TORINO 24 - "Dies d'agost" di Marc Recha (Fuori Concorso)
Un road movie gemellare nel cuore della Spagna: il regista spagnolo e suo fratello David sulle strade di un viaggio in cui natura, mistero, passato e presente raccontano la sparizione dell'identità. Ma anche, in trasparenza, un omaggio al giornalista militante catalano Ramón Barnils e alla prosperità della Catalogna proletaria prefranchista

Scritto sulla propria pelle, sulla gemellarità distratta della propria identità, detto nel mistero dell'assenza, Dies d'agost è il nuovo film del catalano Marc Recha, filmmaker ombroso e solare allo stesso tempo, scoperto a Cannes 2001 con Pau i el seu germà, ma in realtà attivo già dagli anni '90 (stupendo l'intimo e quasi sperimentale El cielo sube e intelligentissimo il meno noto L'arbre de les cireses). Sensibilità francese in un corpo filmico solido ma disponibile al mistero dello spazio, dove il rapporto visivo con la natura assurge a specchio di un mistero che ha qualcosa di esistenziale e qualcosa di biografico. Dies d'agost ne è quasi l'incarnazione, tetragono e scontornato allo stesso tempo, ossessionato dalla ricerca, o meglio dalla ricostruzione di scenari esistenziali già vissuti e redicalmente dispersi nel presente: Recha è regista che funziona quando lavora su ciò che gli appartiene dentro, come in questo caso, in cui mette in scena letteralmente se stesso e il suo fratello gemello David, dispersi in un road movie nel cuore della Spagna, concretizzando in prima persona una traccia narrativa che è un'ossessione dalla quale fuggire: le ricerche condotte da Marc su un amico deceduto (il giornalista militante catalano Ramón Barnils, ombra dell'ombra offerta dalla morte del fratello in Pau i el seu germà, dove pure il tema dell'identità si ancorava a quello della più radicale militanza identitaria catalana) si tramutano in onda lunga di un altrove dell'appartenenza, di cui i due gemelli non sono che l'incarnazione nel segno della fuga. Una voce narrate femminile (quella della sorellastra, altra traccia d'identità e appartenenza difforme) fa da diaristica traccia narrativa, racconta le figure principali, quasi sostituendo il dialogato diretto in una differita dell'accadere narrativo che lascia spazio alla dispersione dei due corpi nello spazio naturale.

Un lago che nasconde presenze misteriose, l'acqua, il cielo, le rocce, la vegetazione, il grande caldo di un'estate che trova i due fratelli in giro con un camper, nel quale Marc conserva le tracce tangibili della sua ricerca: foto che rimandano agli anni precedenti la dittatura franchista, un periodo di promesse (soprattutto per la popolazione operaia della Catalogna, ci spiega il regista) destinato a finire sotto il tallone di ferro dei militari. Dies d'agost è stretto nella formulazione panica del racconto, intriso di una natura che è filmicamente luce e suono, bloccato negli scatti fotografici in bianco e nero provenienti dal passato, ma anche nei fotogrammi immobilizzati sulle scene del viaggio di Marc e David. Il rapporto dei due con la natura è qualcosa di diverso dal fuoritempo della vacanza, così come dalla dimensione edenica di un rapporto diretto con gli elementi. Marc Recha è regista che respira nell'ombra anche quando si affaccia alla luce di ciò che accade, nutre il mistero della scomparsa come un atto di presenza assoluta e invisibile (la vera misura di Pau era proprio questa), che infatti reitera sul proprio corpo anche in questo caso, scomparendo letteralmente dalla scena del film, lasciando che David si spinga in una ricerca solitaria, che duplica la sua ricerca di Ramon e si risolve in un altrove inspiegabile, dove i due si ricongiungono. Non un film facile, Dies d'agost, non un film diretto, piuttosto un'opera che si stringe nell'implicito dire di un filmare che è ritmo e scansione. Un'opera che non risolve perché preferisce legare, perché il cinema di Marc Recha non è cinema che libera, ma che trattiene, sospende... E' cinema d'identità ombrosa, d'appartenenza, familiare: Marc, David e anche Pau (autore della colonna sonora) Recha, legami di sangue...
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