CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Prioritario era il tentativo, non so se riuscito o meno, di raccontare del nostro Paese." Incontro con Francesca Comencini

"A casa nostra" racconta di storie di cronaca quotidiana ambientate in una Milano di oggi, centro di banche e finanze. Ce ne parla la regista insieme ai protagonisti

Alla fine della proiezione per la stampa, qualche giornalista si è espresso con mormorii di dissenso e qualche fischio: sente di dover fare un'autocritica?

 

Francesca Comencini: Non sapevo che la proiezione fosse stata fischiata. Io penso di aver fatto un buon film e tutti noi ne siamo fieri. Quindi non sento di dover fare un'autocritica pubblica. Ogni giorno sui giornali leggiamo fatti che sono più gravi di quelli rappresentati nel mio film. La realtà quotidiana ci è servita solo per ispirarci, per darci gli spunti dai quali far partire le vicende dei personaggi.

 

Perché la scelta di ambientare le vicende del film a Milano:

 

Francesca Comencini: Prima di tutto si è sviluppata l'idea di realizzare un film intorno al tema del denaro. Subito dopo si è deciso di ambientarlo a Milano, una città dove c'è molta attività di denaro, con grandi banche e diverse possibilità finanziarie. Da parte mia c'era anche il desiderio di girare un film a Milano, una città poco presente nel cinema ma molto presente nella vita sociale quotidiana. Prioritario comunque era il tentativo, non so se riuscito o meno, di raccontare del nostro Paese.

La storia è stata costruita in maniera circolare...

 

Francesca Comencini: La maniera in cui abbiamo costruito la storia infatti è molto circolare: il denaro circola e a volte male. La cattiva circolazione del denaro crea un potere enorme nel nostro Stato, ma crea anche un grande dolore in tutti. Anche nel film tutti vivono un proprio dolore, e ci si addolora maggiormente sapendo che in un Paese vige questo meccanismo. Oggi è molto difficile schierarsi e raccontare il proprio Paese. Ci sono nel film personaggi diversi che si posizionano a loro volta diversamente rispetto al denaro. Il nostro Paese è cambiato tantissimo. È l'ombra di noi stessi. E' più difficile fare un film con delle certezze e quindi il film ha ripreso da una realtà molto sfuggente ma prepotente. Tutti i personaggi del film, donne e uomini, rincorrono qualcosa, nessuno ha la vita che vorrebbe avere, nessuno riesce ad abitare nei propri ambienti.

 

Franco Bernini: Il denaro lega tutta la storia, ciò che implica nei rapporti tra gli esseri umani. Il denaro viene utilizzato per comprare tutto. Ogni personaggio perde o acquista qualcosa in termini morali in base al denaro.

 

 

Questo Paese è anche casa nostra: una frase importante all'interno del film soprattutto se a dirla è il personaggio interpretato da Valeria Golino, un capitano della Guardia di Finanza:

 

Valeria Golino: Il mio personaggio vive delle situazioni paradossali, come quando per proteggere una donna che viene malmenata dal suo compagno, viene aggredita dalla stessa vittima. Questo sta a sottolineare come i rapporti tra le persone sono così complessi, ciò che è vero non è detto che corrisponda a quel che vediamo. Anche il mio personaggio non è ciò che sembra, perché anche lei è comunque una donna molto fragile, contraddittoria, vulnerabile. Lei insegue il protagonista per tutto il tempo e quando lo ha davanti con questa frase ha il dovere di ricordargli che quello che fa sono solo azioni amorali. Alla fine comunque tutte le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze: ciò che è privato spesso riguarda comunque tutti.

 

 

 

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