TORINO 24 - "Un racconto incominciato" di Arturo Lavorato e Felice D'Agostino (Doc. 2006 Concorso)

Con Un racconto incominciato, in concorso nella sezione dei documentari, Lavorato e D'Agostino mostrano la Calabria nell'affascinante brillio di ogni sua ingenua fattezza passando da un cinema partecipativo, ad un cinema affidato all'emozione del montaggio

Il racconto è cominciato un anno prima con il vibrante film dedicato al poeta Franco Costabile. Lavorato e D'Agostino ritornano sui propri passi e con Un racconto incominciato riaprono i temi della Calabria mostrandola qui nell'affascinante brillio di ogni ingenua fattezza. Il film sembra volere prendere l'avvio proprio dalla sequenza finale di quello precedente e sul mare di Nicotera i pescatori al lavoro si fanno materia rinnovata e spontanea di questo nuovo percorso artistico dei due registi. Per loro stessa dichiarazione, alla fine della proiezione, confermano l'intento teorico del loro primo lavoro, ben definito nel progetto e nella realizzazione, contro la dichiarata incompiutezza di questa seconda prova. Non c'è dubbio che pur avendo mantenuto fermi, per larga parte, i contenuti, Lavorato e D'Agostino abbiano mutato radicalmente la struttura del loro cinema. Dal cinema caldo e partecipativo del primo film si è passati ad un cinema raffreddato, affidato ad una struttura che diventa magmatica nella sua successione di sequenze, senza alcun inte(rve)nto drammaturgico, se non quello strettamente affidato all'emozione di un calibrato montaggio.

Un anno a Nicotera, loro paese d'origine, accompagnati da due mentori che li e ci introducono nel cuore dei suoi abitanti. Tutto per mostrare, senza finzioni e senza mediazioni, una realtà, quella odierna di una Calabria che, come gli stessi autori la definiscono, è un esempio di "modernità senza storia". Nicotera diventa prova di questa estrema contraddizione della Calabria, un paese che si vuole senza storia e che è invece capace di narrarne molte al cuore della gente.

Un racconto incominciato, in concorso nella sezione dei documentari, rappresenta per Lavorato e D'Agostino una sfida, quella che consente di invertire la marcia e praticare un cinema di natura opposta a quello che li ha fatti conoscere, restando però fedeli a se stessi. Un coraggio che gli va riconosciuto e che non è sempre obbligatorio in tempi di vacche magre per un cinema che nasce, produttivamente distributivamente parlando, marginale. Ma la sapienza del montaggio equilibrato e della costruzione che mai si adagia o indulge alla coreografia dell'immagine illustrativa o didascalica e un accurato lavoro di post produzione sul suono, sono le  carte vincenti per un cinema che ha le capacità di volare alto lasciando l'occhio e l'orecchio incollato sulla terra  per ascoltare il battere della vita.

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