TORINO 24 - "La vie privée", di Zina Modiano (Concorso Lungometraggi)

I personaggi di La Vie Privée sembrano in cerca di una liberazione che la regista e il suo script proibiscono loro, tenendoli incatenati in una predeterminazione senza via di scampo, come quella nebbia spessissima che circonda il film in un paio di momenti, e la sensazione nettissima è quella di soffocare. Al film di Zina Modiano, davvero, manca l'aria

E' probabile che La vie privée sarebbe potuto essere un bel film, se si fosse svolto in quella dimensione parallela in cui ogni tanto i personaggi della vicenda sembrano svanire, quando una strana e fitta nebbia sembra impadronirsi dei corridoi della casa dei protagonisti, e non si riesce più a vedere niente, come l'anziano padrone della villa "Vita Privata" dove si svolge il film che sparisce in spiaggia o mentre dipinge e ricompare un'inquadratura dopo, oppure uno dei suoi numerosi ospiti le cui vicende sono il fulcro della pellicola, lo scrittore Vaudrey, che ha un doppio praticamente a egli speculare che rimane in camera a scrivere racconti e poesie mentre il vero Vaudrey fa footing all'aria aperta o intrattiene i suoi compagni di vacanza. Invece Zina Modiano si disinteressa delle problematiche della sparizione, come se filmare una sparizione al cinema fosse una cosa da poco, e intesse un'opera prima che gioca il racconto di Henry James a cui si ispira come intreccio di storie, identità e innamoramenti chiusi in una sistematicità senza sbocchi o vie di fuga: appunto, come la sequenza in cui il vecchio Monsieur Mellifond tenta di scomparire dall'inquadratura mentre sta dipingendo, ma la sua figura non svanisce mai del tutto, si riesce sempre a scorgerla seppure sempre più trasparente, ma poi i suoi contorni tornano a essere delineati, come se fosse intrappolato in quella dimensione, impossibilitato nel suo vanishing act totale; oppure come la sequenza finale, con Maria, il più bel personaggio del film (interpretata dalla stella pop francese Marie Modiano), che scappa via verso l'orizzonte, ma non riesce a fuggire perché Sofiane, l'insopportabile protagonista, la bracca, le si getta ai piedi di corsa per bloccare la fuga della ragazza, la prende in braccio per riportarla indietro, e su questo fotogramma il film si chiude. Davvero, i personaggi di La Vie Privée sembrano in cerca di una liberazione che la regista e il suo script proibiscono loro, tenendoli incatenati in una predeterminazione senza via di scampo, come quella nebbia spessissima che circonda il film in un paio di momenti, e la sensazione nettissima è quella di soffocare - ecco, al film di Zina Modiano davvero manca l'aria.  Forse se le sequenze 'oniriche' e 'surreali' fossero state affidate ai disegni della regista, che prima di questo film d'esordio ha lavorato come illustratrice di libri per bambini, invece che venire realizzate addirittura con l'ausilio dell'effetto 'nightshot' della mdp (la visione 'a raggi infrarossi', in pratica...), La Vie Privée avrebbe potuto per qualche attimo trovare un po' di apertura, giusto un refolo di vento, un piccolo raggio di cinema. Ma il film si accontenta di questa dimensione, e non ne cerca altre, rinuncia ai giri di vite: Henry James questo proprio non lo approverebbe.

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