"Il gusto dell'anguria" di Tsai Ming Liang
Tsai Ming-Liang esce dall'antro della memoria fantasma di "Goodbye, Dragon Inn" e torna ad abitare la metropoli dei "ribelli del dio-neon",quella che in "The Hole" era bagnata senza tregua dalla pioggia che s'infiltrava nelle solitudini dei corpi.

Che tempo fa a Taipei? Non piove più, ma l'amore resta sempre una variabile impossibile, l'ultima espressione di una solitudine che invade i corpi e popola una città implosa in una apocalisse dell'anima... Tsai Ming-Liang esce dall'antro della memoria fantasma di Goodbye, Dragon Inn (rimasto inedito in Italia) e torna ad abitare la metropoli dei "ribelli del dio-neon",quella che in The Hole era bagnata senza tregua da una pioggia che s'infiltrava nelle solitudini e apriva varchi nei sentimenti in cerca di un contatto. Questa volta si affida, però, a una "nuvola ribelle", nel segno di uno scandalo improbabile: sesso bagnato ai limiti del porno, contrappunti musical sulla linea di The Hole e il solito slapstick (o giù di lì) surreale e poetico a tenere insieme questo sequel trasversale di tutto il cinema. Lee Kang-Sheng, il suo attore feticcio, è sempre Hsiao-Kang, fantasma che attraversa Taipei con la sua innata solitudine. Ora non vende più orologi per strada, come in Che ora è laggiù, ma sbarca il lunario interpretando film porno.
Sicché, quando Shiang-Chyi torna da Parigi e lo cerca, non lo trova più sul ponte della stazione. In compenso la città è sull'orlo del collasso, ora non piove da settimane e le riserve d'acqua si sono esaurite, il fiume Tamsui si è quesi prosciugato e la gente si disseta con le angurie e si lava con l'acqua confezionata... Ovviamente le convergenze parallele di Tsai Ming-Liang non lasciano scampo al destino e i suoi personaggi si ritrovano sempre nella sovrapposizione di livelli di quei palazzi che stratificano nei loro piani e nei loro appartamenti l'umanità negata a se stessa. Naturale, dunque, che Hsiao-Kang abiti i set porno di cui è protagonista (assieme a una pornostar giapponese) qualche piano più su della casa di Shiang-Chyi. I due allora ritrovano le loro reciproche solitudini, dinamicamente stabili nel silenzio di un rapporto che non ha luogo a procedere se non nei sipari musical che puntualmente il regista visualizza nelle loro fantasie, tra vecchie canzoni popolari e coreografie che espodono nella fantasia più kitsch (ancora più spinta di quanto fosse in The Hole)....

Insomma 100% Tsai Ming-Liang. Si potrebbe dire anche troppo Tsai Ming-Liang, se non fosse che la gestualità ritornante di questo regista non si azzera mai nella maniera ombelicale o nell'autocitazione, ma s'inarca in continui cortocircuiti che implodono in un universo/sequel il cui valore è quello di un versificare continuato. Cambia di segno, allora, ma il senso resta sempre quello: all'inondazione sostituisce l'aridità, ma l'apocalisse immanente riflette sempre lo stesso senso di dissidio esistenziale, di disabitabilità persistente; al posto del sesso negato nei film precedenti, impone al suo protagonista una sessualità (etero, lui che è regista notoriamente gay) esasperata nella performance pornografica, ma in realtà lascia che il tema del suo film resti quello solito: l'impossibilità di un contatto reale e concreto tra corpi che si sfiorano e attraversano, sovrappongono e disabitano come fantasmi persistenti e realissimi.
Taipei resta sempre l'ombra di una metropoli dall'identità sconosciuta (riflesso sociale di una Taiwan storicamente separata da se stessa) che riecheggia attraverso televisione e radio, ma si nega al contatto tra corpi e persone. La novità, semmai, sta nel fatto che Il gusto dell'anguria aggiunge un terzo livello alla stratificazione della messa in scena, sicché alla realtà incarnata nei segni annichiliti dalla solitudine, in cui colloca i suoi personaggi, affianca non solo le citate aperture da musical, ma anche il setting pornografico di segno opposto, mostrato con una evidenza che sfiora e incorre serenamente nell'hard, e restituisce fisicità a quei corpi cui le coreografie attribuiscono invece una ludica astrazione ideale. Il sesso, del resto, resta il punto di arrivo più tragico e negato del film, la frase sconnessa di un dire la solitudine che segna l'afasia dei due protagonisti: i quali si cercano, si desiderano, si toccano, ma solo nella esasperata scena finale giungeranno a fare l'amore attraverso il corpo interposto della pornostar giapponese: priva di sensi, inanimata come una bambola gonfiabile, utilizzata sul set da Hsiao-Kang, mentre Shiang-Chyi guarda e desidera attraverso un (altro) varco nel muro. Alla fine l'amore?
Titolo Originale: Tian Bian Yi Duo Yun
Regia: Tsai Ming Liang
Interpreti: Lee Kang-Sheung, Chen Shiang-Chyi, Lu yi-Ching, Yang Kuei-mei, Suono Yozakura
Distribuzione: Bim
Durata: 109'
Origine: Francia/Taiwan, 2005
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