"Preferisco lavorare con le attrici perché sono pronte a correre il rischio di mettersi continuamente in discussione" - Incontro con Francois Ozon

In una luminosa sala dell'Ambasciata di Francia abbiamo incontrato il giovane ma già popolare regista François Ozon, che ci ha parlato di "8 donne e un mistero", grande successo, in patria come in America, designato a rappresentare la Francia ai prossimi Oscar.

La prima domanda è necessariamente banale. Come è stato dirigere grandi star unite in un progetto comune?

Fortunatamente è stato più facile di quanto pensassi inizialmente. La cosa più difficile è stata dimenticare che avevo davanti attrici di tale fama, alcune delle quali con importantissime esperienze professionali alle spalle. Dovevo ricordarmi che avevo a che fare principalmente con delle donne, ognuna con un diverso modo di affrontare il proprio mestiere di attrice. La Deneuve, ad esempio, esigeva di conoscere tutte le caratteristiche tecniche della scena da girare mentre la Béart ha recitato in modo sicuramente più istintivo, quasi animalesco. Di alcune, come per la Huppert, già sapevo che avrebbero avuto piacere a lavorare con me, dell'accettazione delle altre sono stato lusingato. Di questo devo essere grato a Charlotte Rampling ed alla sua straordinaria interpretazione in "Sotto la sabbia".

Nei suoi film gli uomini sono praticamente inesistenti. Dove nasce questa sua preferenza nel filmare l'universo delle donne?

Essendo un uomo credo di essere abbastanza distaccato da poter rappresentare in modo obiettivo le donne ed il loro mondo. Inoltre preferisco lavorare con delle attrici perché credo che siano più intelligenti, più interessanti e soprattutto pronte a correre il rischio di mettersi continuamente in discussione. Anche il mio prossimo progetto verterà su due donne di generazioni differenti: Charlotte Rampling e Ludivine Sagnier. Sarà decisamente più intimista rispetto ad "8 donne" ed avrà dei punti in comune con un mio vecchio cortometraggio, "Regarde la mer" girato nel 1996.

In 8 donne e un mistero la dimensione meta-cinematografica, già presente nelle sue opere precedenti, sembra essere stata moltiplicata in modo esponenziale.

Quando mi sono reso conto che tutte le grandi attrici cui mi ero indirizzato avevano accettato, ho realizzato che lo stile del film non poteva che essere antinaturalista e tendenzialmente innaturale. Inoltre per soddisfare il mio piacere di cinefilo ho inserito numerosi riferimenti, in particolare al cinema hollywoodiano anni '50 che amo molto. Ho voluto che la pellicola fosse contemporaneamente sulle donne e sul cinema.
Ho voluto rendere omaggio a Billy Wilder e Hitchcock, naturalmente. La loro principale caratteristica era quella di essere dei registi popolari ed insieme profondi; cosa molto difficile ma che aspiro a fare nelle mie opere.

L'inserimento degli inserti canori non rappresenta certo una novità nel cinema francese. Ma mentre Alain Resnais li ha sostituiti alle parole dei propri personaggi, lei ha utilizzato le canzoni per esprimere la quintessenza dei loro pensieri.

Volevo realizzare un film democratico dove ciascuna star potesse disporre di tre minuti in cui fosse la sola protagonista della scena impegnandosi in una specie di monologo teatrale. Inoltre credo che sia piacevole vedere un'attrice cantare e ballare, e, proprio in quanto non professioniste del canto e del ballo, le mie otto donne sono state costrette a gettare la loro maschera professionale. Le canzoni, tutte appartenenti al repertorio classico francese, rappresentano dei momenti fondamentali per capire la psicologia delle protagoniste, anche se a volte sono a scapito della suspence.

Le sue pellicole alternano due registri differenti: uno più sbarazzino (Sitcom, Gocce d'acqua su pietre roventi, 8 donne) ad un altro più ombroso (Les  amants criminels, Sotto la sabbia).

E'assolutamente vero ma ci tengo a precisare che non seguo nessun rigido schema nei miei lavori. Semplicemente, come diceva Truffaut, bisogna sempre girare un film diverso e contro il precedente.

Un omaggio a Truffaut anche quello di portare sulla scena due sue attrici quali Catherine Deneuve e Fanny Ardant?

Si ed ho voluto sottolineare quest'omaggio facendo recitare alla Deneuve la stessa battuta che le veniva  indirizzata in La mia droga si chiama Julie e L'ultimo metrò: "Amarti è per me un piacere ed una sofferenza insieme".

C'è qualche attrice italiana con cui amerebbe lavorare?

Avevo chiesto, nei paesi in cui il film usciva doppiato, di far doppiare le attrici da voci note della cinematografia di quel paese. In Italia avevo pensato a Gina Lollobrigida o alla Loren. In Germania ciò è avvenuto ma da voi mi è stato risposto che non sarebbe stato assolutamente possibile. Devo confessare che non conosco molto il cinema italiano contemporaneo a causa della scarsità di pellicole che sono distribuite in Francia. Se penso ad una vostra attrice mi viene in mente solo Monica Bellucci.

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