Colori sovversivi - L'arte di Shirin Neshat e Shoja Azari
Abbiamo incontrato la vincitrice del Leone d'Argento a Venezia 66 e il marito, sodale di arte e di vita, all'inaugurazione della mostra dedicata alle loro opere di videoarte e fotografia presso la Noire Art Gallery di Torino
Si è appena aggiudicata il Leone d'Argento all'ultimo Festival di Venezia, e ora Shirin Neshat è di nuovo in Italia e per la precisione a Torino. Una città che nella sua carriera ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta. E' proprio grazie all'intuizione e al mecenatismo del gallerista torinese Marco Noire che Shirin Neshat è diventata una video artista prima e ora una cineasta di calibro internazionale.
Fu Marco Noire a scoprirla nel 1995 alla Biennale d'arte in Sud Africa. “All'epoca Shirin era sconosciuta, muoveva i suoi primi passi nel campo della fotografia. Iniziai a comprare le sue foto e piano piano fu io a incoraggiarla a darsi alla videoarte”. Così il suo primo successo Turbulent ebbe una “gestazione sabauda” che la portò a girare a New York. Il video è stato presentato a Madrid e nel 1999 ha poi vinto il Leone d' oro alla Biennale di Venezia.
Ma Turbulent segnò una svolta anche nella vita privata della regista. Mentre girava conobbe il marito, il compagno di una vita, Shoja Azari, che firma le sue sceneggiature, compresa quella di Women without men. I due ormai hanno avviato da anni un sodalizio artistico, che per la prima volta viene celebrato a Torino da una esposizione, inauguratasi il 25 settembre presso la Noire Art Gallery, alla loro presenza.
Incontriamo i due artisti al Circolo dei Lettori, lei vestita di nero, con piglio ieratico e con al polso un fiocco di raso verde acceso e lui grande affabulatore. Il verde è il simbolo della rivoluzione iraniana. “Anche l'estetica del colore può essere così pregnante e sovversiva, in certi luoghi” sorride la Neshat.
La coppia ormai vive da anni a New York, ma è molto attenta a ciò che succede Iran. “Attualmente in Iran si respira la voglia di un grande cambiamento democratico – ci racconta Shoja Azari – I ventenni e i giovani iraniani sognano una società diversa. Questa è la generazione di internet, dei viaggi. E' una generazione globale e ideologica, che scende nelle strade perché vuole un cambiamento radicale”.
E alla galleria Noire la coppia presenta le proprie opere che hanno una impronta più politica. Shirin Neshat ci parla di Munis. “E' una delle protagoniste di Women without men, a cui ho dedicato un video. Munis è una combattente in amore e nella vita, nell'attività politica”.
E a proposito di attivismo politico molto toccante è anche The final judgement del marito. Il video prende le mosse da un quadro della pittura tradizionale iraniana Coffe house painting. Durante le immagini di questo quadro si aprono delle finestre da cui lo spettatore vede delle scene di lotta realmente avvenute in Iran recentemente, che l'artista ha selezionato su Youtube. E' molto amara la loro riflessione, la cui cifra può essere contenuta in un altro video di Shoja Azari, che si svolge in un macello abbandonato in Marocco. Il video è fatto di carrellate lentissime lungo i corridoi, mentre fuori campo una voce recita una poesia sull'annientamento dell'uomo.
La mostra si conclude il 5 dicembre 2009.
Turbulent
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