TORINO 24 - "Politica zero" di Massimo Coppola, Giovanni Giommi, Alberto Piccinini (Doc. 2006 Concorso)

Politica Zero di Coppola, Giommi e Piccinini nasce, produttivamente, all'interno del clima di Mtv e in un tour de force sfibrante ci introduce con sapiente ironia alla visione della combattuta campagna elettorale per le politiche 2006 attraverso il pedinamento di quattro candidati, l'occhio della cinepresa sorregge egregiamente il gioco

Bisognerebbe cominciare a riflettere su questa progressiva e inarrestabile nuova onda di documentari che si occupano, trasversalmente e più o meno direttamente della politica italiana. Lo scorso anno Corso Salani col suo bel lavoro su Vendola, quest'anno Un'altra storia sulla campagna elettorale della Borsellino e questo Politica Zero che ci introduce, come è d'uso dire, nel bi-partizanismo, nuovo viatico della politica italiana, della visione di una combattuta campagna elettorale per le politiche 2006.

Politica Zero nasce, produttivamente, all'interno del clima televisivo di Mtv, due dei suoi autori lavorano o hanno lavorato per quell'emittente (Giommi e Piccinini), il terzo (Coppola) ne condivide le scelte artistiche pur lavorando nel settore della produzione editoriale.

Dalla politica spettacolo allo spettacolo della politica, in un tour de force sfibrante che porta i tre autori dal sud al nord per pedinare quattro candidati, che nella migliore tradizione appartengono, equamente divisi, ai due schieramenti politici. Carfagna e Meloni per il centro destra e Caruso e Scotto per il centro sinistra. Due modi differenti di affrontare le grandi scelte politiche, quattro modi diversi di affrontare la campagna elettorale. Massimo Coppola con la sua perplessità ironica ci accompagna in questo tragitto politico. Divertito e anche divertente, tra il serio e il faceto, un po' per gioco e un po' per istinto fa di tutto per fare emergere le debolezze, ma soprattutto le contraddizioni dei quattro candidati cui va dato merito di essersi prestati, con correttezza ed estrema disponibilità, al gioco, a volte al massacro, che impietosamente o con fare indulgente e di parte Coppola pratica. L'occhio della cinepresa sorregge egregiamente questo gioco trasformando in immagini il suo ironico incedere.

Affiora, di questo passo, comunque, una certa sincerità tra i protagonisti, futuri deputati, tanto che perfino le loro estreme contraddizioni diventano pregevoli particolari del ritratto che il film tratteggia.

Se dovessimo dire che Paese restituisce questo film, che ha la capacità di divertire parlando di cose serie, dovremmo dire che la risposta non può essere diversa da quella che ciascuno di noi ha sotto gli occhi nel quotidiano. Un'Italia divisa e incerta, un po' ignorante, illogica e depressa e ancora andando avanti su questo piano. Gli autori spingono il piede sull'acceleratore e mettono a nudo le inconciliabilità che governano la politica di oggi, il difficile equilibrio che si deve mantenere per restare all'interno di questo mondo, l'estrema approssimazione con cui si affrontano i temi e l'incapacità della gente comune o del personale di partito che a volte non riesce neppure a percepire i  propri bisogni e le proprie necessità e che a volte non si accorge di lavorare in funzione di un sistema che li vuole esclusi.

Emerge questo e molto altro nelle due di attesa che ci guidano verso l'esito finale del voto dell'aprile 2006 che oggi conosciamo già, ma che non manca, in verità, attraverso un montaggio sagace, di farci vivere, nonostante tutto, nella suspense quasi come Moretti che guardava Il dottor Zivago, quasi che il passato possa oggi essere mutato.

La scelta di girare il film in 35mm. appare quasi encomiabile e fuori tempo per un documentario, ci chiediamo però che mercato distributivo avrà su un tale supporto, la risposta potrebbe essere quella di uno degli intervistati: la decisione ai posteri.

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