CINEMA - 1a Festa Internazionale di Roma - "Il cinema sai cos'è?... è una livella."

Vorremmo far parlare ancora una volta (e forse per sempre) le immagini, come davanti a degli specchi che questa volta (e da sempre) confondono la destra e la sinistra e non l'alto e il basso. Dopo i campionati del mondo, l'Italia e la Capitale ci regalano anche la festa del cinema, per due sagome dal profilo oscuro...

Vorremmo far parlare ancora una volta (e forse per sempre) le immagini, come davanti a degli specchi che questa volta (e da sempre) confondono la destra e la sinistra e non l'alto e il basso. Perché parlare di alto e basso, di qualità, questa volta ci interessa poco, ci interessa ancor meno entrare nei dettagli di un evento, dalle dimensioni "faraoniche", costruito ad arte e quasi esclusivamente per autopromuovere le major. Come ciò che rappresenta quella coppa del mondo sollevata da due mani nell'ombra del tricolore steso (un velo pietoso): è la riabilitazione di una "sporca dozzina" (circa). Ci piacerebbe invece parlare di uno dei compiti più alti del cinema (e forse anche del calcio in Italia): inventare un popolo e una possibilità di vita che non rappresenta il mondo, modula il reale, come immagine-movimento e non come architettura del visibile. Allora attraversando i corridoi dell'auditorium, sospirando per un indicatore di direzione che non arriva mai, a Roma ti perdi in un "tutto" dalle dimensioni "extra", cercando le sale disperse nel traffico, cercando "Alice nella città" o il "concorso" di colpe. A Roma si sorvola non potendo scavare, si aggira non potendo disboscare e tutto sembra più distante e di troppo: quindi, a mancare, secondo gli architetti del visibile, è il popolo, da divertire ed educare.

Manca anche quel signore, che, passeggiando sottocasa su una strada della lontana periferia, con i lampioni spenti da qualche giorno, farfugliava  malinconicamente: "Hai visto che significa fare le feste...". E io a spiegargli: "Ma guarda che non è solo una festa, è anche un festival, dove il cinema è al centro dell'immaginario collettivo". E lui: "Peggio!... la bolletta chi la paga? La festa, il festival o l'immaginario collettivo?". I problemi vanno oltre i numeri: ogni festa o festival è un problema, ma non è sempre la loro durata o il loro successo. Come la morte è un problema, ma non è il cimitero. Allora nei corridoi dell'obitorium, vedi gente dello stesso colore che apparentemente sembra festeggiare, ma in realtà cerca l'uscita da tutte le parti e senti il riverbero di due anime (con)dannate: quella della Festa e quella del Festival. Quest'ultima chiede di essere "riposta" lontana, magari a Venezia, Torino, Cannes: la casta è casta e va, sì rispettata. L'altra anima, vile carogna senza blasone, vorrebbe restare dov'è, con la morte che torna insieme con la vita: "Il cinema sai cos'è?... è una livella... Ioseliani, Tsukamoto, Scorsese, attraversando questo cancello hanno messo il punto che hanno perso tutto, il genio e pure il nome...".

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