CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "The Lew Rudin Way", di David Hoffman (EXTRA)
Bisognerebbe forse fare il punto sui documentari che il Tribeca Film Festival di Robert De Niro ha portato alla Festa di Roma. Sarebbe bello partire da quel formidabile spot di una carta di credito che proprio Bob De Niro ha interpretato per Martin Scorsese qualcosa come un annetto fa. O da questo documentario di David Hoffman

Bisognerebbe forse fare il punto sui documentari che il Tribeca Film Festival di Robert De Niro ha portato alla Festa di Roma (War Tapes, The Bridge, Mother Project, La niebla en las palmeras, Omaret Yacoubian, e questo Lew Rudin Way). Sarebbe bello partire da quel formidabile spot di una carta di credito che proprio Bob De Niro (che sbarcherà alla Festa sabato pomeriggio) ha interpretato per Martin Scorsese qualcosa come un annetto fa (sì, proprio quello delle polemiche per via delle inquadrature di Ground Zero in una pubblicità...): il grande attore passeggia per New York, e gli squarci della Grande Mela che Scorsese monta incrociandoli coi primi piani di De Niro sopra un tappeto musicale di Philip Glass davvero sembrano rappresentare in maniera struggente il rapporto tra il protagonista di Taxi Driver e la sua città, la sua New York, quella delle macerie delle Torri Gemelle, degli immigrati, e del suo Festival di Cinema, il Tribeca Film Festival, nato nel 2002 per "celebrare New York City come major filmmaking center" - l'insegna di un cinema con scritto "Tribeca presents", e una banda che suona per strada dietro ad un cartellone pubblicitario del Festival. Per un minuto, Scorsese era tornato a dipingere con la sua mdp il volto di Robert De Niro come fosse una mappa di New York. E questo The Lew Rudin Way, primo documentario 'd'altro genere' per un regista di opere sullo sport come David Hoffman, è davvero incredibilmente rappresentativo della linea Tribeca. Incentrato sulla figura di Lew Rudin, filantropo newyorkese il cui padre era giunto in America come Rudinsky, poi era diventato il magnate a capo della società immobiliare Rudin Management, il film di Hoffman è in realtà il racconto della Grande Crisi Economica che colse New York negli Anni Settanta, quando la città era al massimo dell'espansione, accoglieva migliaia di immigrati da tutto il Mondo, la gente cominciava ad aver paura di vivere in città, e il debito pubblico saliva alle stelle - New York rischiava la bancarotta. Se si uscì da questa situazione, fu anche merito di Lew Rudin e di un gruppo di filantropi innamorati della Grande Mela al punto di riunirsi in una Fondazione per aiutare la città, l'ABNY, Association For A Better New York. The Lew Rudin Way è dunque un incrocio dei sogni americani su cui sono state tracciate le strade di NY City, compresa la Lew Rudin Way, tra Park Avenue e la 52esima Strada, inaugurata nel 2002 dal Sindaco Bloomberg, con Sidney Poitiers che si staglia sotto il cartello segnaletico della via per narrarci con la sua voce poi off tutto il documentario di Hoffman - pieno d'altra parte di interviste a vari e numerosi campioni liberal, tra cui Hillary e George Clinton ("tra le milioni di persone che ho conosciuto facendo il Presidente, Lew Rudin rimarrà sempre il numero uno"), e allo stesso tempo esponente di una certa tendenza 'intima-privata-amatoriale' che si è riscontrata spesso all'interno dei lavori della sezione Tribeca visti qui a Roma: e il regista fa utilizzo per il racconto della voce reale di Lew Rudin, che pochi mesi prima di morire aveva iniziato a dettare audiocassette della sua autobiografia ad una segretaria, impresa mai terminata perché la morte sorprese Mr. New York, che era stanco e ammalato, il 20 settembre 2001: giusto una settimana dopo.
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