LAGO FILM FEST - Corti&Doc, tra Veneto e mondo

I corti in concorso alla quinta edizione del Lago Film Fest sono una carrellata frenetica e quanto mai affascinante sulle giovani, prossime leve del cinema mondiale. Una selezione accurata, che rivela la passione, il mestiere e la sensibilità dei giovanissimi autori del progetto, capaci di dar vita a una manifestazione fresca e intellettualmente stimolante.

big buck bunnySe la sezione di video arte Dialoghi Contemporanei parla italiano, e Matter of taste di Nisi Masa si offre come una finestra aperta sul panorama dei filmakers e documentaristi internazionali, la sezione di cortometraggi e documentari – che è poi il concorso vero e proprio della manifestazione – rappresenta la sintesi ideale operata dal Lago Fest tra istanze autoctone e straniere, accostando la produzione italiana, compresa quella istituzionale, rappresentata dal Centro Sperimentale (con L'ultima spiaggia di Marco Danieli, interpretato da Giorgio Tirabassi, Fisico da spiaggia di Edoardo De Angelis o il corto d’animazione Il Naturalista) e dalla Scuola nazionale del Cortometraggio, con i video di Andrea Zaccariello, La moglie (interpretato da Enrico Silvestrin e Valeria Solarino) e TV, con Michela Cescon, a opere provenienti da tutto il mondo, il cui comune denominatore pare essere l’estrema concisione.
Non hanno ricercato un tema univoco nella scelta dei lavori i due selezionatori della categoria, Soira Bazzo e Carlo Migotto, con la supervisione di Viviana Carlet. Comuni suggestioni si riscontrano, semmai, nella programmazione, che di serata in serata unisce le opere più simili per natura, genere e spirito.
La maggior parte dei lavori proviene dal festival di cortometraggi di Clermont-Ferrand, ma sono presenti in buona parte anche i lavori di filmaker iscrittisi al concorso tramite il sito del Lago Film Festival, a riprova di una certa fama acquisita dalla manifestazione nel circuito internazionale in questi cinque anni di attività.
L’unico criterio imprescindibile per i due giovani selezionatori – dal background complementare: scelte “di pancia per Soira Bazzo, studentessa di lingue orientali, più attente al piano linguistico per Carlo Migotto, laureato Dams – sono state la compiutezza e la coerenza tra piano tematico e formale, che ha visto quindi scartare opere interessanti per concetto ma mal realizzate o recitate.
L’animazione fa la parte del leone, con opere innovative, estremamente curate come Big Buck Bunny di Sacha Goedegebure, corto in 3D vicino agli standard qualitativi di una major del calibro di Pixar; o il già citato lavoro a otto mani del Centro Sperimentale, Il Naturalista, e il belga Milovan Circus, riproposti per intero nella sezione video del giorno.
Una fetta della sezione è riservata invece ai lavori “di genere” in cui si distinguono gli spagnoli: Mama  di Andy Muschietti accetta la sfida di dar corpo in soli tre minuti alle atmosfere orrorifiche tipiche dei filoni più recenti, dalle accelerazioni improvvise di Rec all’aggiornamento della figura materna del perturbante, con immagini che, nell'elaborazione di una magione immersa nell'oscurita, rimandano istintivamente a The ring e The Others. Oppure Las horas muertas di Hartiz Zubillaga, che ripesca dall'immaginario del New Horror anni Settanta, avvicinandosi al primo Craven di Le colline hanno gli occhi e al Tobe Hooper di Non aprite quella porta.las horas muertas
El principe de las basuras, Cabaret Kadne, Berbaoc, altri corti di animazione, e i documentari Un Ballet para el siglo XXI, Nena di Lluìs Seguraz, La soledad emocional  o il bellissimo El Tránsito di Elias León Siminiani, danno prova di una presenza molto forte dei paesi ispanici e dello stato di salute del loro cinema, come dimostra la selezione dei migliori cortometraggi inviata di propria inziativa al Lago Fest, anche a testimonianza del vitale interesse della Spagna verso il Festival diretto da Viviana Carlet.
Ma anche dal Canada arrivano belle sorprese: Montereal Minus One, un bizzarro mockumentary su una immaginaria Montereal underground di cui le istituzioni non vogliono parlare; il corto À mère et marées di Alain Fournier, vincitore del Fantasia Festival, che ritrae, grazie soprattutto all’affascinante fotografia di Barry Russell, la trasformazione in ibrida creatura marina di un giovane, gettato poi da madre e sorella nelle acque del lago. O, soprattutto, il delizioso corto musical non-sense Soupir! (Sigh!), di Joe Cobden e Ben Steiger-Levine, in cui le palpitazioni sentimentali del commesso di un supermarket per una bella cliente danno vita a una sequenza di ballo tra gli scaffali, come fossero un set minnelliano.
Accanto a queste opere sperimentali, il concorso pone lavori più tradizionali e di interesse chiaramente antropologico, come La repubblica delle trombe di Stefano Missio, sull’orchestra di un piccolo paesino agricolo nel cuore della Serbia; o ancora, La domenica dei fiori, dedicato alla Pasqua rumena, e Djenneba, ritratto di una donna africana in soli tre minuti.
L’Italia si avvale di interessanti personalità individuali, difficilmente capaci, però, di essere riunite in scuole o gruppi dagli intenti coesi: oltre ai lavori già citati, che vedono giustapporsi animazione e commedia, non manca il documentario di denuncia, politicamente attivo, ben rappresentato da lavori come Clandeadstini, realizzato interpolando  vere interviste ai cittadini veneti sul tema dell'immigrazione clandestina, all'interno di un supermercato, con ironiche sezioni di fiction ricreate sulla scorta degli zombi di Romero. Oppure M.D.J.-Libertà in esilio, basato sull'ente francese (la Maison des Journalistes del titolo) che offre ospitalità ai giornalisti in esilio e che, tra le testimonianze più sorprendenti, vanta quelle degli italiani, vittime di una censura anche fisica.
à mèreet maréesInediti o premiati – come ad esempio Libido (5'), cortometraggio veneto vincitore di un festival a Los Angeles, girato e montato in 72 ore – progetti autonomi o parte di disegni più ampi – il caso di
Ma’rib, coproduzione di Yemen e Germania, ripresa senza dialoghi di attività quotidiane che è parte di una tetralogia sulle città fantasma in cui ogni video è dedicato a uno dei quattro elementi – i lavori della quinta edizione del Lago Film Fest sono una carrellata frenetica e quanto mai affascinante sulle giovani, prossime leve del cinema mondiale.
Una selezione accurata, che rivela la passione, il mestiere e la sensibilità dei giovanissimi autori del progetto, capaci di dar vita a una manifestazione intellettualmente stimolante, probabilmente tra le più interessanti della nostra penisola.
 
 
 
 
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