CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Primi amori, primi vizi, primi baci", di Eric Toledano e Olivier Nakache (evento speciale Festa/Alice)
I due registi hanno voluto generosamente mettere insieme i loro ricordi e le loro esperienze senza infingimenti abolendo le distanze tra mondo degli adulti e mondo dei bambini. Grana grossa, stereotipi, velocità ma soprattutto tanto candore
Già dal titolo è chiaramente espressa la forte connotazione intima del progetto. Ces jours heureux è il nome del gruppo di animatori per l'infanzia che ci accompagna nel film partendo da una stazione ferroviaria il 3 luglio del 1992 ma anche il titolo di un cortometraggio del 2002 realizzato da Toledano e Nakache, che proprio in una colonia estiva hanno avuto modo di conoscersi per poi debuttare nel '95 col cortometraggio Le Jour et la Nuit (ricordiamo per dovere di cronaca anche l'esordio nel lungometraggio, che è di appena un anno fa, con Je préfère qu'on reste amis in cui era protagonista Gerard Depardieu). I due registi hanno così voluto generosamente mettere insieme i loro ricordi e le loro esperienze col loro portato di nostalgia, passione e sofferenza. In modo diretto, semplice e senza infingimenti, che è l'unica via possibile per guadagnare un'universalità riconoscibile. Una via a tratti impervia soprattutto dopo un prologo che si fatica ad accettare perché sale forte da subito un senso di sfiducia verso gli squarci di vite che ci passano davanti, accelerate e a forte rischio stereotipo. Vedi i titoli di coda con quelle silhouette animate un po'trendy, la grana visiva un po' troppo grossa, qualche attacco di montaggio discutibile, battute banalotte, quei bambini in parata che sembrano mostruosamente prevedibili nelle mille nevrosi esibite e si teme il peggio. Ma a poco a poco ci si rende conto che uno stile grezzo può aumentare l'empatia con un mondo ricco di calore umano, che la velocità non è per forza un limite o una copertura ma anche un voler perdere il meno possibile e che ciò che sembra un luogo comune sul grande schermo spesso trova sponda nella realtà. L'incantesimo monta e presto si avvera. Ma la vera magia del microcosmo di Nos jours hereux è nell'aver abolito veramente e senza ipocrisie il mondo degli adulti con quello dei bambini. Nel senso che ad un certo punto tutto (primi baci, prime sigarette, liti, riflessioni e via dicendo) avviene senza pensare all'età di chi ci si trova di fronte, se il capo animatore in crisi o il vice donnaiolo impenitente, se il bambino saputello o iperattivo o iperdubbioso eccetera... Tutti sembrano avere la stessa età. Quando il piccolo "professore" dà suggerimenti utili a Vincent su come conquistare la sua bella si ride ma non si è sconvolti. Forse Toledano e Nakache hanno voluto riportare i grandi in un mondo perduto e li ha rappresentati come dei novelli Peter Pan (e il finale che riparte dalla stazione iniziale, un finale detoùr che è un lieto fine ancora non ipocrita e ci aiuta in tal senso) che rimpiangono momenti fuggenti che non torneranno ma proprio perché indimenticabili restano fermi in un tempo immaginario. Un film anomalo, quindi, che sembra passato per caso nella selezione romana ma che già ha saputo trovare una distribuzione italiana. A proposito ma un piccolo film come questo, con turpiloqui e sesso più o meno alluso o parlato, si sarebbe potuto realizzare nel belpaese senza trovare grossi ostacoli?
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