XXIII Torino Film Festival
Dall'11 al 19 novembre, pronti a farsi travolgere dal principale appuntamento cinefilo italiano. Per il TFF l'idea è che esista un "solo" cinema: indipendente, sporco, sovversivo, irriverente, classico, autoriale, radicale... Concorsi, omaggi, due magnifiche retrospettive su Claude Chabrol e Walter Hill e poi... la Scuola di Sentieri Selvaggi.

All'orgia visiva torinese mancano pochi giorni, pochi giorni per dare inizio all'abbuffata onnivora e travolgente del Festival più cool, finestra preziosa e imprescindibile sulle "onde insorgenti", sui cineasti unici e rivoluzionari, sulle poetiche che regalano piaceri visuali inestimabili, sulle "vecchie cose passate" che segnano tragitti estetici fecondi. "Gargantuesco" laboratorio sperimentale che mescola formati diversi, dal lungo al cortissimo, dalla pellicola al video, esperienze autoriali tra loro linguisticamente lontane, e destinazioni spettatoriali a tutto mondo/tondo. Il Concorso Internazionale Lungometraggi (che in passato ha visto premiati autori come Hou Hsiao-hsien, Chen Kaige, Amos Gitai, Tsai Ming-liang), quest'anno presenta 14 titoli ed è sempre rivolto alla ricerca dei nuovi autori del cinema contemporaneo. Peccato che non sempre il TFF riesce ad essere sufficiente al lancio di un'opera cinematografica bellissima come Los Muertos dell'argentino Lisandro Alonso, vincitore della passata edizione. Ma questo, come si dice, è un altro discorso. Due i titoli italiani in competizione: El Barrilete di Alessandro Angelici (girato in Nicaragua, è la storia di un bambino, del suo aquilone e della silenziosa lotta per conquistarsi la possibilità di un'esistenza migliore) e Fiaba nera di Alberto Momo, noir di derive metropolitane e acquatiche abitato dal corpo in mutazione di una giovane donna, della figlia piccola, dei suoi amori da uccidere. Tra gli altri titoli: Ah Sou (Mob Sister) dell'hongonkese Wong Ching-Po, melodramma che tanto sembra rievocare le atmosfere di Jiang Hu; A Halal Kilovagolt Perzsiabol (Death Rode Out of Persia) dell'ungherese Horvath Putyi, prodotto da Béla Tarr; Odgrobadogroba (Gravehopping), secondo lungometraggio del promettente regista serbo Jan Cvitkovic; Yek Shab (One Night) da una delle più strette collaboratrici di Abbas Kiarostami, la giovane attrice iraniana Niki Karimi.
La sezione documentario, divisa come ogni anno nel Concorso e Fuori Concorso, dedicato alle opere italiane in pellicola o in video, propone gli ultimi lavori dei più importanti autori del settore, come Alle soglie della sera di Daniele Gaglianone, C'è un posto in Italia (ovvero come Niki Vendola ha conquistato la Puglia) di Corso Salani, Due contro una di Elisabetta Sgarbi, Dov'è Aushwitz (viaggio nel campo di concentramento con delle scolaresche romane e il sindaco Veltroni) di Mimmo Calopresti, Ho visto Suzanne di Davide Ferrario, Ignazio (autobiografia "spirituale" del regista) di Paolo Pietrangeli.
Oltre al Concorso Spazio Italia, dedicato alla produzione italiana indipendente, e al Concorso Spazio Torino, dedicato ai filmmakers e videomakers residenti in Piemonte, quest'anno, come da tre anni a questa parte, è previsto il consueto appuntamento con la Scuola di Cinema di Sentieri Selvaggi. Spazio Italia (Fuori Concorso) è riservato ai lavori realizzati dagli allievi della scuola nell'anno accademico 2004/2005 (venerdì 11 e sabato 12).

Nella sezione Fuori Concorso, continua il tributo a Rogerio Sganzerla, cominciato l'anno scorso: nuovi titoli sono stati ritrovati e ristampati soltanto recentemente. In più, il Festival presenterà un Focus sulle Filippine, comprendente una selezione delle ultime produzioni e due "personali", la prima a un cineasta da scoprire, Lav Diaz, autore di un'opera considerevole (e il cui ultimo film, lo straordinario Evolution of a Filipino Family, sta diventando il "caso" cinematografico dell'anno), la seconda a un maestro degli anni Sessanta-Settanta e Ottanta, Lino Brocka, da troppo tempo assente dagli schermi dei festival.
Come tra le più appassionanti e sconvolgenti sezioni sicuramente un posto di primo piano lo copre "Americana IX", nata per offrire una sorta di lettura parallela, eccentrica, meno omologata di quello che succede nel cinema USA. Così negli anni passati ha accolto Tobe Hooper e Robert Altman, Clint Eastwood e Brian Yuzna, John Milius e Robert Frank, Robert Duvall e Errol Morris, Spike Lee e Fred Wiseman, John Waters e John Sayles, Abel Ferrara e David Lynch, cercando di riflettere (sul)le tendenze e variazioni del cinema americano più vitale, visionario e curioso. Quest'anno il programma non è certamente da meno: Dominion-Prequel to the Exorcist, di Paul Schrader (il film maledetto che il regista ha girato tre anni fa trova finalmente visibilità), Grizzly Man di Werner Herzog (ennesimo entusiasmante e teorico viaggio ai confini del filmabile, sgretolando ogni barriera tra finzione e documentario), No Direction Home: Bob Dylan, di Martin Scorsese (uno dei più grandi registi contemporanei su uno dei grandi miti e misteri della cultura a stelle e strisce), Sound Barrier di Amir Naderi (un film sul suono che segue e avanza l'ossessiva riflessione del capolavoro Marathon) che è anche il presidente della giuria del Concorso Internazionale Lungometraggi, al quale verrà dedicata il prossimo anno a Torino una retrospettiva completa, organizzata dal Museo del Cinema e curata da Massimo Causo e Grazia Paganelli (autori di un libro sul regista, di prossima uscita per "Il Castoro"). A completare il quadro già di per se folgorante, sei opere del 2005, inedite, ognuna di sessanta minuti, in video HD, di sei mostri sacri (Mick Garris, John Carpenter, Tobe Hooper, John Landis, Joe Dante, Dario Argento) che rientrano in un'operazione battezzata "Masters Of Horror".

Probabilmente però il TFF ha trovato importanti riconoscimenti internazionali anche grazie alle sue retrospettive integrali dell'opera del cineasta, accompagnate dalla qualità eccelsa delle copie proiettate e dei libri pubblicati. Per l'edizione di quest'anno sono due le retrospettive: quella dedicata a Claude Chabrol e quella a Walter Hill. Il primo incontrerà il pubblico mercoledì 16, il secondo domenica 13. Di Chabrol si vedrà solo una parte della sua sterminata produzione (ha girato una settantina di film, considerando anche i lavori televisivi), mentre l'anno prossimo la retrospettiva avrà un seguito con la proiezione di tutti gli altri film. L'omaggio comunque seguirà un ordine cronologico: quest'anno si andrà da Le beau Serge del 1957 ad Alice et la dernière fugue del 1976. Di Hill si vedranno tutti i suoi lungometraggi, una parte dei suoi lavori televisivi e alcuni suoi film come produttore (Alien) e sceneggiatore per Huston e Sam Peckinpah (The Getaway).
Sito ufficiale del Festival:
http://www.torinofilmfest.org/home.php?lang=ita
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