CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Shut Up and Sing", di Cecilia Peck e Barbara Kopple (Extra)

Tutto ha inizio nel 2003, in un teatro di Londra, dove fa tappa il tour delle Dixie Chicks. Un'opinione personale su un personaggio pubblico, data in pasto al pubblico. E la punizione scende inesorabile, dal potente Re Media

Ma chi sono le Dixie Chicks? No, non sono delle nuove patatine e neanche dei biscotti al malto. Sono tre ragazze, sono un gruppo musicale di musica country, famoso in America, molto più che nel resto d'Europa. Almeno fino ad oggi. Probabile che d'ora in poi il loro nome passi di bocca in bocca anche da noi, grazie al documentario codiretto da Cecilia Peck e Barbara Kopple, già premiato al Toronto Film Festival.

Tutto ha inizio nel 2003, in un teatro di Londra, dove fa tappa il tour delle Dixie Chicks. Una dichiarazione sparata con leggerezza, come succede spesso alle star quando sono su un palco. Un'opinione personale, certo, su un personaggio pubblico, data in pasto al pubblico. In breve, la vergogna per il fatto che il Presidente degli Stati Uniti sia Texano, esternata dalla cantante, mentre prendeva fiato tra una canzone e l'altra. Niente accordi precedenti con il resto del gruppo, nulla di preparato. E la punizione scende inesorabile, dal potente Re Media. Niente più passaggi in radio dalle principali stazioni radio americane che trasmettono musica country, ostacoli alla vendita dei CD, alla pubblicità nell'etere. L'altro potente arbitro del successo, il pubblico, sembra schierarsi in maggioranza contro la band, vista ormai come nemica giurata del Presidente, al quale si deve rispetto per il pericoloso incarico assunto: la guerra in Iraq.

La libertà di parola, evidentemente, esiste solo sulla carta. O forse alla gente non piace che un gruppo musicale si metta a fare propaganda politica. Forse però si trattava di un punto di vista, di una visione personale sui fatti che ancora oggi non sono stati risolti, né chiariti. Il problema nasce dal fatto che l'idea espressa non sia uscita dalla bocca di una persona qualunque, magari intervistata per l'occasione, ma da un personaggio, una donna che, dopo il successo, ha smesso di essere un' individuo a sé, e che ha ormai delle più grosse responsabilità. Potere della televisione, potere delle radio, potere delle masse, che modificano la realtà.  Nulla di nuovo da questo punto di vista.

Il documentario scorre piacevolmente, tra una prova in studio e un pannolino, tra la vita da artiste e quella di madri e mogli. Questi i due binari su cui scorrono le immagini, riproposte in forma scomposta, con cambi di tempo in avanti e all'indietro, dal 2003 al 2006. Emerge così il lato umano dei membri del gruppo, non solo fatte per cantare, ma anche per vivere, quindi anche per esprimere la loro opinione. Di certo non si può dire che l'opera della Peck e della Kopple sia rivoluzionaria, né del tutto lontana da pericolose ovvietà. Senza musica forse, risulterebbe un po' noiosa. Ma di fatto le note musicali non mancano affatto. Buon per noi.

 

 

 

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