BOLLYWOOD - I pezzi grossi deludono
Quello di aprile non è il mese più fortunato per il cinema: come in quasi tutto il resto del mondo, anche a Mumbai i titoli più attesi non hanno mantenuto le promesse. Sia l'action Prince che la commedia scolastica Paathshaala sono stati accolti tiepidamente dalla critica e dal pubblico. Per le loro giovani star Vivek Oberoi e Shahid Kapoor si tratta di uno stop, dopo i successi di Shootout at Lokhanwandala e Kaminey.
Quello di aprile non è stato un mese memorabile per Bollywood: tutti i film che si sono affacciati nelle sale hanno stentato ad incontrare i favori del pubblico, quando non si sono rivelati dei veri e propri tonfi commerciali. Del resto, anche in India – come in molte altre parti del mondo – questo è un periodo in cui l’industria cinematografica vive un momento di tradizionale ribasso, specie dopo i trionfi di 3 Idiots e di My Name Is Khan, produzioni ormai capaci di allargarsi persino ai mercati internazionali. Quindi, non sono mancati dei flop eccellenti, che hanno sorpreso un po’ tutti gli esperti del mercato. Il primo è stato sicuramente Prince, un action diretto dall’esordiente Kookie V. Gulati. Il ruolo del protagonista è stato affidato a Vivek Oberoi, che si rivelò al pubblico nel 2002 con Company di Ram Gopal Varma, un acclamato crime-movie che gli valse ben due Filmfare Awards (miglior esordio e miglior attore non protagonista). Proprio mentre era sul punto di ricevere una
consacrazione definitiva, le quotazioni dell’attore non sono mai esplose definitivamente, nonostante la sua partecipazione in un altro poliziesco come Shootout at Lokhanwandala, uno dei più grandi successi del 2007. L’eroe del film è un ladro che ha perso la memoria, subito dopo aver messo a segno il più grande colpo della sua vita. Sebbene non ricordi molto della rapina che ha realizzato, si ritrova inseguito sia dalla polizia sia dai più feroci gangster della città, come se fosse in gioco non solo la sua vita, ma il destino di tutta l’umanità. L’ambientazione semi-fantascientifica di Prince ha diviso la critica, che da una parte ha lodato il suo spiccato senso hollywoodiano, e dall’altra ha biasimato la sua inverosimiglianza: è l’ennesimo segnale di come il tentativo di Bollywood di realizzare prodotti adattabili alla scena mondiale non sia ancora stato accettato del tutto. Il pubblico ha reagito nello stesso modo: dopo un discreto avvio, uno dei primi ruoli da protagonista di Vivek Oberoi si è rivelato un mezzo fallimento, e a nulla è servito il vero e proprio harem di attrici che il film può vantare. Per tre star televisive come Aruna Shields, Nandana Sen e Neeru Bajwa – che qui avevano tentato
l’esordio – l’affermazione sul grande schermo deve ancora attendere. L’altra delusione di aprile è stata Paathshaala, remake hindi di un film in lingua marathi (una delle decine di idiomi parlati in India, ognuno con una propria cinematografia specifica). Dopo il clamore di 3 Idiots di Rajkumar Hirani, più volte decretato come miglior film di questa stagione, a Mumbai iniziano a proliferare i titoli di ambientazione liceale e universitaria. Il film di Milind Ukey è incentrato sul modo poco ortodosso con cui una scuola tenta di attirare su di sé l’immagine pubblica, offrendosi come scenario per reality televisivi, fino al punto di snaturare i propri studenti e di creargli dei problemi attitudinali. La coppia di professori composta da Shahid Kapoor e da Ayesha Takia – entrambi reduci da due dei più grandi exploit del 2009: lui era la star di Kaminey, lei si era fatta notare in Wanted – cercherà di impedire la trasformazione dell’istituto con gli stessi mezzi: attirando l’attenzione dei media e dell’informazione sul tentativo di snaturare l’istruzione e trasformarla in un centro commerciale. Nonostante l’impegno civico, il film non ha convinto molto il pubblico, che si è trascinato al cinema pigramente, come se non avesse una scelta migliore, e ancora meno la critica, che ne ha denunciato lo svolgimento avaro di sorprese (l’unica è che non c’è il previsto love affair tra i due insegnanti).
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