SPECIALE - "IL TEMPO DELLE MELE" - Sintesi differita di un decennio-cinema

Non le punte estreme del B-commedia-movie all'italiana, ma la dimensione essenziale - e riconoscibile - di uno stile di narrare e orchestrare i personaggi che oggi genera un'incredibile esperienza-straniamento

Fatalona-amante in boa di piume, cena luculliana. Lui, il marito fedifrago-impacciato, salta sul letto e di pancia cambia canale...Primo giorno di scuola. Il professore chiede informazioni sulle famiglie. 'I miei sono separati, metto l'indirizzo di mamma o di papà?' 'Anche i miei sono separati' 'E i miei si fanno le corna!'...risate generali...Buio in sala, gruppetto adolescenziale. Un buco fatto da lui sul fondo del cartone di patatine. Lei si alza e se ne va dicendo: 'Porco!'...Bambina intraprendente imbambolata dal padre dell'amica...Successione ritmata di cambi d'abito pre-grande serata, campo/controcampo tra chi si (tra)veste e chi promuove/boccia i look...Figlia che finge di baciare padre (sui pattini) per far ingelosire il ragazzo...Equivoci, ingessature finte, incidenti d'auto deliberati, tradimenti veri, finti e (tentate) riparazioni...

Che cos'è? Pierino? Viaggi di nozze? Tomas Milian? Un film della serie De Sica/Boldi?

E' Il tempo delle mele visto in differita ventennale da chi al momento giusto stava appena in piedi. Subito dopo l'inaugurazione delle gag marchiate Alvaro Vitali e un attimo prima che il B-commedia-movie all'italiana prendesse una piega patinata e d'ambientazione internazionale, proprio lì all'inaugurazione degli anni Ottanta c'è Sophie Marceau con il gruppo di compagni, i genitori in crisi, i modi di apparire che riconosco grazie a foto di classe di fratelli maggiori: il paradosso inconfondibilmente anni Ottanta dell'eccesso e dell'approssimatezza vestimentari, gli schemi di azione umoristica e i tratti di protagonisti goffi, improbabili, al limite del surreale, a cui il cinema-intrattenimento di quel decennio ci ha abituato così bene. Non le punte estreme di Pierino e co., ma la dimensione essenziale - e riconoscibile - di uno stile di narrare e orchestrare i personaggi che oggi genera un'incredibile esperienza-straniamento.

Perché è proprio là, 1981, che possiamo ritrovare, condensati in una pellicola, i segni filmici di un decennio. Tutti già anticipati, e ancora distanti da quel processo che fece sì che il mio primo film sentimentale fosse un improbabilissimo Piccolo grande amore, lontano anni luce dalle situazioni iperrealistiche di Il tempo delle mele, e che la mia prima scena di festa fosse di bambinetti infernali (uno dei tanti Delitti di Tomas Milian) e mai più di adolescenti, poi solo contorno di trenta e quarantenni da prendere di mira con le armi della "commedia".

E dopo la visione differita, quasi tutto il mio primo cinema (leggero ridanciano di cassetta), sembra già una citazione...

 

 

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