TORINO 24 - "Nacho Libre", di Jared Hess (Fuori Concorso)

La storia di un frate grassoccio messicano che si mette a fare il lottatore di wrestling, mascherato, di sera, per guadagnare qualche soldo in più da spendere per la mensa dei poveri orfanelli: Jack Black mette in mostra la sua leggerezza, seppure intrappolato nel suo corpo ingombrante, strumento di partenza della sua comicità e limite da travalicare

Alcuni straordinari momenti della filmografia di Jack Black lo vedono confrontarsi coi bambini: pensiamo allo strepitoso School of Rock di Richard Linklater e al sublime Amore a Prima Svista dei Farrelly Bros, in quella struggente, indimenticabile sequenza all'ospedale con le piccole vittime di ustioni gravi: due esempi per sottolineare la natura incredibilmente umana e genuinamente sentimentale del cinema di questo attore, che da sempre cerca e mostra la sua leggerezza seppure intrappolato nel suo corpo ingombrante, nel suo fisico che da sempre si fa strumento e punto di partenza della sua comicità, ma che Black sembra ogni volta voler tentare di superare come limite, per diventare corpo etereo di un cinema comico ma con un grande cuore, come quei momenti in cui lo sentiamo cantare (Black nella vita è leader della rock band Tenacious D) con una voce inaspettatamente bella e sottile (accade pure in questo film, seppure dopo un attimo la canzone si trasforma nell'ennesimo delirio demenziale...). Anche Nacho Libre mostra alcune sequenze coi piccoli protagonisti, gli orfanelli di cui il Frate Ignazio interpretato da Jack Black si prende cura nel suo monastero, dove si ritrovano tutte quelle sensazioni di calda dolcezza tipiche del suo volto strabuzzato, delle sue sopracciglia inarcate, dei suoi movimenti imprevedibili ma non privi di grazia: ma soprattutto, il film di Jared Hess (reduce dal successo di Napoleon Dinamite) mostra un nuovo tentativo da parte di Black di raggiungere una leggiadria senza peso e gravità, libera, volatile, volante - e le acrobazie impensabili nelle scene di lotta, o durante gli scontri con il compare di tag team Esqueletro ("non vinciamo mai gli incontri perché tu sei grasso!"), si fanno dimostrazione di un dualismo interno (voglia d'animo di spiccare il volo) che riflette e in un certo senso supera quello esterno, evidente, del frate grassoccio che si mette a fare il lottatore di wrestling mascherato di sera per guadagnare qualche soldo in più da spendere per la mensa dei poveri orfanelli. Dunque, la scena finale in cui El Nacho vola sul serio, dal paletto del ring sino al corridoio verso cui Ramses, il crudele luchador mascherato contro cui Ignazio è riuscito ad arrivare a battersi, sta correndo per scappare via, e il frate lo raggiunge con questo balzo lunghissimo ed elegantissimo, le braccia aperte a volo d'aquila e il corpo teso in avanti, diventa un'apertura emozionante verso l'utopia cinematografica del corpo etereo e volante: e lo scarto finale operato da Hess, con la storia d'amore platonico tra Frate Ignazio e Sorella Encarnacion (la bellissima Ana de la Reguera) resa impossibile dai rispettivi voti religiosi, e l'inquadratura su cui il film si chiude di Jack Black che guarda la donna amata con gli occhi disperati di chi non potrà mai averla, tarpa letteralmente le ali al volo spiccato in precedenza, riportando il fantastico-possibile cinematografico alla realtà. Detto questo, nonostante questo e forse anche per questo, Nacho Libre si dimostra alla fine comunque un'occasione sprecata: quella di un film ambientato nel variopinto e assurdo mondo della Lucha Libre, il pittoresco wrestling messicano fatto di baracconate, trovate ultrakitsch, ed eroi popolari da cartone animato (El Santo, Demone Blu...). E a conti fatti, le gag divertenti non vanno mai al di là di una comicità 'escrementizia' (vari peti, feci utilizzate in diversi modi, oggetti spaccati in testa o sulla schiena...) di matrice demenziale ma alla fine abbastanza risaputa.

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