VENEZIA 67 – “La passione”, di Carlo Mazzacurati (Concorso)


La passione in concorso a Venezia, conferma le doti di Carlo Mazzacurati e la sua capacità di guardare con il necessario distacco la materia narrativa da mettere in scena, ma questa peculiarità, che talvolta giova all’esito del film, qui assume i profili di un limite. Una maggiore partecipazione emotiva avrebbe conferito al film maggiore coerenza, riscaldato il racconto così da raggiungere il cuore dello spettatore

 

La passioneNon crediamo che con La passione Mazzacurati abbia voluto mettere in scena una propria crisi creativa nonostante che il film possa apparire come il suo personale 8e1/2. La storia è quella di Gianni Dubois regista in crisi creativa che accetta, per evitare una richiesta di risarcimento danni, di organizzare, per conto di un’amministrazione comunale toscana, durante il Venerdì santo, la messa in scena della passione di Gesù.

La passione dimostra sicuramente la versatilità di Mazzacurati che riesce ad attraversare, con una propria elegante originalità i generi, dal noir al film drammatico (Notte italiana e Vesna va veloce), dalla commedia giocata sui mezzi toni (Il toro) al documentario e qui non si può dimenticare il gran lavoro per Ritratti con Mario Rigoni Stern intervistato da Marco Paolini. Per cui il lavoro del regista padovano va apprezzato e le eventuali cadute di tono (L’amore ritrovato) stanno nel solito rapporto che intercorre tra la regola e l’eccezione.

Il film in concorso a Venezia, conferma le doti dell’autore e la sua capacità di guardare con il necessario distacco, (dalla giusta distanza diremmo) la materia narrativa da mettere in scena. Questa è una caratteristica che nasce indubbiamente dalla sua osservazione del mondo della provincia che resta il luogo privilegiato della sua esperienza e un ambiente in cui i toni si smorzano e le passioni si attenuano, grazie al maggiore peso che assumono le relazioni personali. Anche in La passione lo scenario della vicenda è un angolo minuscolo della provincia toscana. Questo film conferma quella impressione, ma questa peculiarità, che talvolta giova all’esito del film, qui assume i profili di un limite. Quello che manca a La passione affinché trovi una propria coerenza, una forma compiuta è quella necessaria partecipazione emotiva, quel piccolo miracolo artistico che si avvera quando si butta dentro il film, dentro la scrittura, il cuore necessario per riscaldare il racconto e per raggiungere il cuore dello spettatore.

Mazzacurati ha voluto invece raffreddare la materia, distaccare da se gli avvenimenti, guardarli da lontano e lavorare con le pinze. Il risultato non è purtroppo completamente raggiunto restando, La passione, in mezzo al guado tra la commedia grottesca (i toni recitativi di Corrado Guzzanti, non possono replicare quelli televisivi) e la riflessione sul proprio personale lavoro e su quello artistico in generale, tra la commedia di sentimenti e quella degli equivoci. La scrittura e la messa in scena ha trascurato un maggiore approfondimento psicologico del suo protagonista ed è sembrata maggiormente preoccupata a non deludere le attese del pubblico. Alcune caratterizzazioni eccessive o troppo minimali (la padrona della pensione che ospita Gianni Dubois e il già citato meteorologo da una parte e il personaggio della Smutniak dall’altra) abbassano il tono complessivo del film che non riesce a restituire un’idea di complessiva densità narrativa. Ciò detto il film resta sicuramente godibile in alcuni suoi momenti davvero felici in cui traspare la sincerità della messa in scena (la sequenza della Via Crucis tra tutte) o la capacità di inventare dialoghi divertenti e piacevoli gag come quella della ricerca del segnale telefonico per il telefono cellulare. Quanto al cast degli interpreti va sicuramente citato Battiston che si conferma poliedrico e di solida sicurezza, Orlando che però continua a vestire i panni già indossati in altre occasioni e, infine, da ricordare il quasi cameo della sempre affascinante Stefania Sandrelli.

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