un uomo che attraverso la sua espressione artistica si faceva portavoce dello smarrimento e del caos sociale che vivevamo in quel periodo.
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