NORDSUDOVESTEST - Kiev città del cinema giovane?
Alla competenza dell'organizzazione del Molodist International Film Festival, recentemente conclusosi, si contrappone l'inospitabilità di strutture inappropriate. Grande spazio riservato al cinema esordiente di tutto il mondo (primo piano sull'Ucraina) ma anche ad Igor Savchenko, maestro della prima metà del '900 tutto da riscoprire...
Ha abbandonato la sua sede storica - il Dom Kino, la Casa del Cinema, edificio dotato di memoria ma anche di sempre piu' deficitarie condizioni tecniche di proiezione, vista la mancanza di rinnovamento degli impianti - per recarsi negli spazi esattamente opposti, come memoria e presente, nel senso di vivere ora il cinema, vale a dire in quelli di un multiplex creato all'interno di un enorme, e decisamente inospitale (al contrario dell'accogliente organizzazione festivaliera, costituita da uno staff sensibile e competente), edificio ultramoderno adibito a sale giochi (non un centro commerciale ma un insieme di set per videogiochi, biliardo, bowling, bar, musica invadente e onnipresente, monitor per spot e promozioni...).
Stiamo parlando del Molodist International Film Festival, storica manifestazione cinematografica che si svolge a Kiev (Kyiv), giunta quest'anno alla sua trentaseiesima edizione. Tre sale del multiplex Butterfly/Ultramarin (situato in una nuova area appena oltre la stazione ferroviaria), oltre ad alcuni cinema collocati negli spazi enormi del centro di una citta' di oltre quattro milioni di abitanti, immensa e affascinante, dura e seducente, hanno ospitato le sezioni del festival diretto da Andriy Khalpakhchi. In una citta' densa di tradizioni e memorie, e nel corso di una radicale trasformazione sociale, ha avuto luogo (dal 21 al 29 ottobre) un festival che guarda al cinema giovane, come spiega bene quella parola - molodist - che lo definisce fin dal titolo. Perche' il concorso e' riservato a lungometraggi di registi agli esordi. Perche' ampio spazio viene dato alla programmazione di cortometraggi e di film fatto da studenti. Provenienti da tutto il mondo, con proiezioni speciali riservate alla piu' recente produzione ucraina: di lungometraggio e cortometraggio, di documentario e di finzione.

E' stata (anche) la giornata della proiezione ufficiale di Anche libero va bene, unico lungometraggio italiano scelto per la competizione (presidente e' il regista John Irvin, della sua filmografia fa parte Hamburger Hill), ovvero l'opera prima di Kim Rossi Stuart, nervosa e in/stabile, che talvolta guarda al cinema familiare e massacrante di Maurice Pialat. Discreta accoglienza al passaggio nella sala principale del festival. A competere per il premio principale altri tredici film che in alcune occasioni hanno gia' trovato importanti riconoscimenti altrove, come il rumeno 12:08 East of Bucharest di Corneliu Porumboiu. O che si segnalano per la loro intensita' narrativa semplice e originale, come l'iraniano Poet of the wastes di Mohammad Ahmadi, a lungo collaboratore di Mohsen Makhmalbaf. E proprio il film di Corneliu ha saputo aggiudicarsi il Grand Prix della competizione internazionale. Ma il fiore all'occhiello di questa edizione sono state senz'altro le retrospettive e gli eventi speciali. La personale di Luchino Visconti, nel centenario della nascita. La proiezione di Ivan Franko di Timofei Levchuk, interpretato dal celebre regista e attore Sergej Bondarchuk, dramma storico-biografico del quale si festeggiano i cinquant'anni, essendo il film del 1956. Ma soprattutto, e in particolar modo per uno spettatore straniero, la sezione dedicata a "Igor Savchenko e i suoi discepoli". Ovvero a un regista che lavoro' negli anni Trenta e Quaranta, nato nel 1906 e morto a soli 44 anni nel 1950. Regista di formazione teatrale, quindi attore e autore di film, anche di propaganda, ma di straordinarie liberta' figurative, come si nota nel suo secondo lungometraggio Duma pro kozaka Golotu (Una ballata a proposito del cosacco Holota), del 1937, ambientato in un villaggio con un bambino che scopre nella rivoluzione e nell'arruolamento i segni per lottare per i giusti valori. E tra i "discepoli" di questo regista tutto da scoprire (purtroppo la sua retrospettiva e' stata relegata nell'enorme cinema di un antico edificio universitario completamente gelido, e dunque poco valorizzata, perche' le sale principali non hanno ritenuto "commerciale" e remunerativa una programmazione dedicata a un pioniere del cinema come Savchenko...) ci sono cineasti del calibro di Aleksandr Alov e Vladimir Naumov, di Sergeij Paradzanov e di Marlene Kuciev (che in Italia scoprimmo in una delle tante memorabili edizioni del festival Riminicinema).
Il sito ufficialeTutti i riconoscimenti del Festival
http://molodist.com/updir/molodist2006/molodist2006_mainjurydecision_en.pdf
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